effetto PERSUASIONE

… ovvero: “come conquistare un popolo“.

 

Ai raduni di Norimberga Hitler poteva parlare a migliaia di fanatici, ma alla radio avrebbe potuto rivolgersi all’intera nazione germanica e oltre.
Questa fu la grandissima idea di Goebbels.
A mio modo di vedere: molto è nato a questo punto: con l’illuminazione avuta dal Ministro della Propaganda che ha abbracciato una tecnologia fino a quel momento ancora abbastanza oscura.

 

 

La radio

 

 

(1930)

 

 

Con un colpo da maestro, Goebbels lancia la produzione di un ricevitore radio ad un prezzo decisamente abbordabile per le masse.
Non appena nel 1933, quando Hitler sale al potere, il Volksempfänger, diventa il mezzo principale attraverso il quale la dottrina nazista entra nelle case tedesche con una larghissima diffusione.
In questo modo, se da un lato nei successivi sei anni la vendita degli apparecchi quasi quintuplica, dall’altro il nazismo acquisisce una popolarità impressionante in Germania ed all’estero.

Alla vigilia della guerra c’erano più radio nella case della gente, in Germania, che in qualsiasi altro Paese del mondo, America compresa.
Ma facciamo un piccolo salto indietro.
Secondo Goebbels però, un tale strumento di propaganda può essere utile solo se controllato integralmente.
Per riuscirci bandisce ogni altra voce pubblica: nel 1935 vengono chiuse 1600 pubblicazioni, nel 1938 altre 10mila sono dichiarate illegali.
La radio diventa la voce della Propaganda, abilmente inframezzata alle altre attività giornaliere per far sembrare “accettabile” il messaggio nazista.
Il Ministro, ben presto, prende in mano tutte le radio private che saranno da subito sotto il suo controllo.
Goebbels aveva capito che non bastava trasmettere i discorsi di Hitler 24 ore al giorno; doveva per forza esserci anche altro: quello era solo una parte dell’effetto di persuasione che desiderava ottenere. Poteva e doveva raggiungerlo anche con altri mezzi, come la musica, la commedia e i dibattiti. Per questo diventò così efficace sulla gente: con tutti gli strumenti più moderni ed in voga.
Così i messaggi della Propaganda sono semplici, patriottici e deliberatamente condivisi. Già nel 1935.
Identificare un nemico comune promuove il senso di unione e di superiorità razziale. Il grande “mantra” di Goebbels era – ripetere, ripetere, ripetere! –
I messaggi ripetevano: “Hitler è il nostro salvatore!, Hitler è un genio!, noi abbiamo ragione!, gli ebrei sono cattivi…; frasi che ripetute ovunque, ancora ed ancora, hanno fatto il lavaggio del cervello ad una nazione che, a guerra finita, sarà poi dichiarata “particolarmente sensibile“.
Ricordo questa frase che spesso negli anni ’70 era recitata, parlando dei tedeschi, quasi a voler spiegare la loro accondiscendenza al nazismo.

Comunque, in questo modo sono costretti ad assorbire le idee di Hitler sugli ebrei (che hanno fatto perdere la Prima Guerra mondiale) e sul comunismo, o meglio: il bolscevismo, che ostacola e minaccia la prosperità della Germania.

Parte molto importante ed implacabile della Propaganda era il desiderio e la necessità di indottrinare i ragazzi molto giovani; nel 1933 oltre 2 milioni di questi si sono iscritti volontariamente alla “gioventù hitleriana” per via di un chiaro dogma di Goebbels: “se li forgi da piccoli, puoi fargli credere quasi tutto quello che vuoi!“.
Ed è così che in brevissimo tempo la HitlerJugend diventa l’unica organizzazione ammessa, per legge, in Germania.
A questo proposito, voglio ricordare una bellissima serie (in 4 puntate) di documentari dal titolo: “Figli di Hitler“, andati in onda negli anni 2006/2007 su History channel.

per i + curiosi: le puntate erano: Seduzione – Formazione – Arruolamento – Sacrificio.

In tutta la Germania, grazie alla propaganda e di seguito al mezzo-radio, vengono fondato oltre 40 centri politici che si occupano della formazione dei futuri leader nazisti.

 

centro di formazione SS – Lipsia (oggi)

Come gran parte degli stabilimenti di formazione anche quello di Lipsia ammette solo maschi dai 10 ai 18 anni, solo 3 scuole sono destinate alle donne; mentre i maschi vengono formati per la guerra, le donne imparano a sostenere i loro uomini (in tutti i sensi possibili), a gestire la casa e, se possibile, a mettere al mondo dei bei bambini biondi e con gli occhi azzurri, ai quali affidare i 1000 anni del Reich.
Le madri erano entusiaste di mandare i propri figli in quelle scuole; quelle riluttanti erano sobillate dai parenti, dai vicini di casa, dagli amici, ad inviarli per il bene ed il loro futuro. Impossibile resistere.
I messaggi radio parlavano continuamente di un futuro meraviglioso per i ragazzi della HitlerJugend. Dalle città più importanti c’erano partenze pre-ordinate per sottoporre i reclutanti ad una selezione che poteva durare fino ad una settimana.
Per radio venivano forniti tutti i dettagli per le partenze, i tempi di preparazione, per l’abbigliamento consigliato. Non potevano sussistere dubbi di nessun tipo. Era, su tutto, un obiettivo comune finalizzato alla crescita della Nazione.
Doveno essere ariani, bianchi come la neve e fisicamente perfetti; persino chi portava gli occhiali era escluso dalle formazioni. Obbedienza e coraggio erano le virtù più importanti; dovevano poter correre in una foresta buia (immaginaimo il terrore di un bambino di 10 anni), saper perfettamente nuotare e sapere buttarsi in acqua da 3 metri di altezza, mentre i nuotatoti dovevano buttarsi dal terzo piano dell’edificio su un telone, senza la minima esitazione. A qualsiasi età.
Con questi requisiti oltre la metà dei selezionati non riusciva a superare i primi durissimi 8 anni di scuola. Le madri lo sapevano, ma dicevano tra loro:
mio figlio ce la farà: per il Fuhrer!”.
Per gli espulsi la vita spesso finiva in tragedia o emarginazione.
In radio però, queste cose non venivano riportate.

 

thanks to Guido Hanselmann for his support

fine prima parte

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