25 luglio: una spiegazione

L’avv. Mario Zamboni, citato nell’articolo “25luglio: dall’altra parte” ha dunque rappresentato in quel momento un utile collegamento tra il mondo politico rappresentato da Grandi e la casa Reale rappresentata da Aquarone.

In un’intervista del 1989 disse:
il Gran Consiglio, bisognerebbe sapere e ricordare, fu convocato in seguito ad un pronunziamento di gerarchi fascisti fatto a Mussolini il 18 luglio 1943. Il Duce non aveva più convocato una seduta dal settembre del 1939 nella quale venne deliberata la non-belligeranza.
Alcuni gerarchi, fra cui Giuriati, Farinacci, De Bono, pensarono di andare da Mussolini per chiedergli cosa dovessero dire agli italiani in quel momento così delicato e di sofferenza. Si pensò necessario interpellare gli organi di Partito, la Casa Reale, per trovare uno spiraglio per risollevare il morale dal momento che la guerra si era rivelata perduta e gli organi del regime dovevano assumersi le proprie responsabilità.
Quindi, fu notorio che il 20 Mussolini diede l’ordine di convocare il Gran Consiglio. Grandi arrivò a Roma la sera dello stesso giorno -.

Il giorno 21 luglio sono stato convocato da Aquarone perchè avrebbe avuto piacere di incontrarlo; come ho già detto, andai da Grandi che l’incontro non era possibile per due ragioni perchè stava studiando il ritorno di tutte le funzioni governative al Re e perchè esisteva un fondo di lealtà nei confronti di Mussolini.
E poi c’era la formula per avviare la procedura, per merito di Grandi e del Guardasigilli on. De Marsico, che si appellava all’art. 5 dello Statuto che prevedeva il ripristino delle prerogative governative del Re. L’articolo 5 recitava: il Re dichiara sempre la guerra e tratta l’armistizio.
Molti non capirono questo.
Nessuno capì la ragione primaria dello Statuto.
Vero è che Grandi deplorò in modo assoluto l’arresto di Mussolini fin dal primo momento, perchè trovava inutile l’arresto di una persona che si era messa a disposizione del Re dal 1925 con quella lettera famosa nella quale si metteva a disposizione del volere del Re, in ogni istante.
Ricordo che nel mese di gennaio il Re pensasse ad una soluzione in cui promotore fosse Grandi e la cosa potesse contemporaneamente anche mitigare il Colpo di Stato che si stava preparando.
Il Sovrano, allo stesso tempo, non voleva nemmeno perdere la collaborazione di uomini di valore come Grandi stesso, Federzoni, DeStefani, DeMarsico, Gorla, Tumedei, Bottai -.

Ancora relativamente alla domenica 25 luglio si nota uno scritto di von Mackensen (ambasciatore tedesco a Roma) a Ribbentrop:
L’ambasciatore giapponese Hidaka mi ha raccontato di aver avuto una conversazione con il Duce alle ore 12… e il Duce non gli aveva dato l’impressione di un uomo che non fosse sicuro della propria posizione -.
E questo è tuttora un mistero; una questione ancora aperta sul saper che cosa abbia indotto il Duce a dimettersi il pomeriggio del 25 luglio, così, senza reagire. Ciò, unitamente al dilemma che tormentò per anni sul “come mai” il partito fascista si fosse liquefatto in 24 ore senza un solo gesto di resistenza.

Interessante.

In “storia segreta del 25 luglio” di Bellini si ricostruisce una versione dei fatti sostanzialmente diversa da quella ufficiale e fantastica.

– Se Mussolini non fosse stato arrestato a Villa Ada (leggi: villa Savoia) quella domenica pomeriggio in modo così vile, avrebbe dato il via ad una serie di iniziative diplomatiche già concordate con il ministro giapponese Tojo.
– In particolare avrebbe intimato ad Hitler di avviare negoziati di pace con Stalin; in caso contrario l’Italia ed il Giappone, sciogliendo sicuramente il patto Tripartito, avrebbero agito autonomamente legalmente.
– Se necessario, il Duce, in sintonia con l’Alto Comando della Wehrmacht, avrebbe lavorato per emarginare il Fuhrer.
– Una volta definita la pace separata con Stalin (la vita è fatta di contratti che si interrompono) la Germania avrebbe potuto concentrare la sua potenza bellica (ancora ragguardevole) sullo scacchiere occidentale.
– Mussolini avrebbe potuto riassumere un ruolo centrale al vertice dell’alleanza con Germania e Giappone.
– Hitler, venuto a conoscenza del progetto del suo “ex amico”, secondo il libro citato, oraganizzò un contro-piano strategico per arginare il rischio scaturente dal progetto Mussolini-Tojo.
Di conseguenza, le mosse del Fuhrer sarebbero state:
– un ultimatum a Vittorio Emanuele III: o abbandonare Mussolini al suo destino, oppure avrebbe scatenato nelle ore successive l’operazione Alarico con l’occupazione di Roma.
– Il Re e Mussolini, nel corso dell’incontro del 25 pomeriggio, prendono atto del tremendo rischio minacciato dal Fuhrer e giungono alla conclusione consensuale di licenziare il Duce.

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: