Iran 1941. cambio di rotta

Pensandoci, che cosa potevano portare all’Europa le armate russe, oltre alla loro cultura, le loro usanze, che forse un po’ sanno di oriente?
Una  risposta sicura è la bolscevizzazione.
Sull’unico territorio dove, agendo in concomitanza con gli inglesi e approfittando della debolissima resistenza offerta dagli iraniani, i russi sono riusciti a creare subito i Sovieti.
L’Iran, infatti, stando a notizie degne di fede, starebbe subendo in questi giorni del 1941 e nella parte occupata dalle armate moscovite, una specie di riforma nell’ordinamento interno che costituisce una vera e propria violazione del diritto delle genti.
Un ordinamento che prevede la revisione del modo di rapportarsi tra i civili, la nuova organizzazione delle gerarchie, dei valori sociali, dove tutto trae origine dall’intendere diversamente l’importanza di ogni cosa.
Falce e martello si accompagnano quindi al fucile ed il genere di guerra politica, tanto agognata da Stalin, per la diffusione coatta di una dottrina alla quale nessuno si vuole assoggettare, è ormai perfettamente definito.
I russi avevano preparato, nella loro orgogliosa concezione terrorista, un gigantesco piano che avrebbe dovuto portare la dottrina boscevica del comunismo, nel cuore dell’Europa se le maglie della Prussia Orientale fossero state tanto larghe da lasciar passare le colonne motorizzate di Stalin.

Il fatto che sia avvenuto esattamente il contrario non implica una rinuncia ad esaminare questo tristissimo fenomeno della tentata bolscevizzazione che in altra sede sembra godere delle inspiegabili simpatie britanniche, evidentemente esternate per nascondere un oscuro doppio gioco di cui non abbiamo la chiave. Si tratterà, probabilmente, d’un tentativo di ricatto al Continente o di un intrigo maggiormente elaborato e che nella mentalità britannica dovrebbe aiutare la lotta sul fronte principale: quella contro il nazismo ed il fascismo, erroneamente distaccati dai popoli presso i quali essi si sono sviluppati.

Tornando al discorso dell’Iran, quello che mi preme ricordare è che il povero Scià Reza Pahlavi, che sì, era in favore dell’Asse ma ciò non vuole significare che fosse un nazista, ne condivideva alcune idee ma si era dichiarato fortemente neutrale dall’inizio del conflitto, si è trovato, come dico io: dal lunedì al martedì, senza regno, senza soldi, senza casa e senza futuro certo.
Tutto questo perchè? Perchè, secondo gli inglesi, non aveva prestato sufficiente attenzione agli interessi britannici!
L’Iran era altresì colpevole di aver ospitato nel Paese una minima quantità di persone provenienti dalla rivolta scoppiata in Iraq, tacciate di essere filo-naziste, se non addirittura macchiate di terrorismo.
Stiamo parlando di 690 persone, in tutto.
Lo Scià, in virtù di alcuni accordi commerciali sottoscritti negli anni ’30, aveva chiamato numerosi tecnici tedeschi che si trovavano nel paese a collaborare ai nuovi progetti di modernizzazione appena avviati e la cosa non era affatto piaciuta a Londra, preoccupati per le sorti di una possibile azione dei tedeschi contro la raffineria petrolifera di Abadan, di proprietà della Anglo-Iranian Oil Company e da cui proveniva una cospicua parte dei rifornimenti petroliferi del Regno Unito.


Quindi, la necessità di proteggere i giacimenti petroliferi iraniani da possibili azioni tedesche, unitamente all’opportunità di stabilire un collegamento diretto e sicuro con l’Unione Sovietica attraverso il territorio iraniano, spinsero lo Stato Maggiore britannico a fare pressioni sul governo affinché autorizzasse un’azione militare contro il Paese.
E, si sa, che gli inglesi si muovono solo se ci sono interessi materiali.
Comunque, senza voler giudicare l’operato dello scià, mi sembra di poter intravedere che l’operato britannico sia alla stessa stregua di quello nazista; cioè dove arriva, fa e impone e dispone, facendo danni e badando solo ai propri interessi. Di buono c’è che non ne hanno mai fatto mistero e di buono c’è ancora che dietro non esiste un’ideologia assoluta ed invasiva.
Un discorso diverso invece andrebbe fatto per i russi, sempre mossi da un piano segreto che diventerà evidente al termine del conflitto mondiale e che ispirerà in ultimo i suoi adepti italiani, purtroppo però a bocce ferme e fino almeno al 1948, principalmente nella mia regione (leggi: PCI).

Ne ho parlato, ma ne riparlerò minuziosamente quando sarà il momento.

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