storia dell’America nazista 3parte

La cronaca del tempo ci ricorda che Kuhn cercò anche di ricevere un riconoscimento ufficiale da Hitler, una specie di benedizione spirituale e per questo organizzò un viaggio un Germania. Il momento era abbastanza particolare. In Germania stavano per iniziare le olimpiadi che avrebbero consegnato al Fuhrer una visibilità mondiale e forse anche per quello sembrò distratto. L’evento aveva lo scopo di dimostrare la superiorità della razza ariana e su questo i nazisti puntavano tutto.
Fritz Kuhn era una delle tante persone che arrivavano in Germania, che offrivano regali al dittatore, poi facevano una foto con Hitler e ripartivano quasi immediatamente.
Hitler non era uno che condivideva entusiasmi molto facilmente e forse era un suo stratagemma per smorzare l’entusiasmo di quei tedeschi che in America avevano dei parenti e che potevano ritenere utile un’alleanza degli Stati Uniti con la Germania, quindi, probabilmente, Kuhn era l’ultima persona che Hitler avrebbe voluto incontrare e l’incontro non portò di conseguenza i vantaggi sperati; Hitler si mostrò distante, piuttosto freddino, poco propenso a concedersi, ma Kuhn, dopo un momento di sgomento seppe interpretare l’atteggiamento a suo modo e ugualmente trovarne il lato positivo.


Al ritorno in patria annunciò addirittura al suo entourage che l’incontro si era rivelato proficuo e che Hitler lo aveva esortato a continuare così.
In America molte persone americane ma di origine tedesca, eccitate dal momento storico, si sentirono autorizzate a creare altri campi nazisti: i più importanti erano quelli di Camp Siegfried (Long Island) e Camp Norland (New Jersey).

I partecipanti, così separati dal resto della popolazione americana, vivevano nel culto di tutto ciò che era germanico; molti di loro pur parlando in americano ostentavano un forte accento tedesco, quasi a marcare le differenze di etnia, indossavano abiti tipici tedeschi e cibi tradizionali senza curarsi del fatto che il resto della società americana li osservava ed aveva paura di loro.
Se i campi del Bund erano costituiti prevaletemente da adulti, le speranze più profonde erano riposte nei giovani, perfettamente indottrinati, ai quali era insegnato di non dipendere dagli altri, di formare squadre sventolanti le bandiere naziste, di ostentare la superiorità razziale e la loro condizione e vita sociale. Plasmavano il corpo e la mente.
Si vedevano bambini di 10/14anni marciare e correre in divisa e gridare di essere i nuovi nazisti.


I costumi e le attività tedesche cominciano a fare notizia sino ad arrivare in prima pagina e si moltiplicano le ostilità anti-naziste e spesso si concludono in modo violento.
Vennero promosse anche giornate di lotta contro il nazismo perchè la popolazione voleva far capire che esisteva anche un’altra Germania. Le organizzazioni ebraiche organizzarono una vera lotta armata perchè si accorsero che non esisteva un altro modo così efficace di contrastarli, la legalità non era d’aiuto e per scoraggiare i raduni di massa e le riunioni serali non si vedeva altra soluzione.


Nel 1938, dopo diverse vicissitudini, il governo americano prese una posizione per limitare l’influenza del Bund e impose ai rappresentanti degli imprenditori stranieri di comunicare la loro identità al Dipartimento di Stato.
Berlino si infuriò. Hitler desiderava che l’America rimanesse del tutto isolazionista e ci vedeva un pericolo, Kuhn invece rimase in disparte.
Nel 1939, poco prima dell’invasione delle Polonia, Kuhn decise di organizzare un raduno che diventò il più grande mai effettuato e il più pubblicizzato della storia del Bund.

Al Madison Square Garden venne annunciato l’evento sollevando le ire della fazione ebraica e il giorno del raduno, per proteggere i nazisti, furono mobilitati migliaia di poliziotti.
Il 20 febbraio una folla di 20mila nazisti si accalcarono all’interno del Garden e videro sfilare la versione americana delle SS, tra musiche tedesche di Wagner, un’enorme stendardo di George Washington che incombeva sul palcoscenico con accanto una bandiera americana e, sul podio, una nazista.


Ma nel momento in cui Kuhn iniziò il discorso una persona si gettò improvvisamente sul palco ma venne subito circondato; ne seguirono momenti di tensione, anche perchè fuori c’erano migliaia di persone che aspettavano che uscissero i nazisti che furono aiutati ancora una volta dalla polizia che difendeva la libertà americana di esprimersi.
Il fatto ebbe risonanza sui giornali in tutta la nazione e diede luogo ad una nuova inchiesta governativa, questa volta sui finanziamenti a favore del Bund. Venne messo in luce che Kuhn avrebbe preso indebitamente 14mila dollari dai fondi dell’organizzazione e poche settimane dopo venne rinchiuso in prigione.
Poche settimane più tardi viene avviata un’altra indagine, la terza in cinque anni, sulle possibili attività anti-americane del Bund.
Nel corso di un’udienza Kuhn si vantò del fatto che il Bund aveva oltre 20mila membri e uffici in 47 Stati e che meriteva più considerazione.
Nel 1941, mentre la commissione stava per mettere fuori gioco il Bund per sempre il Giappone bombardò Pearl Harbour e il proditorio attacco pose fine all’indagine.
Il momento bellico e il sentimento anti-nazismo del Paese costrinsero il Bund a battere in ritirata; dopo aver cercato di diffondere inutilmente un’ideologia mai accettata dalle grandi masse americane fu costretto a sciogliersi definitivamente e rimase nella storia un fatto americano, si dirà, senza alcuna rilevanza politica.

fine terza parte

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