Obersalzberg: a cena con Hitler

terza parte

 

La cena era servita fra le otto e le otto e mezzo e trascorreva nel­lo stesso modo del pranzo di mezzogiorno, cioè fra conversazioni ba­nali. Intorno alle dieci cominciava la riunione serale sulla situazione militare. Poi Hitler firmava documenti, che potevano riguardare ono­rificenze a ufficiali e industriali, l’autorizzazione alle nozze fra ap­partenenti all’esercito e donne straniere*, oppure condanne a morte di ufficiali accusati di disfattismo.
In quelle ore Eva Braun di solito assisteva con le sue amiche a proiezioni di film americani a colori. Quando esse ritornavano nel salone attiguo alla sala nella quale si trovava Hitler, si facevano senti­re da lui ridendo e parlando forte. In questo modo volevano fargli capire che «era il momento di lasciar perdere la guerra» e che da allora in poi doveva dedicarsi alle signore. Contemporaneamente si scioglievano i cagnolini di Eva Braun, Negus e Stasi, che comincia­vano a rotolarsi sul tappeto.
Allora Hitler faceva la sua comparsa tra le signore. La sua espres­sione cupa si rischiarava a vista d’occhio. Nella sala attigua le ordi­nanze accendevano il fuoco nel camino. Hitler, Eva Braun, sua so­rella Gretl, la dama di compagnia di Eva, la signorina Kastrup, le ami­che di Eva, Morell, Hoffmann, Dietrich, Brandt, Bormann, gli aiu­tanti di campo e le segretarie si riunivano di nuovo nella sala.
Hitler si sedeva accanto al camino, vicino a Eva Braun.
Le signore si divi­devano in gruppi, sedute o mezzo sdraiate sui sofà e nelle pesanti poltrone di peluche collocate a semicerchio attorno al camino.
Erano le cosiddette serate da tè. Le ordinanze servivano champa­gne, liquori, tè, caffè e uno spuntino. Certo. per non soffrire troppo.
Eva Braun, avvolta in una cap­pa di pelliccia, sedeva in una poltrona con le gambe raccolte sotto di sé. Quando era presente Hitler restava silenziosa e preferiva ascol­tare le sue amiche che chiacchieravano del film appena visto.
Hitler chiedeva a Günsche: «Mi dia l’album dei dischi».
Nel grande armadio a muro si trovavano migliaia di dischi.
Al­l’Obersalzberg Hitler preferiva la musica leggera.
Ascoltava sempre le stesse melodie da operetta di Lehar e Suppé.
Per finire si ascoltava sempre l’ouverture della Vedova allegra.
Hitler poteva ascoltare dischi di musica fino alle due o alle tre di notte. Soltanto dopo si recava nei suoi appartamenti privati.
Eva Braun di regola si congedava pri­ma.

Quando Hitler se n’era andato, Bormann diventava una persona irriconoscibile. Completamente diversa. Finché Hitler era presente, egli recitava la parte del­l’uomo oberato di lavoro, ma dopo lasciava cadere la maschera e tra­scinava tutta la compagnia a una festa nella sua villa. Si facevano ve­nire le automobili all’ingresso laterale del Berghof, le amiche di Eva Braun, Hoffmann, Morell, Lorenz, gli aiutanti di campo e le segre­tarie di Hitler ci montavano su accalcandosi e tutti andavano da Bormann.
La sua casa era sempre illuminata a giorno. Le ordinanze SS servivano cham­pagne, cognac, liquori e dolci. Da un grande mobile a grammofono risuonava una scatenata musica da ballo americana.
Bormann abbrac­ciava la sua amante, un’attrice di Dresda, che viveva nella sua villa, e volteggiava con lei per tutto il salone.
La moglie di Bormann faceva gli ono­ri di casa. Egli la faceva alzare dal letto solo a questo scopo. Da immaginare è la felicità di questa donna.
La donna aveva dato a Bormann undici figli e gli era devota come una schiava. L’aveva costretta a fare buon viso al fatto che le sue aman­ti vivano con loro sotto lo stesso tetto.
Le «serate danzanti» di Martin Bormann, il rappresentante di Hitler presso il partito nazista, erano note per la loro sfrenatezza.
Simili intrattenimenti notturni erano molto frequenti all’Obersalzberg, in particolar modo, negli anni di guerra fino al 1943.

 

* ci devo scrivere qualcosa perchè è meraviglioso. Troppo. Per la sua assurdità.

fine terza parte

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