notizie sparse e ritrovate 3

Due puntate fa ho riportato il nome di Mariano Liano.
Ebbene, secondo questo professore di storia, dopola caduta del governo Perón, Hitler fu costretto ad entrare in Paraguay dal sud del Paese, attraverso la città argentina di Posadas per giungere alla località di Encarnación, attraversando il fiume Paranà, per poi rifugiarsi nel Dipartimento di Itapúa. Come segnalato, Hitler avrebbe alloggiato nella casa di Alban Krug, un fanatico nazista, commerciante della colonia tedesca Hohenau, a Itapúa. Più tardi, sarebbe transitato per Cordóba.

Un particolare da non sottovalutare.
La casa per un probabile alloggio del Fuhrer doveva avere, secondo me, determinati requisiti. O doveva essere totalmente sgombra o comunque doveva garantire:

  1. una certa sicurezza, per essere abbastanza fuori dai grossi centri abitati e, altresì, lontano dalla vista di curiosi;
  2. abbastanza spazio per alloggiare moglie e guardie del corpo (almeno 3, fino al 1965);
  3. sufficiente personale per servire gli ospiti con tutti i servizi;
  4. spazio sicuro per custodire averi e documenti che il Fuhrer desiderava tenere estremamente riservati.
  5. una via d’uscita sicura, in caso di pericolo.

Queste sono caratteristiche non certo comuni in tutte le tenute, quindi la scelta, una volta effettuata, doveva diventare stabile per un certo periodo.

Nel caso specifico, il lettore noterà che le case “sicure” possono esserlo per diversi personaggi di alto livello. Qualche anno più tardi, la località in esame sarà rifugio anche per Bormann.

Per il web, ho trovato che Hitler aveva contatti diretti con persone del Paraguay già da prima della guerra. Ciò è dimostrato dai figli di persone che rivelano che queste informazioni sono all’ordine del giorno – all’epoca furono segrete – ma oggi se ne può avere accesso, in certi circoli, con una certa facilità e la gente ne parla con naturalezza, senza alcun segno d’inquietudine o preoccupazione nel diffondere informazioni così significative, in completa antitesi con la Storia ufficiale (1 – 23).

Cìè da segnalare, per essere corretti, che tutte le informazioni fornite possono essere inesatte, travisate, romanzate, ecc., perchè, soprattutto in un caso di riservatezza 3, applicato ad un tizio che aveva appena perso la guerra e ricercato in tutto il mondo, non ci si arriva mai troppo vicino. La gente, se vuole, ti nasconde benissimo e ti protegge.
Succede anche oggi e non potrebbe essere altrimenti.
Oltretutto, è mia convinzione, oggi si conosca solo il 5% della verità sulla fuga di Hitler; vuoi perchè siamo fuori tempo massimo, vuoi perchè i figli di chi sapeva sull’argomento stanno ancora zitti. Quasi tutti.

Poi, nel quadro d’insieme del periodo, c’è da considerare l’intervento degli Stati Uniti su tutti gli stati americani affinchè interrompessero tutti i rapporti con l’Asse. Su ordine del presidente Roosevelt, i servizi segreti americani inventarono ed attuarono vere e proprie campagne di disinformazione, diffondendo l’idea che la Germania volesse impadonirsi di tutta l’America e che aveva già il controllo di Argentina, Brasile e Cile. Per convincere l’opinione pubblica, vennero usati dati falsi che irritarono ampi settori delle società di questi Paesi e si organizzarono, tramite stampa locale, vaste campagne di propaganda.
E questo rappresentò un ulteriore pericolo per Hitler ed il suo entourage, anche se, in realtà e fuori dai grossi centri abitati ed in certe zone del Brasile, dell’Argentina, del Cile, queste notizie arrivavano in ritardo o non arrivavano affatto. Oppure non interessavano.

Dal 1942, gli USA fornirono al solo Brasile, per convincerlo, 1100 aerei da addestramento e da combattimento, idrocarburi e altre materie prime.
E l’aspetto economico invita spesso ad essere gentili con chi offre.


novità Team557

 

ho aggiornato le pagine di Servizi speciali e Working on Hitler.


notizie sparse e ritrovate 2

Parlo ancora di Tilch. Il giornalista (incredulo).

Riguardo al Fuhrer, Janz disse a Tilch di aver conosciuto un tedesco che era certo di aver visto Hitler ed Eva Braun alla grande festa annuale dell’Associazione Tedesca di tiro sportivo di Alto (“Verein Patria”) organizzata nel 1968. A quel tempo, Janz aveva un ruolo importante, era capogabinetto dell’ambasciatore Hubert Krier.
Tutti gli anni il club organizzava un evento che includeva un concorso di tiro cui prendevano parte i veterani di guerra nazisti.
Il tedesco gli confidò che qualche anno prima Hitler “arrivò accompagnato da una famiglia tedesca e da una donna dai capelli rossi di circa 50 anni.
Lui indossava un abito con cravatta e lei splendeva in un vestitino grigio
“.
Il testimone raccontò che riconobbe subito Hitler, nonostante i capelli molto corti e l’assenza dei baffi.
Quando arrivò alla festa non tutti sapevano si trattasse del Fuhrer, poi fu salutato militarmente dai vecchi nazisti e lui ricambiò con un saluto, uno per uno, i suoi vecchi camerati stringendo loro la mano, in silenzio.
Non rimase molto, salutò molti e se ne andò. Dopo poco la notizia si sparse a macchia d’olio fra i presenti e suscitò una grandissima emozione. “Giorni dopo Hitler arrivò a sorpresa con un’auto ufficiale del governo e la scorta militare. Indossava una giacca e un berretto da paracadutista. La scorta però non permise che la gente si avvicinasse e per questo motivo fu possibile vederlo solo da una certa distanza. Ma era lui“.

Sembrerebbe che la polizia paraguayana avesse i documenti relativi a tutti i rifugiati tedeschi presenti in Paraguay, incluso quelli di Hitler, conservati nel seminterrato del Ministero degli Interni. Quando ci fu il colpo di Stato contro Stroessner, nel 1989, tutti i documenti sparirono e vennero nascosti; gran parte ricomparirono anni dopo nel commissariato di Lambaré. Poi ri-sparirono definitivamente.
Un’altra testimonianza racconta di aver visto Hitler ad un incontro di tedeschi e militari nella località di Villa Elisa, nella casa di una coppia tedesca. Si ricorda che la padrona, scrittrice famosa, accolse il Fuhrer nella propria dimora e sembrò essere una cara amica di vecchia data di Hitler e di sua moglie.
A questo proposito, Tilch aggiunse che la cariche più alte del nazismo non comprarono mai casa, “vivevano sempre in proprietà in affitto o in case date in prestito da amici. Quasi tutti riscuotevano pensioni dalla Germania come ex-funzionari di Stato. La maggior parte arrivarono soli e alcuni di loro sposarono donne paraguayane“.
Secondo i pareri di molti, lo stato di salute del Fuhrer, in linea di massima era buono, fatta eccezione per i dolori propri dell’età, e la fisionomia – senza baffi e quasi calvo – coincide con le descrizioni giunte da altri avvistamenti.
Quindi, sono balle quelle che lo davano per spacciato per le presunte droghe di Morell e le altre anfetamine. Nessuno ha più notato nemmeno il tremor nella mano che scatenava la frettolosa diagnosi del Parkinson. Niente di tuttociò. Almeno fino al 1970.

 

non ho ancora finito.


Notizie sparse e ritrovate

Rovistando nella rete, fin negli interstizi più profondi, ho recuperato notizie insperate che provvedo subito a pubblicare.
L’argomento è sempre relativo all’esilio di Hitler e alle testimonianze a sostegno del suo esilio.
Nel frattempo, in tutti i documentari presenziati dagli storici più accreditati (perlomeno, televisivamente), si dice sempre che il Fuhrer si è sparato nel bunker… Va bene.

Un preambolo.

Alla caduta di Juan Domingo Peron, nel 1955, molti nazisti preferirono lasciare l’Argentina e andare a vivere in Paraguay. Si pensi che lo stesso Peron, prima della rivolta che lo depose, optò per fuggire su una nave paraguayana con rotta su Asunción, capitale del del paese limitrofo (in seguito proseguirà il suo cammino verso il centro America e poi in Spagna).
In quegli anni, Paraguay e Cile erano i Paesi più sicuri per i nazisti del continente sudamericano. Stroessner mantenne rapporti molto stretti con gli Stati uniti, da cui riceveva denaro (molto denaro) e aiuti militari per mantenere la sua politica anticomunista (un problemone pressante in quei giorni). Tuttavia, nonostante il sostegno, il dittatore non permise mai che gli americani interferissero direttamente e pesantemente con il suo governo. Per questo non era un alleato facile e gli americani trovarono più facile e comodo organizzare un colpo di stato per destituirlo, appunto nel 1989.
Risulta noto che Stroessner diede rifugio a nazisti del calibro non solo di Martin Bormann, Hans Rudel, Otto Skorzeny, Eduard Roschmann e Joseph Mengele, ma probabilmente anche Hitler e sua moglie.

Rainer Tilch.

E’ un giornalista tedesco-paraguayano che sa molto della permanenza di Hitler in Paraguay (mai nome fu più indicato…). Le sue argomentazioni si basano sulle testimonianze del professor Karl Bauer, un anziano scienziato tedesco morto nel 1995; di Hermann Rademacher, tedesco residente a Caucapé, assassinato nel 2001 nel Chaco; e di Helmut Janz, un mennonita, funzionario dell’ambasciata tedesca e direttore del periodico Neues fur Alle, morto nel 2007.
3 testimonianze confermate, alle quali si aggiunge anche l’intervista al prof. Mariano Liano, autore del libro sulla vita Hitler in Paraguay.
Nel 1990, Tilch ricevette informazioni dal professore ornitologo Karl Bauer che sosteneva di conoscere la storia di Hitler, soprattutto grazie ai tedeschi della regione di Altos, in particolare perchè uno di questi giurava di essere stato personalmente alla presenza del capo nazista. Tich ricorda: “una sera stavamo parlando degli aspetti militari della Seconda Guerra Mondiale quando lui (Bauer), all’improvviso, mi disse che tutte le storie sul suicidio di Hitler erano clamorosamente false. Hitler controllò, come tutti i governanti, gli ultimi mezzi disponibili per scappare e ne fece uso. Scappò in Argentina e, più tardi, venne in Paraguay“.
Dato che Tilch gli rispose di non credere a questa versione, Bauer con enfasi ribadì: “se non ci credi ti presento alcuni vecchi tedeschi che ne sanno molto più di me al riguardo ed in particolare uno che conosceva personalmente il Fuhrer. Passa da me una domenica e ti porto ad Altos“. Poi Tilch ancora oggi si rimprovera di non essersi accordato con Bauer per far visita a quel tedesco che diceva di essere stato vicino di casa del leader nazista in Paraguay, a 50 km da Asunción., a Caucapé, capitale del dipartimento della Cordigliera.
Questo tedesco si chiamava Rademacher e disse che “aveva una piccola agenzia immobiliare che vendeva fattorie e tenute agli stranieri e amministrava le proprietà in loro assenza. Aveva quindi molti contatti in questa bellissima zona, fino al lago Ypacarai, dove si assicurava che Hitler aveva vissuto in Cordigliera, vicino a Caucapé, e che aveva amicizia con alcune famiglie tedesche della zona”.
Tilch spiegò: “all’epoca ero molto scettico. Così ho preferito non offenderlo e parlai di altre cose, lo salutai e andai a casa. Adesso lo rimpiango perchè il sign. Rademacher è venuto a mancare“.
Rademacher morì assassinato da un ubriaco che gli sparò a bruciapelo a Transcacho. Si disse anche che fu una punizione per aver parlato di Hitler.
A proposito della testimonianza di Helmut Janz, Tich ricorda che Janz disse che negli ’60 doveva far visita a diversi anziani tedeschi residenti in Paraguay per consegnare loro denaro proveniente dalla Germania.
Si trattava delle “pensioni di guerra” non ufficiali, visto che questi personaggi, porobabilmente per il loro passato non potevano figurare come pensionati nelle liste pubbliche del governo tedesco, ma, ad ogni modo ricevevano con discrezione le loro pensioni, finanziate da fondi riservati. Ed uno di questi aveva il grado di “Riservatezza 3“, ovvero, il massimo riguardo ai dati personali, secondo il codice segreto usato a quei tempi dalla diplomazia tedesca, secondo le rivelazioni di un diplomatico.
Era un uomo di bassa statura, ammalato di cancro alla prostata allo stato terminale, che viveva ad Asunción e stava sempre a letto, alzandosi solo per andare in bagno. Quando morì, nel 1971, l’ambasciata si occupò della sua sepoltura e poi bruciò tutti i documenti relativi all’uomo. La distruzione segreta dei documenti relativi sembra essere stata una costante dei tedeschi. Nel 2007, il servizio di spionaggio tedesco all’estero (BND) distrusse centinaia di atti relativi al passato nazista di moltissimi esponenti. Circa i criminali di guerra è noto, per esempio, che 581 pagine sull’ufficiale delle SS Alois Brunner – collaboratore di Adolf Eichmann – vennero distrutte dal BND fra il 1994 e il 1997 (Spiegel Online 30/11/11). Il servizio di spionaggio all’estero ingaggiò centinaia di esperti nazisti che avevano fatto carriera nelle SS o nella Gestapo, come Klaus Barbie o Walter Rauff, erano stipendiati regolarmente dal BND (Der Spiegel 20/01/11 e 27/09/11).

Bormann.

Era arrivato in Paraguay nel 1956 e visse, per un paio d’anni, nella proprietà di Alban Krug, a Hohenauen, una regione dell’Alto Paranà.
Nel 1958-59 venne assistito, a causa del suo stato di salute dal dottor Joseph Mengele, latitante della giustizia, anche lui stabilitosi in Paraguay. Quando qualcuno moriva, Janz aveva il compito di raccogliere tutti i registri e i documenti relativi ad essi ed inviarli come “caso chiuso” in Germania.
L’anno successivo della sua morte in Paraguay, nel 1971, il cadavere di Bormann “ricomparve” a Berlino e la giustizia decretò che era morto nel 1945. Il suo corpo, sepolto dapprima nel cimitero di Ita, poi riesumato per essere trasferito in Germania, dove fu inscenato il “ritrovamento” dello scheletro. La cosa è testimoniata anche nella serie televisiva Hunting Hitler, descritta e commentata ampiamente in questo blog.

Far morire “per decreto” Bormann” nel 1945, permette di nascondere tracce di avvenimenti – che coinvolgono imprenditori, molitari e funzionari nazisti di alto livello – avvenuti dopo la fine della guerra. Una trama oscura di interessi, intrighi e affari che, se Bormann fosse davvero morto nel 1945, non avrebbero mai potuto verificarsi.

 

non ho finito.


FuhrerBunker escape

ragionamento molto personale.

Beh, se il bunker del Fuehrer non avesse avuto più vie previste per la fuga sarebbe stato come in una trappola per topi, il che avrebbe in primis offeso l’intelligenza del dittatore, paranoico com’era della sua sicurezza, in seconda analisi, sarebbe stata una vera dimenticanza in fase di progettazione. Se in quei giorni di aprile, mentre Berlino era invasa dai sovietici, sarebbe stato davvero stupido aspettare maliconicamente la fine senza fare nulla, anche per uno scollegato dalla realtà.
E questo mi sembrerebbe ora un romanzo di bassa lega *.
Oggi è stato rivelato che un gruppo di ragazzi studiosi ha individuato che un’altra quinta uscita segreta del bunker sia stata incredibilmente ignorata dai russi nella loro ispezioni, durate per giorni e giorni. Ma dai!
La notizia ci è giunta tramite la serie di Hunting Hitler (12° puntata) ma in realtà era un segreto di Pulcinella: la cosa si sapeva dagli anni 70.
Poi la cosa non è trapelata per diversi motivi:

1) perchè non è mai stata premura dei tedeschi far sapere cosa ha fatto o non ha fatto il loro Fuehrer (e poi, meno se ne parla e meglio è – soprattutto in Germania, dove credo sia anche reato o, perlomeno, poco opportuno);
2) perchè ci si attiene sempre e comunque alla storiografia ufficiale, per motivi, a loro volta diversi;
3) per non far fare ai sovietici del tempo la figura dei cioccolatai (chiedo scusa ai produttori di cioccolata e affini);
4) perchè erano già state vagliate già altre 4 uscite possibili dal bunker e giudicate improponibili dato che le loro uscite erano sorvegliate da giorni. Così è scritto nei rapporti depositati.


Una domanda. Come avrebbero potuto fare a sapere delle uscite del FuhrerBunker se non erano mai stati in zona prima di allora? Avevano forse fatto parte del team costruttivo dei carpentieri del Reich? Mah!

Comunque della 5° uscita si sapeva eccome.
Il team di Baer (quello di Hunting Hitler) l’ha tirato fuori come novità eccezionale ed assoluta , ma non lo era.
Lo stesso sistema di uscite di sicurezza era di sistema, per così dire, nella costruzioni dei bunker per il Fuhrer in ogni luogo: nei vari livelli all’Obersalzberg, nel centro Riese in Polonia, ecc.; è impensabile pensare di costruire un rifugio che non preveda uscite d’emergenza, figuriamoci per quello di una persona così attenta alla sua sicurezza.
Una cosa voglio dire: la quasi totalità delle informazioni in possesso ai russi sono state fornite dai tedeschi stessi perchè nessuno ne sapeva nulla, quindi tutto quello che hanno saputo lo hanno appreso da Linge e da Gunshe, prigionieri per 11 anni e forse più.
Fossi stato in loro, con le loro confessioni ci avrei fatto un best-seller in voga per decenni.

Ma poi è davvero possibile pensare che Hitler abbia potuto aspettare fino all’ ultimo momento, impassibile, magari fino al 29 aprile 1945, dopo che la sua fuga era stata minuziosamente pianificata in gran segreto sin dal 1943 (dopo gli episodi di El Alamein e Stalingrado)? Dai!
Ma sarà volato via il 28 o il 29, al massimo! Con tutti i capitali immensi che aveva, tra quelli guadagnati e quelli trafugati, chi glielo faceva fare di farsi torturare dai russi?

 

* Dettagli (quasi segreti).

Lenny DePaul, coinvolto nella serie Hunting Hitler, ha incontrato a Berlino Christoph Neubauer, perito forense, considerato il massimo esperto del bunker di Hitler. Nella foto sotto, sono indicate le 4 uscite conosciute e scoperte alla fine del conflitto, nel 1945.


Ma esiste anche una 5° uscita segreta, ignorata dai russi, rivelatasi negli anni 70 ma scoperta solo recentemente. E di estrema importanza per la ricerca della fuga.


A 20/25m dal bunker è stato scoperto un nuovo tunnel, al tempo quasi invisibile, che conduceva anche ad un ulteriore rifugio.
La scoperta fu scatenata da una foto americana, ritrovata per caso, che mostrava l’ingresso di un tunnel che sembrava non condurre a nulla. E invece…


In pratica, si doveva uscire dal bunker (lato sud), camminare per alcuni metri e si poteva entrare in quel tunnel che conduceva alla pista di decollo creata per il Fuehrer.


Ancora prima, l’informazione che ha lanciato un’indagine ulteriore è stata la rivelazione di un pilota della Luftwaffe, tale capitano Peter Baungart, articolo del 2016, che dichiarò – sotto giuramento -, di aver trasportato Hitler in aereo il 29 aprile 1945 (non viene rivelato dove).
E viene portato alla luce anche il fatto che il giorno prima (il 28 aprile) i tedeschi contrattaccarono pesantemente per liberare la possibile pista di decollo del Fuehrer e ci riuscirono.
La pista di decollo, di emergenza, fu ricavata dal viale del Tie Garden dal quale erano stati tagliati tutti gli alberi ed i lampioni per far spazio all’/agli aerei.

Da non sottovalutare la testimonianza straordinaria dell’ammiraglio nazista Karl von Puttkamer, il quale raccontò che il 21 aprile otto o dieci aerei decollarono dagli aeroporti di Staaken e Tempelhof in direzione sud. L’aereo dell’ammiraglio decollò da Staken, tutti gli altri da Tempelhof. Dai registri di volo degli aerei che abbandonarono Berlino, risulta che, oltre ai piloti e ai militari, c’erano almeno 16 passeggeri. Il primo aereo, inoltre, era stato caricato con gli effetti personali di Hitler.

Libro di Christoph Neubauer che aiuta a smentire la tesi di Hoover, secondo la quale, la convinzione nasceva anche dal fatto che il dittatore russo Stalin il 31 luglio del 1945, durante l’incontro di Postdam con il presidente americano Harry S. Truman e con il ministro statunitense James F. Byrnes, presenti il primo ministro britannico Clement Attlee e il ministro degli Esteri sovietico Vjaceslav Molotov, aveva dichiarato con molta fermezza “Hitler non è nelle nostre mani”.

E disse apertamente che, secondo lui,
il dittatore era chiaramente fuggito.


3 settembre 1943. cronaca

3 settembre: venerdi.

  • ore 4: Castellano invia un sollecito a Roma
  • ore 14: arriva una prima risposta:   è giudicata insufficiente dagli alleati.
  • ore 17: arriva finalmente la conferma ufficiale dei poteri a Castellano.
  • ore 17.15: avviene la firma ufficiale.
  • Le modalità di esecuzione sono concordate.
  • Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Sempre secondo gli scritti di Marchesi:
Passammo la prima notte in bianco. Alle 4 Castellano decise di inviare un sollecito, un telegramma a Badoglio. Passammo l’intera mattinata del 3 settembre senza notizie. Snervante. Nel primo pomeriggio fummo convocati nella grande tenda delle riunioni del comando alleato…
il generale alleato Smith continuava ad essere otttimista.
Poco dopo ci venne data la notizia di un telegramma giunto da Roma a firma Badoglio. Il Maresciallo dichiarava che l’accettazione dell’armistizio era già avvenuta con il precedente telegramma.
Di colpo la riunione fu sciolta e noi ritornammo nella nostra tenda.
A Roma forse non avevano capito e sembrava che tergivesasssero ancora.
Soltanto alle 17 venne da noi De Hann, raggiante e disse: “hanno accettato!” e lesse il telegramma che delegava Castellano alla firma.

Da uno scritto di Zangrandi:
In una tenda militare piantata in mezzo all’uliveto, ove c’era un tavolo da caserma coperto da un panno, con due posacenere, due boccette d’inchiostro e un telefono da campo, presero posto tutti.
Vestito di nero, con cravatta nera e occhiali neri, giunse Castellano che girò intorno al tavolo e andò a sedere su una sedia sul lato estremo.
Sul suo capo penzolava una lampada protetta da un barattolo.
Ricevette le due pagine dattilografate contenenti le clausole armistiziali dell’armistizio corto. Dal taschino della giaca a doppio petto, dalla quale spuntava per due dita un fazzoletto bianco, il delegato italiano trasse la stilografica e firmò.
Il generale Smith e l’interprete Montanari stavano alla sua destra e guardavano di sopra alla spalla, mentre fotoreporter e cineprese fissavano quelle immagini. Non appena Castellano ebbe firmato per conto di Badoglio, Smith, in tenuta kaki, con pantaloni corti, in maniche di camicia, firmò lentamente per conto di Eisenhower, presente.
Quest’ultimo si avvicinò a Castellano e gli tese la mano, senza parlare.
Qualcuno trasse una bottiglia di whisky e si bevve, ma non vi firono brindisi. All’uscita della tenda, Eisenhower staccò un ramoscello d’ulivo e lo gettò in aria. Poi si affrettò a impartire l’ordine di stop a 500 bombardieri che si accingevano a raggiungere Roma.
Eisenhower non volle firmare personalmente l’accordo conclusivo di quello che aveva definito un crooked deal: uno sporco affare“.

Da un estratto degli scritti di Eisernhower:
L’Italia era in una posizione militare diversa da quella della Germania del 1945, completamente battuta sul terreno delle armi. Questo non era il caso dell’Italia: essa aveva ancora grandi forze armate in campo.
Le sue forze nella Penisola erano numericamente superiori a qualsiasi forza che gli Alleati avrebbero potuto portare contro di esse. E quantunque il loro morale fosse scosso e la loro qualità scadente, le truppe tedesche nel Paese erano sufficienti ad irrobustirle.
La resistenza certamente era ancora possibile (Resistance was certainly possible), Gli eventi dei successivi 21 mesi dimostarono che le sole forze tedesche furono sufficienti ad imporre un ritardo molto serio alle forze alleate.
Vi erano veramente – e continuamente – voci di disordini in città del nord Italia sparse da “politicanti italiani in esilio”, probabilmente comunisti, che si accreditavano il merito di aver fatto cadere Mussolini attraverso disordini.
Ma queste voci, si sapeva benissimo come fossero grandemente esagerate.

Un riferimento ad avvenimenti successivi dimostrerà una volta in più la scarsa importanza di questo fattore:
nessun disordine tra i civili ha avuto mai un ruolo apprezzabile nel diminuire la capacità di resistenza dei tedeschi in Italia.
Nasce da queste considerazioni di Alexander il verbo famoso: to Badogliate
che avrebbe accompagnato per anni i nostri soldati.
Il significato? tradire con furbizia, scioccamente! Un esempio di cinico e spietato sarcasmo inglese? Sicuramente sì: difficile però dargli torto.

Le intese operative prevedevano:

  1. il Governo italiano sarebbe stato informato sulla esatta data del giorno G e cioè il giorno successivo allo sbarco di Salerno;
  2. il giorno G dalle 11,30 alle 12,45 avrebbe trasmesso due brevi comunicazioni sull’attività dei nazisti in Argentina;
  3. alle 18,30 dello stesso giorno Eisenhower e Badoglio avvrebbero simultaneamente annunciato via radio la firma dell’armistizio;
  4. la sera del giorno G sarebbe stata lanciata su Roma la 82° divisione paracadustisti americana.

Castellano avrebbe dovuto:

  1. annientare l’operatività delle batterie contraeree italiana durante il lancio;
  2. segnalare le zone di lancio con i convenuti segnali luminosi;
  3. di fare trovare sul posto i mezzi di trasporto per l’intera divisione.

L’operazione si sarebbe chiamata  Giant2.

In ogni caso, ci sono sembra che gli italiani non la conoscessero affatto e che gli alleati, in base all’armistizio “corto” l’avrebbero decisa e comunicata, a loro discrezione, praticamente, senza preavviso alcuno.

Intanto Mussolini vive il suo quarto e… penultimo trasferimento.
dalla villa di Assergi viene portato a 2112m di Campo Imperatore, dove viene sistemato in un alloggio al secondo piano, con porta chiusa e sorvegliata da guardie numerose e attente.

Nota.
Nessuno ha mai comunicato ufficialmente a Mussolini il suo stato di prigionia.
Il Duce ha dovuto evincerlo dalle sue limitazioni e privazioni.

 

I responsabili politici del momento, con incredibili ritardi si macchieranno di una serie di comportamenti, per molti versi codardi e vergognosi, per alcuni soltanto inefficaci e contradittori, che renderanno tragica e devastante la conclusione dell’intera vicenda.


2 settembre 1943. cronaca

2 settembre: giovedi.

  • Castellano torna a Cassibile con Marchesi.
  • Il tema delle credenziali.

Queste sono le trentasei ore prima della firma dell’armistizio italiano.
Dagli scritti di Marchesi:
La sera del 1° settembre il generale Castellano mi chiamò e mi disse che l’indomani mattina sarei andato con lui al comando alleato. Alle 7.15 del 2 settembre, con un trimotore S79, aereo personale del Capo di S.M.G., decollammo da Guidonia dicendo che andavamo in Sardegna. Appena in quota cambiammo direzione e ci dirigemmo a sud. Pilotava il maggiore Vassallo che era il pilota personale di Ambrosio. Con noi era anche il console Franco Montanari che fin dal viaggio a Lisbona aveva sempre accompagnato Castellano in qualità di interprete. Vicino alla Sicilia cominciammo a scendere bassissimi perchè almeno le batterie costiere, certamente avvertite, ci riconoscessero… In abiti borghesi, noi quattro, Castellano, Vassallo, Montanari ed io raggiungemmo i generali americani e ci dirigemmo su una seconda pista dove ci fecero salire su un aereo giò pronto.
Atterrammo su una pista militare, nei pressi di Cassibile.

Al suo arrivo Castellano venne invitato a presentare le sue credenziali.
Per firmare un documento contrattuale a nome e per conto di un terzo bisogna dimostrare di avere la procura, i poteri di firma delegati da poteri governativi.
Castellano reagisce reagisce alla richiesta dicendo:
Ma non era prevista alcuna firma!” e nelle sue memorie addebita il “momento di empass” a Badoglio e Guariglia.
Il generale inglese Jackson, addetto allo S.M. di Alexander, fornì una strana interpretazione dello stupore di Castellano:
Badoglio sperava ancora che gli alleati non avrebbero ancora insistito sulla resa incondizionata. A suo modo di vedere la collaborazione militare italiana con gli alleati sarebbe bastata a far riconoscere di fatto la resa dell’Italia e la rottura con il fascismo“.
Speranza folle e vana. Gli americani avevano organizzato tutto per la firma alle ore 17: Alexander ed Eisenhower erano attesi per quell’ora a Santa Teresa Longarini. Il disguido legale creò una situazione di imbarazzo, di ulteriore diffidenza, quasi di scherno.
So che non avete i pieni poteri e questa è una situazione molto buffa di trattare da parte del vostro Governo“.

Gli eccessivi tentennamenti di Badoglio, la mancata consegna dei pieni poteri ai nostri emissari non fecero altro che aumentare la diffidenza sulla nostra buona fede e sulla nostra reale volontà di chiudere l’accordo.

Intanto, la giornata si svolgeva con gli italiani richiusi nella tenda, come progionieri. Per tutto il giorno.
Si era in attesa di una risposta da Roma per la consegna ufficiale dei pieni poteri e la conferma non arrivava.
Alexander si mostrò molto preciso sul da farsi: “In caso di mancata sottoscrizione riprenderemo i bombardamenti sull’Italia da domani…“.
Durante quella notte nessuno dormì.


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