la battaglia di Mosca 2

seconda parte

Il FeldMaresciallo von Bock non ha dubbi: la riuscita della prima fase sarà completata – dice – al massimo entro 6 o 7 giorni.
La seconda fase avrà inizio subito dopo.

Il Maresciallo Koniev, che comandava in quei giorni il Fronte occidentale e sarà presto sostituito dal maresciallo Zhukov, ha raccontato che il 2 ottobre i tedeschi sferrarono un attacco molto potente contro Briansk e già il giorno 7, data la preponderanza delle forze germaniche e soprattutto delle forze corazzate, le linee sovietiche a Vjazma e Briansk avevavano già cominciato a crollare.
Il 7 sera l’accerchiamento di Mosca poteva dirsi completato e particolarmente forte, sul lato della strada Mosca/Minsk.
Il Maresciallo George Zhukov, allora Comandante del Fronte di Leningrado, (nella foto con lui, sono lo scrittore Simonov e il gen. Pavlenko) ha rivelato che il 7 sera si recò al Cremlino, nello studio di Stalin; il dittatore stava male: aveva l’influenza ma lavorava lo stesso e subito, indicando una carta sulla parete, si lamentò dicendo che la battaglia per Mosca poteva dirsi perduta. Aggiunse che non riusciva ad avere più notizie certe, non conosceva dove fosse esattamente il nemico e che fine avessero fatto le sue truppe. Stalin lo pregò di recarsi sul Fronte immediatamente per rendersi conto della situazione per informarlo.

La situazione era ormai insostenibile: tutti gli accessi a Mosca erano quasi aperti ai tedeschi.
L’unica consolazione era che le truppe attorno alla città stavano fermando il grosso delle forze nemiche combattendo eroicamente e lo fecero per molti giorni permettendo all’Armata Rossa di riorganizzarsi davanti alla città. Le armate di Koniev a difesa erano 9: oltre 2 milioni di uomini armati di tutto punto, con a disposizione una nuova arma: i lanciarazzi Katiuscia, che i tedeschi subito ribattezzarono “l’organo di Stalin” dopo averlo conosciuto nella battaglia di Smolensk in soli tre esemplari, ma ora era prodotto in serie.


Diventa subito una lotta sanguinosa, senza quartiere, i sovietici tentano ovunque di rompere l’accerchiamento; non esiste più una linea di demarcazione del fronte.
Ma sempre il giorno 7 qui cade la prima neve e i tedeschi cercano di affrettare il passo, di stringere i tempi, sanno che il freddo non è un loro alleato, si combatte corpo a corpo per aprire una via per liberare i compagni rinchiusi in una sacca. Attuano così una serie di contrattacchi e in più punti hanno successo: la linea tedesca del fronte è infranta.

E’ in questa successione che succedono le cose: si incontrano le truppe sovietiche liberatrici con quelle rinchiuse nella sacca; smette di nevicare all’improvviso e tutto si trasforma in un mare di fango impraticabile (la rasputiza, come la chiamano i russi).
La media di percorrenza, che d’estate si aggira sui 30 Km al giorno, per i cingolati non ancora completamente bloccati ora si abbassa a 2 o 3 Km.
Ma anche nel fango, le divisioni sovietiche imbottigliate continuano a battersi tenacemente contrastando le sempre più esaueste truppe tedesche. Furono giorni terribili. Nel caos del panomarama così modificato dagli agenti atmosferici “è capitato – racconta un soldato delle Wehrmacht – di trovarci i russi anche alle spalle. E’ successo, nel caos più totale, anche di spararsi tra compagni perchè non si capiva più dove fosse il fronte.

Poi i russi fecero un ulteriore sforzo per liberare la strada di Mosca con un attacco portato dalla cavalleria cosacca. Arrivarono urlando come belve ferite e molti riuscirono a passare. Dietro il varco aperto dalla cavalleria arrivò un convoglio di carri carichi di truppe; parevano dei “votati alla morte” e forse, lo erano.
Il convoglio infatti finì nel fuoco incrociato delle mitragliatrici della 2° divisione e lo spettacolo fu orrendo. Morirono tutti.
E a combattimento ultimato scoprimmo con orrore che quei soldati erano tutte donne“.

Mentre la battaglia di Vyazma continua in tutta la sua furia, a Mosca l’eco delle drammatiche notizie ha scosso la città. Durante la notte il rombo sordo della battaglia non fa dormire la gente e comiciano a correre voci allarmistiche. Si pensa che a Vyazma si stia combattendo l’ultima battaglia: la sorte di Mosca sembra segnata. Le voci sono confermate dall’annuncio del trasferimento del Governo a Kujbyšev [in origine si chiamava Samara, una città vicino al grande lago di sbarramento Volga-Samara, a 850 Km da Mosca], con trasferimento di tutti i corpi diplomatici, della bara di Lenin (trasportata in luogo segreto) e dalla proclamazione dello stato d’assedio [nota. i diplomatici occidentali e neutrali, ancora presenti a Mosca, sono invitati a raggiungere Kujbyšev col solo bagaglio a mano]. Stalin solo rimane a Mosca. però la gente pensa: “se portano via Lenin, allora vuol dire che è tutto finito!”.
Il morale sta crollando. Anche se circa 500mila persone, tra uomini e donne, stanno costruendo le difese a ridosso della città.

Oltre 2milioni di civili lasciano la città e si avviano verso oriente in lunghe colonne. In questo clima dimesso e pieno di ansia e preoccupazione i tedeschi cercano di alimentare la confusione con trasmissioni demotivanti in lingua russa e lancio di manifestini.
Le bombe cadono anche sulle colonne di civili che fuggono.

 

fine seconda parte

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