Stalingrado. il Fronte aereo

Per tutto luglio e agosto 1942, artiglieria e Luftwaffe avevano martellato la città con ogni mezzo respingendo abbastanza agevolmente ogni resistenza incontrata.
L’aviazione sovietica aveva diradato molto le sue incursioni e non aveva rappresentato fino a quel momento un pericolo molto serio.
Dopo 2 mesi abbondanti di lotte furiose nel centro abitato, il 22 nov 1942 il Comando aereo tedesco venne informato che la base Stukas di Kalach (sul fiume Don) di Junkers 52 era stata improvvisamente distrutta. La situazione era diventata pesante.
Le colonne sovietiche avevano circondato la zona di Kalach intrappolandovi ben 250mila uomini. Paulus a Stalingrado venne informato via-radio che a causa del freddo e del pericolo dei caccia sovietici il ponte aereo dei rifornimenti, già precario, era ormai impraticabile.


Hitler venne informato della situazione facendogli presente che l’accerchiamento doveva essere spezzato, altrimenti sarebbero servite almeno 700 tonn. al giorno di rifornimenti e solo macellando tutti i cavalli da traino si poteva scendere a 500 tonn., ma un punto chiave del ponte-aereo era l’importanza di evacuare i moltissimi feriti ed ammalati che ogni settimana aumentavano sempre e che i viaggi avrebbero dovuto di conseguenza aumentare.
Il Fuhrer preoccupato ordinò che tutta la zona venisse messa sotto tiro con un tiro incessante per evitare una possibile avanzata sovietica a fianco di Stalingrado.


Goering assicurò il Fuhrer che avrebbe consegnato il necessario alla 6° Armata senza alcun problema. Intanto la temperatura era scesa a -20 gradi e le cose stavano per peggiorare ancora.
Il 24 novembre alle unità aeree di Tatsinskaya e Morozovskaya venne ordinato di consegnare ogni giorno 300 tonn. di armi e carburante a Stalingrado. 3 giorni dopo la 6° Armata richiese più viveri ma le scorte si stavano assottigliando. Ma a causa del tempo inclemente e la carenza di mezzi, solo un terzo di Junkers 52 poterono decollare e sole 65 tonn. di rifornimenti vennero consegnate. Nei giorni seguenti ne arrivarono ancora meno.
Il 30 nov. venne registrata una settimana terribile: una tempesta di neve dopo l’altra, la situazione era disperata.
Fu chiaro che gli Junkers 52 non erano sufficienti a rispettare le consegne, perciò vennero quindi in aiuto gli Heinkel della base di Morozovskaya e per difendere le basi di decollo furono inviati altri Messerschmitt 109 e Stukas.
In questo modo riuscirono a portare 100 tonn. di rifornimenti al giorno, ma era ancora appena 1/5 del necessario per Stalingrado.
Dopo qualche giorno il tempo non concesse la possibilità di decollo e il grande freddo ridusse in modo drastico il numero di aerei disponibili. Gli aerei erano tenuti sulle piste; mancavano strutture, legna per costruire ripari e la contraerea era insufficiente.
Nel frattempo la 4° Armata (30:33) si era preparata a portare aiuti a Stalingrado ma la 6° Armata aveva bisogno di rifornimenti di carburante per andarle incontro. Tra il 19 e il 20 decollarono circa 450 missioni e furono trasportate 700 tonn. di approvvigionamenti ma il 22 cadde la nebbia e il ponte aereo stava cadendo. Nel frattempo, i sovietici erano riusciti a spezzare le linee tedesche sul Don puntando verso Rostov e minacciando Tatsinskaya e Morozovskaya.
Le difese tedesche a nord di Tatsinskaya furono travolte.
I 180 Junkers si prepravano a decollare, ma Goering ordinò che non si muovessero, anche se da loro dipendeva il ponte aereo per Stalingrado. Il 24 dicembre l’artiglieria sovietica cominciò a martellare le linee tedesche mentre le truppe stavano avanzando nella nebbia. I soldati a difesa della pista, gli ufficiali, riuscirono a stento a scappare dalla base proprio mentre un carro sovietico T-34 stava irrompendo nel perimetro della base. Molti aerei raggiunsero basi più ad ovest, ma vennero abbandonate molte munizioni e molti viveri.


Il ritardo voluto da Goering si rivelò determinante per le truppe a Stalingrado. Nuovi attacchi sovietici di metà dicembre vennero respinti dai bombardieri Stukas, ma solo fino al 3 gennaio, quando anche la base di Morozovskaya venne evacuata.
A quel punto la Luftwaffe operava da SSalsk e da Novocherkasssk, 90 Km più ad ovest.
Da Natale ’42 alla prima settimana di gennaio gli approvvigionamenti furono superiori alla media ma poi la nebbia ritornò, frustrando nuovamente il ponte aereo vitale.
I sovietici, una volta individuate le rotte della Luftwaffe, disseminarono i tracciati con un infinità di batterie contraeree e incursioni di caccia sopra Pitomnik.


Il 16 gennaio 1943 anche la base di Pitomnik cadde. Era stata attaccata dai caccia Mig3, Il2 e Lag3 fin dal dicembre.
L’ultima base possibile per i tedeschi fu Gumrack, ma ormai era una questione di ore.
Il fronte orientale si era rivelato troppo costoso per le risorse di qualsiasi esercito, anche per quello della Germania più forte di sempre.
La gestione dissennata delle forze e delle retroguardie si stava rivelando letale per Hitler, che ora stava collezionando sconfitte su tutti i teatri di guerra. Oltretutto, le truppe erano ormai definitivamente disilluse sull’arrivo delle famose Wunderwaffe.

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