Hitler e la CIA. piccole note team557

Dal 1945 in poi non si pensi che la vita di Hitler ed del suo entourage sia stata facile. E poi nessuno ha parlato più di Eva Braun. Ci si è fatto caso?
Ma per la signora o signorina, al tempo (non ci è dato sapere…) la vita deve aver regalato momenti di pura tribolazione. Perchè intanto c’era, o c’erano, figli piccoli da accudire, con tutto quello che comporta, e con tutti gli spostamenti al primo cadere di una foglia: le ripercussioni della guerra persa, il fallimento dei propri obiettivi, la paura di perdere quanto da portare ogni volta, i rapporti da mantenere (anche col denaro); quegli argomenti erano destinati a pesare come macigni. Otretutto, nella sua posizione, superando l’aspetto-orgoglio, credo che occorressero sempre moltissime energie nervose e fisiche, per superare quei momenti.

Penso che la paura oggettiva di essere catturato fosse l’ultima delle sue preoccupazioni. Leggendo molto di quello che mi è capitato tra le mani ho maturato la convinzione che questo signore, senza nessuna difficoltà, ha potuto girare indisturbato in tutto il Sudamerica. 15 giorni da una parte, 2 mesi da un’altra, sempre in compagnia di gente che parlava tedesco e parlava il suo verbo politico. Tutto questo, cullato da un’indifferenza locale impressionante. E poi la guerra europea era una cosa così lontana…
Non era importante. Se anche qualcuno lo poteva aver visto, non faceva quasi alcuna differenza.. In più, il tempo giocava a suo favore.
In fondo si trattava di ricominciare da un’altra parte, però con tanti mezzi. Almeno inizialmente.

Sul sito El Comercio, in base ad una traduzione sommaria, appare la dicitura che secondo alcuni la CIA e l’MI6 avrebbero potuto arrestarlo!
Certo. Facile come bere un bicchiere d’acqua!

Dunque:
l’MI6 sapeva quello che la CIA gli faceva sapere e forse qualcosa meno…
la CIA sapeva benissimo che proprio perchè si trattava di Sudamerica le cose erano più complicate del solito.
A parte il fatto che con tutte le guardie del caso, quando qualcuno di estero viene a mettere il naso in comunità tedesche radicate in zone così particolari, queste si chiudono a riccio e non si riesce neanche ad arrivare, con tutti gli informatori sguinzagliati ovunque, chi lo deve sapere ne viene a conoscenza per tempo e con largo anticipo e regolandosi di conseguenza. Come minimo.
Senza contare, ne ho già parlato, dei problemi legali che la cosa avrebbe comportato. Non è che uno arriva in un altro stato, gira dove vuole e fa quello che gli pare: no! Un conto è averne il sospetto, un conto è il poterlo fare. Verosimilmente, con l’Argentina di Peron c’era poco da fare e da sperare. Casomai, poteva essere praticabile l’inverso: cioè che si facesse vivo Hitler per scambi di informazioni o altro. Alla fine degli anni ’40 Hitler era ormai solo un civile, anziano, senza autorità e solo icona di una guerra finita e sepolta; adesso c’era un altro interesse concentrato a Oriente e molto più pressante.

L’opinione mondiale aveva acquisito l’informazione che Hitler era morto suicida nel bunker di Berlino e la cosa era finita lì.

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