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storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra.

9 settembre 1943. cronaca

9 settembre: giovedi

  • ore 20: Ambrosio invia un fonogramma a Kesselring perchè faccia cessare ogni atto di ostilità tra le truppe al fine di evitare un vero e proprio conflitto tra i due eserciti (Kesselring accetterà la richiesta interpretandola a suo modo. Farà cessare ogni conflitto che non gli avrebbe portato vantaggi concreti, lasciando cioè la discrezionalità ai comandi sul campo di cessare i combattimenti perchè in qualche modo gli italiani DOVEVANO pagarla…).
    Per esempio, non cessarono mai le ruberie tedesche, il cui ordine – disse – era arrivato da Berlino ed era inappellabile. Figuriamoci.
    Intanto, i primi mezzi da sbarco alleati toccano terra, sotto un pesante fuoco nemico. Ma non dappertutto.
    I comandi italiani periferici chiedono a Roma come possono comportarsi: chiedono conferma dell’ordine di esecuzione della memoria OP44.
    Roatta ed Ambrosio non si assumono la responsabilità di darlo:
    Badoglio dorme tranquillo e nessuno lo sveglia. L’ordine così non sarà mai dato fino all’11 settembre… e da Brindisi, dopo che il Re se l’era squagliata ed il nostro esercito si era praticamente dissolto!
    Dal libro di Kesselring:
    Sapevo ora quali disposizioni prendere: accelerare la ritirata dalla Calabria delle due divisioni, pur cercando di ritardare la marcia di Montgomery, sfruttando le risorse del terreno montuoso; chiarire rapidamente la situazione a Roma, inviando le forze diventate così libere a sostegno della 10°armata nell’Italia meridionale; inviare le divisioni d’attacco nel settore di Salerno, dove la costa era già difesa dalla 15° divisione di granatieri corazzati e dai reparti della 16° div. corazzata… La rinuncia al lancio di truppe aerotrasportate alleate allegerì la situazione nei dintorni di Roma, perchè le divisioni italiane, sebbene superassero del triplo le nostre i notri effettivi, non rappresentavano un vero pericolo: una loro azione avrebbe però potuto ritardare l’invio di rinforzi alla 10°armata sul fronte di Salerno -.
  • ore 3: la squadra navale da battaglia di LaSpezia lascia il porto, al comando dell’ammiraglio Bergamini, con rotta verso la Maddalena.
    Intorno a Roma, a nord la 3°divisione Panzer Granadier aumenta la pressione contro l’Ariete;
    a sud la 2°divisione paracadutisti avanza verso la div. Piacenza ormai disgregata e combatte con la Granatieri di Sardegna. Ormai la speranza di una ritirata tedesca “indolore” lascia il campo alla “paura“.
  • ore 4: colloquio Roatta-Carboni: – la situazione è compromessa: non possiamo durare più di 24 ore. I tedeschi sono a Tor Sapienza, sulla Prenestina, a 8 Km da S. Pietro. Roma è accerchiata almeno da 3 punti cardinali: i tedeschi sono minacciosi a nord, attaccano a sud e avanzano ad ovest -.
    Roatta riferisce ad Ambrosio il fosco quadro della situazione: viene esclusa la fuga e Roatta assume il comando della difesa di Roma.
    Ambrosio decide finalmente di svegliare Badoglio ed il Re: non c’è alcun segnale di uno sbarco alleato nei pressi di Roma, quindi bisogna valutare il da farsi.
  • ore 4,30: Roatta, alla presenza di tutti i protagonisti presenti nel  Ministero della Guerra, salvo il Re, fotografa la situazione: “Bisogna evitare che il Sovrano ed il Governo siano catturati. Siamo accerchiati – sottolinea Roatta – l’unica strada rimasta libera è la Tiburtina.
    Non c’è tempo da perdere”.

    Badoglio riferisce al Re la decisione di lasciare Roma: il Re accetta.
    Badoglio affida al ministro dell’Interno Ricci (non presente alla riunione ed ignaro di tutto) la direzione interinale del Governo.
    Ambrosio chiama De Courten modificando l’originario progetto: le navi devono eseere pronte a Pescara e non più a Civitavecchia, ormai in mano ai tedeschi e Sandalli per concentrare a Pescara il maggior numero di aerei possibile.
    Ambrosio nomina il generale Palma responsabile del C.S. a Roma… senza lasciargli ordini! Veramente raro!
    Il Re, secondo la ricostruzione di Marchesi, ordina ad Ambrosio di seguirlo con i tre capi si S.M.
  • ore 5: l’ammiraglio Sansonetti, vicecapo di S.M. della Marina, ordina all’incrociatore Scipione e alle corvette baionetta e Scimitarra di dirigersi su Pescara per prendere a bordo “una alta personalità.
  • ore 5,15: Roatta comunica a Carboni il famoso “ordine sul tamburo“: con un lapis, il capo S.M.R.E. ordina al C.A.M. di non difendere Roma e di ripiegare “immediatamente” su Tivoli. Nella capitale devono rimanere solo i carabinieri e le forze di polizia per garantire l’ordine pubblico.
  • ore 5,45: Roatta, con Ambrosio, lascia Roma in direzione Tivoli.
  • ore 6,30: parte anche De Courten.
    La squadra di Bergamini, con le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia, si ricongiunge con le altre navi da guerra provenienti da Genova al largo della punta settentrionale della Corsica. In quelle ore sono schierate in mare le nostre migliori unità da battaglia: tre corazzate, sei incrociatori, dieci cacciatorpediniere oltre ad altro naviglio minore.
  • ore 7: Carboni lascia Roma, in abiti borghesi e su un’auto con targa diplomatica: la direzione è sempre la stessa…Tivoli.
    Il generale ha sempre sostenuto di voler cercare in quella zona Roatta per ricevere i successivi ordini.
  • ore 7,10: parte De Stefanis in compagnia dell’altro sottocapo di S.M.R.E. generale Mariotti.
  • ore 7,30: il capo di S.M. di Carboni, colonnello Salvi, rimasto ormai solo a Palazzo Caprara, incontra il gen. Utili, capo dell’ufficio operazioni, per avere conferma degli ordini ricevuti da Carboni ormai scomparso da diverse ore.
    Utili, in procinto di partire, gli suggerisce di farsi controfirmare gli ordini dal gen. Calvi di Bergolo, comandante delle divisione Centauro, il più anziano del C.A.M.
    Calvi si rifiuta e Salvi perde la testa: ha una crisi di nervi e scoppia a piangere.
    Lascia una pessima impressione ai comandanti divisionali Solinas (Granatieri di Sardegna), Tabellini (Piave) e Cadorna (Ariete). Finalmente Salvi conferma le direttive di Roatta delle 5,15 (il famigerato e controverso “ordine del tamburo“), cioè l’immediata ritirata a Tivoli di tutto il corpo d’Armata Motorizzato.
  • ore 8: Carboni è a Tivoli dove non trova nessuno. Prosegue fino ad Arsoli dove ha conferma del passaggio del corteo reale.
    Il suo attendente, tenente Lanza, va in avanscoperta e incontra Roatta che gli conferma di eseguire gli ordini ricevuti; null’altro! Carboni sosta al castello di Arsoli dei principi Massimo, dove la troupe di Carlo Ponti sta girando un film con la famosa diva dell’epoca Mariella Lotti.
    Il Comitato Centrale del P.C.I. decide di proporre la trasformazione del Comitato Unitario Antifascista in Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) con Bonomi primo Presidente. Il nuovo Comitato emette il primo appello agli italiani con l’invito a far riconquistare all’Italia “il posto che le compete nel Consiglio delle Nazioni Libere”.
  • ore 8,15: il generale Utili, con alcuni ufficiali dello S.M., chiude il lungo corteo dei partenti.
  • ore 9: Ottocento paracadutisti tedeschi toccano terra nella zona di Monterotondo, precedente sede del quartier generale di Roatta. “L’attacco – scrive Kesselring – presentò difficoltà maggiori di quelle previste ma fu coronato da un completo successo tattico. Roatta e il suo S.M. aveva già preso fuga“.
    La divisione Piave entra in combattimento.
    La situazione alle 9 vede: a nord la divisione Ariete che tiene bene la posizione tra la Cassia e la via Claudia. A sud la Granatieri di Sardegna è fortemente impegnata su tutto il fronte dalla 2° divisione paracadutisti tedesca. Perde terreno ma combatte valorosamente.
    La divisione Centauro a Bagni di Tivoli non ingaggia alcun combattimento.
    Da questo momento cessano tutti i rapporti di collaborazione tra l’esercito, la Marina e l’Aeronautica. D’ora in poi solo iniziative private dei singoli comandanti vedranno azioni contro i tedeschi. Di fatto, la fuga degli stati maggiori ha “azzerato” la catena comando di tutto l’esercito italiano.
    Si immagini lo stupore di alcuni comandanti che chiamavano via-radio o al telefono ripetutamente Roma e dall’altro capo non rispondeva mai nessuno!
    In nessuna nazione si era mai verificata una cosa del genere nella storia.
    Sul fronte di Salerno, il generale tedesco von Vietinghoff, comandante della X armata nel sud Italia, visto che che non si prevedono altri sbarchi alleati decide di rimanere sul posto. La sua divisione corazzata argina brillantemente le offensive alleate.
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bollettino 1201

 

 

 

8 settembre 1943

Sul fronte calabro reparti italiani e germanici, ritardano in combattimenti locali, l’avanzata delle truppe britanniche.

L’aviazione italo – tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28 mila tonnellate; nei pressi dell’isola di Favignana un piroscafo da 15 mila tonnellate e stato colpito con siluro da un nostro aereo.

Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno, Benevento e al­cune località delle provincie di Salerno e di Bari perdendo comples­sivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia italo – germanica e 7 dall’artiglieria contraerea.

 

 

 

Nota.    questo è l’ultimo bollettino diramato dallo S.M.


8 settembre 1943 – mercoledi notte

  • ore 20: Hitler ordina l’esecuzione del piano Acse:
    completo dominio tedesco su tutto il territorio italiano e disarmo dell’esercito.
    Carboni ordina di trasmettere alle truppe del C.A.M il segnale di allarme.
    Sandalli ordina il trasferimento di Superaereo da Palestrina a Roma e la sospensione di tutte le missioni offensive.
    De Courten ordina l’immediata cessazione di tutte le ostilità verso gli alleati e l’inizio delle clausole armistiziali (la consegna totale della flotta).
    De Courten a colloquio telefonico con Bergamini parla della volontà di autoaffondarsi e del rispetto degli ordini impartiti.
  • ore 20,30: i tedeschi compiono il primo e decisivo atto militare di quella notte.
    Occupano il deposito carburanti di Mezzocamino (sulla via Ostiense) con 16mila tonnellate di carburante: la riserva più importante del C.S. italiano.
    Il comando della divisione Acqui a Cefalonia riceveva intanto, come molti altri reparti italiani dislocati fuori dall’Italia, l’ordine di non ingaggiare il combattimento se i tedeschi non tentassero atti di violenza: – si dovrà reagire con la forza soltanto in caso di attacco, da qualunque parte venisse..” – firmato generale Vecchiarelli, comandante dell’undicesima armata.
  • reazione furibonda di Mussolini al Gran Sasso.
  • ore 22: la radio tedesca annuncia l’armistizio.
    Carboni ribadisce ai suoi di rispettare l’ordine Roatta-Ambrosio: – qualora reparti germanici avanzino senza compiere atti ostili, possono essere lasciati passare attraverso posti di blocco -.
    I paracadutisti della 2° divisione tedesca arrivano davanti alla Granatieri di Sardegna, sulla Magliana, a circa dieci chilometri dal centro di Roma.
  • ore 22,30: inizia il coprifuoco a Roma.
  • ore 23: incontro Vittorio Emanuele-Carboni: Carboni riferisce al sovrano che i tedeschi stanno abbandonando l’ambasciata e bruciano tutti i documenti riservati. “Si stanno ritirando senza attaccare…” dice lo speranzoso ed ingenuo generale italiano.
    Evidenziamo il sacrificio del generale Ferrante Gonzaga del Vodice, comandante della 222° divisione costiera tra Battipaglia ed Eboli: viene ucciso su due piedi quando rifiuta di consegnare le armi e di arrendersi.
  • ore 24: inizia lo sbarco a Salerno: i tedeschi sono pronti.
    Non ci sarà nessuna sorpresa!
    Individuata con precisione la zona di sbarco, Kesselring ordina di aumentare la pressione intorno a Roma. Bisogna risolvere in fretta “il problema” della capitale e dedicarsi poi agli alleati a Salerno.

I tedeschi inizieranno, da questo momento, anche a cercare di saccheggiare le banche locali incontrate e tentare di accapparrarsi tutte le risorse materiali disponibili. L’Italia era considerata in totale disfacimento e quindi non c’era ragione di sprecare ogni cosa considerata utile.
L’episodio dell’occupazione del deposito di Mezzocamino, seguito poi da quello del deposito di Verranello, è l’esempio lampante della sprovvedutezza dei nostri comandi.
Direi, epica. La grande scusa, invocata per giustificare per decenni a seguire della mancata difesa di Roma, è sempre stata la mancanza di carburante per poter usare al meglio le nostre divisioni corazzate.
Le poche ignare sentinelle furono immediatamente disarmate e messe fuori combattimento dopo neanche mezz’ora dopo il proclama di Badoglio.
Certo, che se ad un deposito così importante si mettono solo 3 sentinelle, con 3 fucilini a tappi, vuol dire che come Comandante devi andare a fare un altro mestiere.

Mussolini al Gran Sasso: era scattato in piedi gesticolando; aveva scaraventato via il libro che stava leggendo, poi si era messo ad urlare contro Badoglio gridando al tradimento! “Vedrete ora cosa ci faranno i tedeschi!
Non tollereranno mai questo tradimento
!”.
E aveva ragione.


bollettini di guerra 1194-1200

In quest’aria di armistizio pubblico i bollettini di guerra dal 1 al 7 settembre.
La cosa curiosa è che, nonostante tutto, i vari comandi avrebbero ricevuto l’ordine di sparare solo all’occorrenza e di sospendere ogni azione offensiva. Ma sembra che nessuno abbia rispettato quest’ordinanza. Tantomeno gli Alleati, che pretendevano la RESA INCONDIZIONATA e che non hanno fatto una piega nel bombardare Frascati, a resa firmata. Perchè?    Mistero.

 

1 settembre 1943 – 1194

Aeroplani nemici hanno ieri bombardato Pisa, Pescara, Salerno, Co­senza e Catanzaro causando notevoli danni e numerose vittime tra la popolazione civile. La caccia italo – tedesca ha abbattuto 4 appa­recchi, altri 3 sono stati distrutti dalle batterie della difesa.

In un attacco aereo condotto dall’avversario nei pressi dell’isola di S. Maura (Grecia) un velivolo s’inabissava in mare, colpito dal tiro delle artiglierie della R. Marina.

 

2 settembre – 1195

Località della provincia di Napoli sono state bombardate da aerei av­versari: danni di scarsa entità.
Navi nemiche hanno effettuato tiri nella zona di Capo Pellaro (Ca­labria) prontamente controbattute dalle batterie costiere.

 

3 settembre – 1196

Questa notte il nemico, che nei giorni scorsi aveva tentato azioni iso­late di sbarco prontamente respinte, ha iniziato su più vasta scala le operazioni contro la costa calabra dello Stretto di Messina. Convogli in navigazione e navi alla fonda nei porti di Catania e di Augusta sono stati efficacemente attaccati da velivoli germanici.

Su Bolzano, Trento, Bologna e nei dintorni di Napoli formazioni di aeroplani avversari sganciavano numerose bombe causando danni, specialmente a Bologna. Nella giornata di ieri l’aviazione anglo – americana perdeva complessivamente 35 apparecchi: 7 abbattuti dalla caccia italiana, 19 da quella tedesca, 6 dalle artiglierie della difesa e 3 dal tiro contraereo di motozattere.

Dalle missioni dei guerra degli ultimi giorni, 6 nostri velivoli non sono ritornati.

Qui avrebbe dovuto pervenire l’ordine perentorio del “cessate il fuoco”

 

4 settembre – 1197

Le forze anglo – americane, precedute da violenta preparazione di artiglieria attuata dalle numerose batterie schierate sulla costa sici­liana ed appoggiate dal fuoco della flotta e della preponderante avia­zione, sono riuscite ieri a costituire alcune teste di sbarco sull’estrema regione meridionale della Calabria. Dopo aspri combattimenti, in cui gravi perdite venivano inflitte al nemico dalle truppe della difesa con il concorso dell’arma aerea, Villa S. Giovanni, Reggio Calabria e la zona di Melito di Porto Salvo dovevano essere sgombrate.

Velivoli avversari hanno effettuato incursioni su località della pro­vincia di Napoli, Catanzaro e Salerno; anche Sulmona è stata bom­bardata. La caccia italo – tedesca ha abbattuto in ripetuti scontri 16 apparecchi e altri 5 risultano distrutti dalle batterie contraeree.

Un bombardiere inglese si è inabissato nelle acque dell’isola di Coo (Egeo) colpito dal fuoco delle artiglierie.

5 settembre – 1198

Sul fronte della Calabria il nemico, sotto la protezione di grosse formazioni aeree, ha in- tensificato l’afflusso delle truppe e dei mezzi corazzati ed é penetrato nell’immediato retroterra occupando alcune località. Tra Palmi e Bagnara le forze della difesa, dopo avere ri­buttato in mare un primo contingente britannico sbarcato, hanno do­vuto arretrare.

Violenti combattimenti sono in corso nella zona ad oriente di Ba­gnara e sui contrafforti delle montagne d’Aspromonte. Velivoli da caccia e d’assalto italiani e germanici attaccavano mezzi da sbarco, reparti in movimento ed elementi corazzati: un incrociatore era gravemente colpito da bombe e numerosi battelli venivano affondati. Incursioni sono state compiute sulle province di Napoli, Brindisi, Taranto e su Terracina dove gli aviatori avversari bombardavano il centro urbano e mitragliavano la popolazione causando ingenti danni e numerose vittime.

Nelle operazioni della giornata 5 aeroplani nemici risultano abbattuti.

 

6 settembre – 1199

In Calabria le truppe italo – germaniche, strenuamente conteso al nemico soverchiante in uomini e mezzi il terreno del litorale, si at­testano su nuove posizioni.

L’aviazione continua i suoi attacchi contro i rifornimenti avversari, impegnando in duri combattimenti le formazioni aeree anglo – ame­ricane che appoggiano le operazioni terrestri.

In Adriatico una nostra corvetta, al comando del tenente di vascello Riccardo Gladi da Trieste, ha colato a picco un sommergibile nemico. Azioni di bombardamento hanno avuto luogo sulle zone di Aversa, Capua, Formia, Villa Literno e Viterbo; intercettati ad altissima quota dai cacciatori italiani, 2 quadrimotori ed un bimotore preci­pitavano al suolo; un quarto velivolo, colpito dalle batterie di Brin­disi cadeva nei pressi di Copertino (Lecce).

 

7 settembre – 1200

Nel corso della lenta e ordinata manovra di ripiegamento dalla zona costiera della Calabria meridionale, vivaci combattimenti si svolgono tra le avanguardie nemiche e le retroguardie della difesa. Una nave é stata silurata nella acque della Sicilia da un nostro veli­volo; sul porto di Biserta numerose bombe venivano sganciate da apparecchi germanici.

Forti masse di quadrimotori avversari hanno attaccato il centro ur­bano di Napoli, causando ingenti danni e località delle province di Napoli e di Salerno; 3 aerei sono stati abbattuti dalla caccia italo -tedesca, un altro risulta distrutto dalle artiglierie di un convoglio.


8 settembre 1943. cronaca

Prima, voglio dire una cosa.
A 24 ore dalla proclamazione formale dell’armistizio, Supermarina ordina ancora ai nostri sommergibili di uscire in mare per silurare le navi da guerra alleate e i sommergibili Topazio e Velella, sprovvisti di tecnologie moderne si fanno subito individuare ed affondare, portando con sè 150 giovani uomini.
L’ossessione del segreto, la scarsa informazione e la pessima qualità degli uomini al governo causano ancora morti inutili. Direi, morti grasse e certamente inutili ed inevitabili a poche ore dall’annuncio di un armistizio già firmato.
Ma che gente era? Carboni aveva detto a tutti di cessare il fuoco, avevava paventato la resa (quando in realtà era già stato concordata – incredibile) e Supermarina lancia ancora un’operazione militare? Conoscendo la nostra palese inferiorità operativa?
Roba da criminali di guerra.
Significa che al Governo italiano di quei giorni non interessava affatto la vita dei propri soldati.

Va bene.

8 settembre: mercoledi

  • ore 2,00: Badoglio, visto il rifiuto di Taylor, prepara un messaggio per il C.S. alleato: – Dati cambiamenti et precipitare situazione et esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare armistizio immediato, dato che ciò dimostra che la capitale sarebbe occupata e il Governo sopraffatto dai tedeschi. Operazione Giant2 non è più possibile dato che io non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti. Generale Taylor è pronto per ritornare in Sicilia e rendere noto il punto di vista del Governo ed attendere ordini. Comunicate mezzi et località che voi preferite per questo ritorno.
    Firmato Badoglio
    -.

Taylor, da parte sua, decide di scrivere un suo un messaggio ad Eisenhower:
Tenendo conto delle affermazioni del Maresciallo Badoglio sulla impossibilità di dichiarare l’armistizio e di garantire gli aeroporti, Giant2 è impossibile.
Motivi addotti per cambiamenti sono mancanza di benzina e munizioni et nuove disposizioni. Badoglio chiede che Taylor ritorni ad illustrare il punto di vista del Governo e Taylor e Gardiner attendono istruzioni. Prego confermare, Taylor
-.

  • ore 3,00: Taylor e Gardiner rientrano a Palazzo Caprara: mancano solo 15 ore al decollo dell’82° divisione dagli aeroporti siciliani e tutto è ancora in “alto mare”.
  • ore 7.00: Carboni riesce finalmente ad inviare i due messaggi ad Algeri.
  • ore 9,00: Roatta suggerisce a Badoglio, che gli ha appena riferito il colloquio con Taylor della notte prima, di inviare ad Algeri un emissario con l’incarico di spiegare a voce la delicatissima situazione venutasi a creare a Roma.
  • ore 10,00: Rossi va a prendere, alla stazione Termini, Ambrosio che è giunto fresco e riposato da Torino, in compagnia di Caviglia.
    Kesselring concorda con De Courten il piano d’azione contro lo sbarco alleato; il convoglio alleato intanto ha deviato verso sud, rispetto Napoli, in direzione Salerno. Si fissa in incontro con Roatta per le 17,30 a Frascati, presso il quartier generale tedesco, per gli ultimi dettagli operativi.
  • ore 11,00: Ambrosio è informato dell’incontro Carboni-Badoglio-Taylor e soprattutto che il giorno G sarebbe stato proprio l’8 settembre!
    Però Carboni lo rassicura: “è tutto a posto…! ci sarà un rinvio!“.
  • ore 11,30: Taylor, su richiesta di Badoglio, invia ad Algeri un altro radiomessaggio: “in caso Taylor riceva l’ordine di tornare in Sicilia, le autorità italiane desiderano mandare con lui il sottocapo Rossi per chiarire questioni.
    Tale visita è autorizzata?“.
    Taylor scrive anche due semplici parole: “Situation innocuous“: la parola d’ordine che annullava l’aviosbarco!
  • ore 11,30: il Re, Vittorio Emanuele III riceve a Villa Savoia, l’ambasciatore Rahn:
    dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai.
    E’ legata alla Germania per la vita e per la morte
    ” (l’inganno continua).
  • ore 12,00: scatta il terribile bombardamento aereo su Frascati (curioso: abbiamo da 5 giorni firmato la resa incondizionata e gli anglo-americani ci bombardano lo stesso. Raro!    Il 93% della abitazioni è distrutto, 6mila i morti accertati su 11mila abitanti e il quartier generale tedesco non subisce neanche un graffio).
  • ore 12,00: Eisenhower apprende il contenuto del messaggio di Badoglio e convoca a Biserta Castellano, comunicandogli il rifiuto della data dello sbarco e della proclamazione dell’armistizio.
  • ore 13,00: il Comandante americano scrive a Badoglio un telegramma di fuoco diviso in tre parti e annulla l’operazione Giant2 appena in tempo.
    parte prima:
    intendo trasmettere per radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata.
    Se voi o qualsiasi parte delle vostre forze armate mancherete di cooperare come precedentemente concordato, farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli completi di questo affare. Oggi è il giorno X e io aspetto che voi facciate la vostra parte -.
    parte seconda:
    non accetto il vostro messaggio di questa mattina posticipante l’armistizio.
    Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata alla vostra adesione a questo accordo. Su vostra richiesta le operazioni aviotrasportate sono temporaneamente sospese.
    Voi avete vicino a Roma truppe sufficienti per garantire la temporanea sicurezza della città, ma io ho bisogno di esaurienti informazioni in base alle quali si possa preparare al più presto l’operazione aviotrasportata. Mandate subito il generale Taylor a Biserta in aereo. Notificate in anticipo l’arrivo e la rotta dell’apparecchio –.
    parte terza:
    – i piani erano stati fatti nella persuasione che voi agiste in buona fede e noi siamo pronti a portare avanti le operazioni militari su queste basi. Ogni deficienza da parte vostra nell’assolvere tutti gli obblighi dell’accordo sottoscritto avrà le più gravi conseguenze per il vostro paese. Nessuna futura azione potrà allora ristabilire alcuna fiducia nella vostra buona fede e conseguentemente ne seguirebbe la dissoluzione del Vostro Governo e della vostra nazione! -.
  • Il C.S. italiano emette il suo ultimo bollettino di guerra: è il numero 1201!
  • ore 15,00: Taylor e Gardiner sono autorizzati a tornare ad Algeri con il gen. Rossi.
  • ore 15,15: l’aeronautica tedesca comunica al comando della 16° div. corazzata tedesca la notizia che – una poderosa flotta di un centinaio di navi si sta avvicinando alla costa campana -.
  • ore 15,40: viene diramato l’ordine Orka (uragano) (sembra una esclamazione italiano, tipo orca boia!): – Sbarchi un vista: pronti al combattimento!” -.
  • ore 16.02: l’agenzia inglese Reuter riceve da New York la notizia dell’armistizio con l’Italia ma il Governo inglese ne proibisce la diffusione.
  • ore 17,00: Taylor e Gardiner, con Rossi, lasciano Roma, da Ciampino:
    sono ancora ignari dell’annullamento di Giant2.
  • ore 17,00: Ribbentrop comunica a Rahn che la Reuter ha annunciato la capitolazione italiana. Rahn chiama subito il ministro degli Esteri italiano Guariglia che smentisce (l’inganno continua). Anche Roatta nega: “una spudorata menzogna inglese che devo repingere con sdegno” (l’inganno continua)
  • ore 17,15: Badoglio, davanti al ministro della Guerra Sorice e Carboni, mostra il messaggio di Eisenhower che recita: “ho deciso di annunciare l’armistizio stasera alle 18,30. Fate come me!
  • ore 17,30: si convoca, con grande urgenza, il Consiglio della Corona con Carboni e Marchesi e senza Roatta (a Frascati da Westphal), sostituito dal gen. De Stefanis.
  • ore 17,45: l’agenzia Stefani riceve la notizia dell’armistizio ma nessuno si preoccupa di smentirla. (Raro).
  • ore 18,15: inizia il Consiglio della Corona. La discussione è molto aspra.
    Si contrappongono due partiti: quello favorevole all’armistizio e quello favorevole alla sua rielezione.
  • ore 18,30: radio Algeri dirama al mondo intero il proclama di Eisenhower che annuncia l’avvenuta resa dell’Italia. Marchesi, interrompendo i lavori del Consiglio, legge ai presenti il messaggio del C.S. alleato:
    Qui il generale Eisenhower, comandate in capo delle forze alleate.
    Le forze armate del Governo italiano si sono arrese incondizionatamente.
    Come comandante in capo ho accordato un armistizio militare, i cui termini sono stati approvati dai governi del Regno Unito, degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il Governo italiano ha accettato questi termini senza riserva. Tutti gli italiani che ora agiranno per contribuire a cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza della Nazioni Unite“.
  • ore 19,10: avviene l’incontro tra Rahn e Guariglia: “Ma questo è tradimento!“.
  • ore 19,15. Conclusosi il Consiglio della Corona, Badoglio e Marchesi, si recano alla sede dell’EIAR per la diffusione del messaggio di conferma dell’avvenuto armistizio al popolo italiano.
  • ore 19,15: Taylor e Rossi atterrano a Biserta e apprendono la proclamazione dell’armistizio e l’annullamento di Giant2.
  • ore 19,30: Rossi e Castellano incontrano Eisenhower che dice:
    Ho più fiducia di voi nei vostri soldati. Se è stato commesso qualche errore, ormai dobbiamo accettare la situazione così com’è e collaborare quanto meglio possibile nel comune interesse“.
  • ore 19,45: Badoglio, pochi minuti prima del giornale radio delle ore 20 legge il proclama:
    Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori  più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo della forze alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
    Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza -.
    Contemporaneamente il generale Carlo Tucci, capo di S.M. della nona armata in Albania, fa diramare un comunicato dove stigmatizza la manovra di propaganda nemica che afferma l’avvenuto armistizio!
  • ore 20,00: Jodl chiama al telefono Kesselring per informarlo del proclama di Badoglio.

 

Nota.

In tutto questo baillame, nessuno ha saputo arrabbiarsi e contestare il bombardamento alleato, avvenuto a resa già firmata da giorni.
Questo è un fatto raccapricciante. Gli americani ci hanno bombardato a resa conclusa, con le armi abbassate. Questo è un crimine bello e buono.
Impunito. Tanto per cambiare.
Ma può una formica incazzarsi con un elefante?


notizie sparse: i soldi di Goering

Potrà sembrare strano, all’inizio della guerra molti gerarchi nazisti videro nel Brasile un Paese dove mettere i propri fondi al sicuro.
Un documento segreto, declassificato solo nel 2013 dagli Archivi Nazionali Britannici, rivela dati importanti al riguardo.
In un foglio si evince che in una piccola banca Hermann Goering, ministro dell’aviazione e leader nazista, possedeva assicurazioni sulla vita per un milione di franchi svizzeri, 400mila dollari, 1,5 milioni di corone svedesi e 3,5 milioni di fiorini olandesi. Il tutto gestito da 4 brokers ben insediati nell’America del sud.
In un’altra di San Paolo aveva depositato 1.225mila dollari.
Poi si è trovata una lista contenente una dislocazione precisa di altre infinite obbligazioni in banche degli Stati Uniti!

Ovviamente, depositi importanti furono impostati da Rudolph Hess, Joseph Mengele, Eichmann, ecc. .

Unitamente a queste operazioni economiche si cercò segretamente di creare insediamenti nazisti in territorio brasiliano. Lo rivela il giornalista tedesco Jens Glüsig nel suo libro “progetto Guyana”: un’iniziativa tedesca in Amazzonia. nei rapporti nazisti si indica che “le due grandi aree scarsamente popolate del mondo, ma ricche di risorse naturali, si trovano in Siberia e nell’America del sud, con grandi possibilità di immigrazione ed insediamento per i popoli nordici e con eccezionali margini di sfruttamento“.
Lo stesso Himmler sembra che abbia inizialmente incaricato Kampfhenkel (fedele soldato che aveva risalito i territori amazzonici fino alla Guyana francese) di realizzare il “Progetto Guyana”: il conquistare, con l’aiuto degli indigeni, i territori coloniali francesi e olandesi in Sud America per occuparli con popolazioni nordiche.
Poi, con la sconfitta in Russia, Himmler abbandonò il progetto, l’Argentina si sostituì al Brasile e divenne la piattaforma principale dei nazisti.

Con la dichiarazione di guerra del Brasile all’Asse le cose cambiarono solo all’apparenza: i nazisti, con l’appoggio di molti generali e settori pro-nazismo, continuarono a lavorare in segeto con la complicità di settori nazionali anticomunisti in cui militavano anche numerosi americani. Proprio mentre al fronte si combatteva l’Asse mandando spedizioni contro Napoli (zona assegnata loro dagli americani). Non è pazzesco?

Ancora a proposito di avvistamenti.

La presenza di Hitler, accompagnato da una donna dai capelli rossi (quasi sicuramente Eva Braun), è segnalata nei pressi di Praia do Cassino, stato di Rio Grande do Sul, vicino allo stato di Rio Grande, in cui esistevano forti colonie tedesche.
Un gruppo di tedeschi riuniti attorno ad un tavolo sono stati visti all’hotel Cassino e per certo fra i commensali c’era Adolf Hitler.
Leggermente emaciato, senza barba e coi capelli molto corti.
Visto anche il giorno seguente, dato che alloggiava nello stesso hotel.
Sembra che oltre alla donna ci fosse anche una ragazza, sui diciassette anni, in un tavolo vicino.
Avvicinata, disse di chiamarsi Abava e di essere la nipote della donna dai capelli rossi. Rivelò che tutto il gruppo di tedeschi resideva a Viña del Mar, Cile e che erano là di passaggio.

L’avvistamento è anche documentato in un rapporto dell’FBI e classificato come “plausibile” poichè “mancavano le evidenze legali della morte di Hitler a Berlino”.

Un altro fatto curioso.

Quattro americani vennero arrestati in Brasile col pretesto di avere materiale di contrabbando, mentre il vero motivo era un altro:
perchè casualmente videro, nei pressi della pista di atterraggio di Tres Marias, un anziano signore che certi funzionari brasiliani temettero fosse stato riconosciuto!


4-5-6-7 settembre 1943. cronaca

Prima di scrivere, voglio far conoscere la mia opinione. Almeno sugli inglesi.
Oggi no, ma forse allora, se fossi nato in quell’epoca l’avrei pensata molto diversa.
Gli alleati, in particolar modo gli inglesi del primo e mezzo novecento hanno sempre dimostrato una incomprensione assoluta verso tutti e, in special modo, verso di noi.
Direi, in tutte le trattative; non dico che ci offenderssero apertamente, ma ci hanno sempre mostrato una specie di … non dico disprezzo, ma di non considerazione.
Dico storicamente, E non so perchè. Che sia la spocchia inglese… a farli così?
Questi qua fanno sempre i fenomeni ma presi uno per uno, eh, cambia molto la giambolica…!! Ho dato una scorsa (dico la verità) al libro “Dio stramaledica gli inglesi” e, in tante cose ci prende! In altre è assolutamente esagerato, fuori dai tempi, ma, mi è stato detto, negli anni ’40 era abbastanza un pensiero comune.
Va bene. L’ho detto.    Cronaca.

Ah, voglio dire sta cosa. Ricordiamolo:
il 3 settembre 1943, alle 17,45 – firma dell’armistizio, sotto una tenda allestita sotto un uliveto, a Cassibile -.

Nel tardo pomeriggio, a Roma, Badoglio riceve l’ambasciatore tedesco Rahn.
Il maresciallo dice: “la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile! Ho dato la mia parola e la manterrò.
Vi prego di avere la mia fiducia
“.
– Cosa sei, matto? Pensi che i tedeschi non siano informati?
(la resa dell’Italia era stata firmata tre ore prima).

Il 4 settembre 1943 Rahn incontra Ambrosio, il quale si dichiara animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune.
– ah, allora, è una recita! una commediola dell’asilo!

L’8 settembre 1943 c’è la visita ufficiale di Rahn al Re che gli sottolinea ancora la decisione di continuare la guerra sino alla fine al fianco della Germania, con la quale l’Italia è legata per la vita e la morte!
– Ripeto: la resa incondizionata era stata firmata cinque giorni prima!.
Dai, qui siamo… ai burattini!

 

4 settembre. sabato

  • A Roma, Ambrosio conferma a Rahn «la sincera determinazione di continuare la lotta a fianco della Germania».
  • Castellano, che rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati, consegna a Marchesi i documenti concordati con Bedell Smith e specificatamente:
    – una copia dell’armistizio “corto”;
    – le clausole aggiuntive contenute nel “lungo” con il biglietto di Bedell Smith per Badoglio;
    – un promemoria per la Marina con le istruzioni per la consegna della flotta
    (questa cosa mi fa mandare giù un magone tremendo anche dopo 70anni);
    – un analogo documento per l’aeronautica;
    – un promemoria per il S.I.M. sulle attività di sabotaggio da compiere in Italia;
    – l’ordine di operazione della 82° divisione aviotrasportata americana per lo sbarco su Roma.
    – Nient’altro?   No.
  • Si conclude l’invio ai comandi periferici della memoria OP44 con gli ordini operativi per i giorni successivi. Un documento definito all’unanumità ambiguo e troppo cauto e comunque privo dell’ordine di esecuzione, di competenza esclusiva del C.S.
    (nei Comani italiani, quando è arrivato il fonogramma, si sentì un enorme “Evviva, si sono ricordati di noi!!!“). Era da un mese che non si sapeva più nulla.
    Roba da matti.

5 settembre. domenica.

  • All’alba: Marchesi rientra a Roma e atterra a Centocelle.
  • ore 12: Marchesi incontra Ambrosio e gli consegna il dossier il dossier di Castellano. (nota. Ambrosio non dice nulla dell’incontro coi tedeschi.
    Si voleva tenere il segreto.
  • ore 13: Ambrosio incontra Badoglio e gli comunica la data ipotizzata da Castellano: il 12 settembre, poi, il contenuto della documentazione.
    Roatta, De Courten e Sandalli evidenziano le difficoltà operative della tre armi di fronte all’incertezza degli eventi.
    Nel pomeriggio un telegramma da Algeri di Eisenhower preannuncia l’arrivo a Roma di Taylor, nella notte tra il 7 e l’8, per predisporre l’aviosbarco.
  • Ambrosio chiede a De Courten di organizzare l’arrivo dei due ufficiali alleati e gli accenna anche l’ipotesi di un trasferimento segreto del Re e della flotta all’isola della Maddalena.
  • L’Alto Comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. ( Kesselring è uno… nato pronto;  figuriamoci! non aveva certo bisogno di farsi allertare…).

6 settembre. lunedi.

  • Numerose riunioni operative avvengono tra i vertici militari italiani per l’assegnazione dei rispettivi compiti.
  • ore 10: De Courten emana il piano operativo per il trasferimento del Re alla Maddalena: il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono due navi da guerra convocate a Civitavecchia. Sandalli impertisce gli ordini con le modalità di consegna degli aerei agli alleati al momento della comunicazione ufficiale dell’armistizio.
  • ore 12: Carboni organizza l’arrivo di Taylor e Gardiner a Roma.
    Gli alleati diffondono messaggi radio con l’invito al Governo italiano a “rimanere all’erta per una comunicazione della massima importanza che sarà trasmessa il 7 settembre, ovvero il giorno successivo.
    A Roma nessuno presta particolare attenzione a questa cosa.
    Arrivano le notizie di unrilevante concentramento di convogli marittimi alleati al largo di Palermo. Il segnale è che lo sbarco è imminente.
    Ma dove? Gli alleati tacciono. Non si fidano dei loro nuovi compagni di viaggio.
    Roatta trasferisce ad Ambrosio le sue preoccupazioni della data dello sbarco alleato (ricordiamoci che tutti pensavano al 12 settembre) e quindi, della comunicazione dell’armistizio. Ambrosio risponde negativamente e prepara un promemoria per gli alleati con delle proposte di modifica del piano originario.
  • ore 22: Ambrosio parte in vagone letto per Torino adducendo motivi personali, rifiutando l’aereo (in questo modo era tutto più anonimo…).
  • ore 22,30: Carboni manifesta a Roatta l’impossibilità di assolvere il pino concordato per supportare l’esecuzione di Giant2.
    Roatta scrive un promemoria sul pericolo di un annuncio dell’armistizio prima del 12 settembre, proponendo uno sbarco alleato nelle vicinanze di Roma.
    Il Re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

 

7 settembre. martedi

  • ore 2,00: Taylor e Gardiner si imbarcano ad Ustica sulla corvetta italiana Ibis, con direzione Gaeta.
  • ore 10: Carboni incontra Marchesi al S.I.M. con le due ricetrasmittenti consegnategli dagli alleati e da usare per la proclamazione dell’armitizio.
    Tra i due scoppia una violenta polemica sulle modalità dell’accordo concluso a Cassibile.
  • ore 10: De Courten riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro la flotta alleata per la battaglia decisiva, nel sud dell’Italia!
    Il sottocapo di S.M., gen. Rossi, presente all’incontro tra Carboni e Marchesi, si reca a Monterotondo, quartier generale dell’esercito, dove Roatta gli conferma l’impossibilità di dare esecuzione agli accordi su Giant2 prima del 12 settembre. In asenza di Ambrosio, Rossi decide di avvertire, via radio, Castellano, a Biserta.
  • ore 16: Castellano chiede a Eiesenhower di rinviare la data dell’armistizio ottenendone in risposta una sonora rista ed una pernacchia!
    Carboni organizza la distribuzione di armi ai civili del C.L.N.
    Rossi, appresa la notizia dell’arrivo di Taylor, telefona ad Ambrosio, chiedendogli di tornare a Roma immediatamente!
    Marchesi organizza un aereo per la trasfert, ma Ambrosio rifiuta.
    Tornerà il giorno dopo, sempre in vagone letto!
  • ore 17: De Courten riunisce tutti gli ammiragli, tra cui Bergamini, e da’ loro istruzioni nel caso di un armistizio con gli alleati (?!?).
  • ore 18: Taylor sbarca in gran segreto a Gaeta e con un’autoambulanza si avvia a Roma con alla guida il contrammiraglio Franco Maugeri, capo dello spionaggio della Marina, la “mente” organizzativa del blitz dei due ufficiali americani in Italia.
  • ore 21: Taylor e gardiner giungono a Palazzo Caprara, di fronte al Ministero della Guerra.
    I sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli alleati. Saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.
    Taylor chiede un incontro immediato con Ambrosio che, ovviamente, gli viene negato e rinviato all’indomani mattina.
  • ore 22: Taylor ha un infuocato colloquio con Marchesi. Chiede di poter verificare la situazione degli aeroporti. Marchesi temporeggia. Taylor esplode dicendo: “il lancio è fissato per domani; la 82° divisione arriverà domani sera su Roma!” Allo stupore di Marchesi, Taylor replica: “lo sbarco è fissato per domani 8 settembre, mercoledi!“.
  • ore 23: Taylor incontra finalmente Carboni che gli conferma l’impossibilità di un’ispezione immediata degli aeroporti interessati dall’aviosbarco: “sono tutti in mano tedesca!“. Inoltre Carboni denuncia carenze di armamento e di carburante dei suoi reparti. Bisogna rinviare la data, oppure l’esercito sarà sopraffatto in sole ventiquattro ore. Di conseguenza l’aviosbarco americano si sarebbe trasformato in un massacro, un “tiro al piccione!“.
  • ore 24: dopo le vibrate insistenze di Taylor, Carboni, a malincuore, accetta di andare da Badoglio, a casa sua.
  • ore 24,15: Carboni, in privato, spiega a Badoglio la situazione e introduce poi nella stanza i due ufficiali alleati di fronte al nostro Primo Ministro in vestaglia (si immagini la scena).
    Badoglio conferma la tesi di Carboni e chiede a Taylor di tornare da Eiserhower a spiegare la nuova situazione e, soprattutto, per ottenere un rinvio della proclamazione dell’armistizio.

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