7-9 agosto 1943. cronaca

7 agosto: sabato

  • Churchill, in viaggio per il Quebec (dove è in programma una conferenza dal 14 al 24 agosto), telegrafa al suo ministro Eden, che gli chiedeva istruzioni di fronte alle richieste italiane formulate da D’Aieta e Berio e scrive: – Insistiamo sulla resa incondizionata -.
  • Improvviso trasferimento di Mussolini alla Maddalena.

Churchill ed Eden sono concordi: si approfitti dell’apertura italiana ma senza derogare il principio della resa incondizionata.
Gli inglesi sono particolarmente più rigidi rispetto agli americani, più rigide e prevenuti.
Ci si può chiedere perchè. Che abbiano qualcosa, qualche motivo, che li spinge ad essere così? Qualcosa da nascondere? Altrimenti, perchè tanto astio di fronte ad una nazione che fa di tutto per arrendersi?
Non eravamo il “ventre molle dell’Europa?” E allora di cosa aveva paura?

Eden, da parte sua, sembra più lungimirante: quello che contava era portare a casa in fretta l’uscita dell’Italia dalla guerra, ma, prima ancora, la consegna della flotta e il liberarsi da ogni rischio sul Mediterraneo.

Nella notte però, a seguito di informazioni fornite dal S.I.M. circa l’organizzazione di un blitz tedesco per liberare il Duce, ormai individuato a Ponza, Mussolini viene trasferito di corsa, a bordo del cacciatorpediniere Pantera, alla Maddalena a villa Weber.
Mussolini, prigioniero a tutti gli effetti, avvertito mezzora prima del trasferimento sale a bordo del battello riconosce il comandante Maugeri a quale chiede: “dove andiamo?” – “Stia tranquilllo Duce, la proteggo io; la portiamo alla Maddalena!” -. Incontrano pure burrasca in mare e verso le tredici dello stesso giorno attraccano alla Maddalena.
Si dice che Mussolini, informato dei propositi germanici, abbia detto: ” Questa è la più grande delle umiliazioni che mi si possa infliggere: si può pensare che io possa andare andare in Germania e tentare di riprendere il governo con l’appoggio tedesco? Ah no, davvero! “.

Nel frattempo, i fascisti della Milizia e quelli che si professavano tali fino a 10 giorni prima, stavano ancora dormendo e chiedendosi cosa fare.

 

9 agosto: lunedi.

  • Appena giunto in Quebec Churchill ri-telegrafa a Eden e scrive:
    – Badoglio si metta nelle mani degli alleati senza riserve: la nostra intenzione è che l’Italia abbia poi un posto onorevole nella nuova Europa. Pur in presenza di una formale sottomissione, dovremmo dimostrare di trattarlo con considerazione compatibilmente con le esigenze militari -.

Anche se i contatti di D’Aieta e Berio non hanno dato luogo a nessun  concreto passo in avanti, il clima generale verso l’Italia sembra migliorare.
Ma è qui che si comincia a creare un equivoco clamoroso:
Badoglio crede, fino all’ultimo, di poter trattare le condizioni della resa dimenticando di visionare correttamente le modalità operative dell’armistizio, quelle che poi si riveleranno fatali ed umilianti.

A parere italiano, l’Italia sta rendendo un grande favore agli alleati e quindi si aspettano in cambio considerazione e ricompense in termini di aiuti.

Da parte loro, gli inglesi, prima dell’avvio delle trattative si preoccupano di ribadire:

  1. il principio – non negoziabile – della resa incondizionata;
  2. la definizione dell’armistizio “corto”;
  3. l’armistizio “lungo” – ancora in corso di definizione esatta – sarà approvato il 20 in Quebec.

Gli alleati ora si trovano però in una situazione imbarazzante:
gli italiani attribuiscono loro una superiorità schiacciante che in realtà non esiste. Se avessero capito, o peggio scoperto, che era possibile sbarcare al massimo non più di 6 divisioni (di cui 3 a Salerno) e non a nord di Napoli, probabilmente avrebbero preso atto delle loro illusioni circa l’aiuto risoltutivo degli alleati per arginare la reazione tedesca e magari avrebbero cambiato idea. Eisenhover decise pertanto che in nessun caso si sarebbero dovuti svelare i piani operativi alleati e la resa italiana avrebbe dovuto avvenire prima dello sbarco di Salerno.

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