cifre di guerra, robe di guerra: sett1941

Durante un mio acuto di curiosità (ma come cacchio parlo?) sono andato a vedere 2 robe sull’impegno di Churchill nei confronti della Russia di Stalin. Begli amici!, qualcuno dirà; beh, non sempre gli amici si scelgono e, a volte comunque, è meglio tenerseli che averceli contro.

Dalle memorie del mastino inglese traggo l’informazione che il 5 settembre 1941 sono stati inviati 440 caccia Hurricane (di generazione I)  [e che ti mando gli ultimi modelli?]. La cosa, per la cronaca, costò un sacrificio decisamente pesante per l’Inghilterra che al momento doveva soddisfare continue richieste interne e da Malta. Per i non addetti a queste cose, aggiungo che oltre agli aerei servivano anche i tecnici per rimontare gli aerei sul posto (almeno 5) + 2 tecnici per spiegare l’uso del radar + alcuni traduttori (mica tutti parlano inglese e russo, anzi quasi nessuno…). Tuttociò unitamente alle promesse pianificate e controllate della nuova produzione anglo-americana che dovrà tenere conto delle nuove, continue e asfissianti richieste russe, contaccambiate da tiepidi sorrisetti di circostanza e tiepidissimi ringraziamenti, fatti sempre a voce bassa (uhm, deve essere bello essere generosi con queste persone…). Churchill, di questo, ebbe a lamentarsene innumerevoli volte ma, costretto a far buon viso a cattivo gioco, cercò sempre di soprassederne.

In effetti, il relazionarsi con i propri alleati gioca spesso un ruolo determinante, ai fini del risultato.
Tant’è che il buon Winston sollecitò l’amico Roosevelt affinchè inviasse a Londra al più presto Averell Harriman, allo scopo di poter far conoscere ai russi quali aiuti potessero aspettarsi per il 1942 in compenso delle perdite subite dalla loro industria bellica e di metterli in condizione di studiare i loro piani in conformità alle loro aspettative.

Nel frattempo di questi ciappi, ci si mise anche il Canada a bofonchiare per le 5mila tonnellate di alluminio aggiuntive alle 2000 mensili, già concordate, dicendo: «beh, se qui ce ne chiedono ancora ci mandano di corsa in rovina!».

Il 12 settembre arriverà, come un fulmine a ciel sereno, una domanda dal compagno Stalin:
Permettetemi un’osservazione a proposito del materiale consegnato (alluminio, carri armati ed aereoplani). Se il Governo sovietico fosse costretto a distruggere le unità della sua flotta a Leningrado per impedire che cadano in mano nemica, il Governo di Sua Maestà sarebbe disposto a riconoscere, a guerra finita, al Governo sovietico il diritto ad un certo compenso, da parte di Sua Maestà, quale indennizzo per le navi perdute?

Frattanto le prime missioni anglo-americane di aiuti partivano, con una flottiglia capitanata dall’incrociatore London, da Scapa Flow alla volta di Arcangelo attraverso il Mare Artico, proseguendo poi in aereo quindi, per Mosca.

Verrà consegnato quindi un protocollo di spedizioni per la Russia che conterrà promesse confortanti:

programma di un ciclo continuo di convogli, con partenza ogni dieci giorni.

giungeranno ad Arcangelo il 12 ottobre:

20 carri armati pesanti;
193 aerei da caccia;

partiranno il 12 ottobre:

140 carri armati pesanti;
100 Hurricane;
200 carri veloci Bren;
200 fucili anticarro con relative munizioni;
50 pezzi da 2 libbre con relative munizioni;

partiranno il 22 ottobre:

200 aerei da caccia;
120 carri armati pesanti.

Le cifre riportate rappresentano la quota totale di aerei per il mese di ottobre; 280 carri armati arriveranno in Russia entro il 6 novembre e, per poco dopo, la cifra salirà a 315 mensili.

In cambio, Stalin, ad ogni arrivo, rinverdiva il suo savoir faire con la richiesta continua di un secondo fronte, mostrandosi inaccessibile alle argomentazioni che ne provavano l’impossibilità. La crisi drammatica che attraversava li scusava. E l’ambasciatore a Mosca doveva sostenere perennemente il fuoco di fila delle loro richieste.

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