Mussolini a Tripoli. Oggi

Il 29 giugno i pochi civili che cir­colano nelle vicinanze dell’aeroporto, a Tripoli, sono tenuti d’oc­chio da una fitta schiera di agenti in borghese. Proveniente da Guidonia, atterra un misterioso aereo seguito a poca distanza da altri apparecchi di scorta, dai quali discendono alcu­ni funzionari e diversi ufficiali supe­riori.
Il generale Bastico, che atten­deva fremente sulla pista, si avvicina alla sca­letta dell’apparecchio e saluta mili­tarmente il ben noto personaggio che ne discende con passo rapido e si­curo.

Mussolini, in quasi tutta segretezza, è piombato in volo da Roma per non perdere l’occasione di un trionfale ingresso ad Alessandria, che l’anda­mento delle operazioni lascia presa­gire come imminente. L’aereo del duce riparte subito per Derna, dove è pronto ad aspettare il capo di Stato Mag­giore Cavallero che accompagna il capo del governo italiano al villag­gio Berta, nell’alloggio preparato ap­positamente per lui.
Mussolini at­tende con crescente impazienza che Rommel riesca a superare la resi­stenza inglese a El Alamein per rag­giungere Alessandria. Inganna l’at­tesa fra escursioni, visite ai prigio­nieri di guerra britannici e partite di caccia.
Fra una cosa e l’altra, fa progetti per la sistemazione politica dell’Egitto dopo l’occupazione. Tele­grafa istruzioni a Roma e sollecita il parere del Fuhrer, il quale ritiene il problema un po’ prematuro.
Il primo luglio nomina Cavallero maresciallo e lo spedisce in Italia per accelerare l’invio dei rifornimenti necessari a sbloccare la situazione, sempre più incresciosa e ridicola per lui.

Intan­to ad El Alamein le forze dell’Asse, con un centinaio di carri armati com­plessivamente, il 10 luglio impegnano una lotta disperata per cercare di superare lo sbarramento inglese.
« Dopo aver assalito invano per tre giorni la posizione di El Alamein, de­cisi di sospendere per il momento la offensiva » scrive Rommel.
« Il moti­vo era che il nemico diventava con­tinuamente più forte e gli effettivi delle mie divisioni erano ridotti a 1200-1500 com­battenti e, soprattutto, che la situa­zione dei rifornimenti era straordi­nariamente tesa”.

L’atteggiamento difensivo assunto da Rommel favoriva alcune vivaci sortite britanniche dalle posizioni fortificate di El Alamein, con gravi perdite soprattutto fra gli italiani. Le operazioni acquistavano il netto ca­rattere della guerra di posizione che logorava le scarse forze dell’Asse an­cora disponibili, mentre i britannici continuavano a ricevere rinforzi e ri­fornimenti americani.
«Le nostre forze » scrive Rommel « a paragone di quelle britanniche erano ora così modeste che doveva­mo essere lieti se ci riusciva ancora di tenere il fronte ».
« Verso le 16 del 17 luglio » rac­conta ancora il comandante dell’Afrika Korps « comparvero al mio co­mando tattico il Maresciallo Kessel­ring e il conte Cavallero. Di nuovo questo ultimo minimizzò ostentatamente l’importanza delle nostre esi­genze logistiche…
Anche questa con­versazione rivelò apertamente quan­to fosse grave la situazione e come potessimo fare così poco assegnamento sulle autorità superiori italiane ».
Nei quattro giorni successivi regna sul fronte una tranquillità qua­si assoluta, ma è una calma che pre­cede la tempesta.
Gli inglesi forti di un esondante fiume di rifornimenti USA, concen­trano un gran numero di carri ar­mati e di pezzi di artiglieria e la notte dal 21 al 22 luglio scatenano una nuova offensiva che riesce però ad essere contenuta, sia pure a co­sto di ulteriori gravi perdite di uo­mini e di materiali.

Mussolini, cadute le ultime illu­sioni, riparte con il suo aereo il gior­no 20, diretto ad Atene e poi a Roma.
Durante le tre settimane del suo soggiorno in Africa non gli riesce di incontrarsi neppure di sfuggita con il generale Rommel, che tra l’altro, si rifiuta di vederlo.
«Il duce» annota Ciano «se la prende con il maresciallo tedesco… Anche il contegno dei soldati è in­solente: le macchine tedesche non cedono mai il passo a nessuno, nep­pure ai nostri generali, e non appe­na si presenta l’occasione di un po’ di bottino, prendono tutto loro. Mussolini è « furioso” anche con i militari che « per la seconda volta lo hanno esposto alla brutta figura di andare al fronte in momenti poco felici».

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