Bormann: new secret report 2

Nel 1964, Bormann fu nuovamente visto, nella zona di Villa Ballester,
in una fabbrica di birra visitata frequentemente dai tedeschi. L’informatore in questo caso era T. Karlokowski, un noto truffatore che vendette fasulle
monete d’oro. Karlokowski era solito viaggiare tra questi paesi vicini, e quindi, è stato sicuramente in grado di scoprire che Josef Mengele
era ben protetto dal colonnello Arganas, dell’esercito paraguaiano e
che era coinvolto nella vendita di macchine agricole.
E’ stato confermato che si incontrarono nel birrificio quando improvvisamente apparve il sign. Goldstein (evidentemente, Bormann). Era accompagnato da un giovane biondo, apparentemente un tedesco. I convenevoli furono particolarmente brevi. Bormann disse che il giorno seguente stavano per  tornare a sud, in una fattoria della Patagonia.
Di nuovo, la pista di Bormann andò ancora persa.

Tracce si ripresentarono nel 1968 quando un giorno si presentò nello studio medico del dott. Francisco Ubistondo, ad Arenales, sulla strada per Pueyrredon. Sembrava soffrire di dolore associabile all’epatite. Il paziente si lasciò sfuggire molte parole in tedesco e la cosa insospettì il medico. Il caso poi venne alla ribalta nel momento in cui il dottore ne parlò con l’informatore Zuccarelli che più tardì lo comunicò all’agente Rodriguez che gli mostrò una fotografia di Bormann e Mengele per identificarlo ed infatti risultò trattarsi proprio del braccio destro di Hitler. Ma intanto era nuovamente sparito.

Altri avvistamenti confermati, certificati da persone sicure, riportano che Bormann, per un breve periodo, in Buenos Aires. Poi si ritirò sulle Ande argentine in un ranch di 5000 acri, con bestiame e pecore, a circa 60 miglia a sud di San Carlos de Bariloche e lì sembra rimasto da quando Juan Peron fu costretto a cedere il potere nel 1955. Poi sembra spostatosi in un’altra casa sicura e remota per altri due anni.
Attraverso tutto questo tempo si continuava a ricevere informazioni che il nazista era l’oggetto di una intensa caccia internazionale all’uomo: era inseguito da agenti britannici, americani, della Germania occidentale e dai confidenti del centro di Wiesenthal, ma il trovarlo risultava davvero troppo difficile. L’organizzazione di Bormann aveva molti collegamenti politici e commerciali nelle capitali di molte nazioni attigue ed il muovere troppo polverone nella ricerca avrebbe potuto mettere in crisi i rapporti politici con questi paesi.

Di sicuro è accertato che, dal Cile, Bormann ha continuato per molti anni la sua complessa attività di affari gestendoli da Kolonie Waldner. Si è servito di esperti amministratori aziendali professionisti che tornavano settimanalmente per portargli i rapporti sugli investimenti e le notizie sulla crescita delle società controllate. E’ poi stato visto e fotografato come sorvegliante delle piantagioni, con stivali, pantaloni e camicia di colore bianco, un cappello panama a tesa larga. Un cappello del genere, oltre ad essere una protezione dal sole era anche la protezione dai ragni velenosi che cadevano dagli alberi.

Dopo questo periodo, sembra che sia tornato sulle montagne argentine al confine col Cile. Si parla degli anni 70.

Tanto per dare delle cifre dell’epoca, un censimento sommario (preso per difetto) attribuisce che in queste zone la popolazione dell’Asse, per esempio in Colombia, totalizzava 5804 persone: 4.113 tedeschi, 1572 italiani e 159 giapponesi.
Dagli anni quaranta queste comunità dell’Asse erano continuamente in comunicazione tramite la stazione radio locale in Valparaiso, in Cile.
Una stazione radio, diremmo, – futuristica per l’epoca – che trasmetteva in Germania informazioni dagli agenti operanti in Cile, Argentina, Perù, Colombia, Ecuador, Guatemala, Mexico e gli Stati Uniti, gestita dalla tedesca Compania Transportes Maritimos, che disponeva anche di un proprio servizio armato di sicurezza impenetrabile.

E’ stato confermato che oggi Bormann può essere paragonato al classico presidente del consiglio di amministrazione di un vasto complesso commerciale internazionale, di un’organizzazione che deteneva
risorse maggiori rispetto a qualsiasi società di investimento privato, a Wall Street.
Bormann, per quanto invecchiato, ha continuato a guidare il destino del suo impero finanziario, rimanendo sempre nell’ombra.
Con il merito di essere stato sufficientemente prudente e tanto previdente da
rendersi conto che le risorse che controllava dovevano essere collocate in
mani più giovani, e oggi il consiglio direttivo senior del gruppo Bormann si riflette in una generazione più giovane, comprendente manager professionisti, avvocati e finanzieri, che stanno pilotando il commercio ed il denaro spostandosi tra i mercati delle Americhe e l’Europa.
Esperti economisti hanno affermato che l’organizzazione di Bormann ha il massimo in fatto di potere e in sostanza, nessuno può manometterla.
E’ stato detto: “Non puoi attaccare queste persone; se lo fai può essere estremamente rischioso.”

Per tutto questo, e per quello riportato su diversi testi scritti nel nuovo secolo, se la Germania non ha potuto vincere la guerra sul campo, a mio modo di vedere, è stata per anni sul punto di vincerla in campo economico e a livello mondiale.

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