Aerial Oriental front 1941

part 1

Da una testimonianza non recente

Fritz Krausen, era un pilota di Junker52, un aereo adibito a mansioni di trasporto che variavano a seconda delle esigenze. Nei primi giorni dell’invasione i rischi per noi piloti — racconta il tedesco — erano davvero minimi.
La notte, qualche volta c’erano, come le chiamavamo noi, le “altalene”, cioè i piccoli bimotori sovietici che avevavano un volo non regolare nell’andare continuamente in alto poi in basso. I russi li mandavano di notte per ricognizione sul fronte per controllarci e al massimo potevano sganciare bombe di piccole dimensioni, e il giorno praticamente c’era il nulla sovietico.
ciò nonostante volavamo bassisimi; per noi era l’unica tattica possibile.

Lo Junker 52 non era un aereo da guerra: i serbatoi non erano nemmeno rinforzati non c’erano deviatori di getto per gli scarichi e per questo, durante i voli notturni illuminavamo il cielo come delle potenti torce; non c’era modo di evitare quelle scie fiammeggianti. Comunque pensavamo che il rischio di incrociare caccia russi fosse sempre molto basso e, infatti, non ci siamo mai sbagliati.
L’aviazione russa si fece viva solo il 30 giugno ed un centinaio di Messerschmitt109 si alzò in volo e fecero fuori interamente 114 aerei nemici. A quel punto, il 7 luglio Minsk era presa. E ancora molto grazie all’apporto della stessa Luftwaffe anche Smolensk 9 giorni dopo cadde perchè priva di difese aeree.
Da Berlino arrivarono ordini che raccomandavano di sostenere questa tattica del bombardamento preventivo con bombe da una tonnellata e mezzo che sembrava avere un potere di convincimento notevole; Mosca era solo a 320 Km.

Il 19 luglio però Hitler, arrivando al campo, ordinò una rappresaglia per gli attacchi sovietici su Bucarest ed Helsinki e, nella notte tra il 21 ed il 22 luglio, 127 aerei tra Heinkel111 e Junker88 decollarono da 4 basi diverse per bombardare la capitale sovietica.


A 20 miglia dall’obiettivo le cellule fotoelettriche squarciarono il cielo poi all’improvviso un vulcano di fuoco esplose sotto di noi: 796 batterie erano state dislocate e 600 caccia, compresi gli Hurricane britannici e P40 americani, piombarono sopra la città per proteggerla dal cielo. 104 tonnellate di bombe ad alto potenziale e almeno 46mila ordigni incendiari, ma con risulati minimi.


Nelle 2 notti successive furono inviati rispettivamente 115 e 110 bombardieri, poi il numero dei raid si moltiplicò. Alla fine del 1941 furono 76 i raid condotti su Mosca; 59 con solo 10 bombardieri.
La campagna di bombardamento della capitale sovietica si rivelò presto un fallimento. Secondo i sovietici, probabilmente furono le loro tattiche a frustrare gli attacchi della Luftwaffe. Per sviare i ricognitori i sovietici avevano camuffato interi quartieri disegnando case sulle mura del Cremlino, costruendo tetti sulle strade principali e disponendo un numero impressionante di cellule fotoelettriche: i piloti del primo raid dichiararono che furono abbagliati dalla luce di almeno 300 proiettori.
Su Mosca i sovietici disponevano di circa 600 caccia mentre i tedeschi delle prime incursioni disponevano di appena 150 o 200 aerei e questo solo nei raid più grandi.
Su rapporti russi dell’epoca è segnato che durante le prime 3 incursioni la contraerea sovietica e gli aerei avevano abbattuto 22 bombardieri tedeschi.
Il Comando tedesco non si spiegava la resistenza offerta ancora dall’aviazione sovietica. Il 17 dicembre Hitler aveva sentenziato che almeno 17.322 aerei russi erano stati abbattuti, catturati o distrutti al suolo. Ma i tedeschi ignoravano che nel secondo semestre del 1941 la produzione sovietica di aerei si era più che quadruplicata e un impulso notevole era stato dato allo sviluppo di nuovi modelli di caccia. I Lag3 passarono da 322 a 2141, gli Yak1 da 335 a 1019. Con 1167 nuovi bombardieri la produzione era triplicata rispetto al semestre pre-bellico; nel 1941 furono ultimati 15.735 velivoli.

Mentre l’armata nord si dirigeva verso Leningrado un pilota fu mandato in avanscoperta sulla città per studiarla; ritornò dichiarando che il centro era “pieno di metallo”: sciami di caccia sorvolavano la zona ed era sicuramente pericoloso avvicinarsi. Venne subito mandata una squadriglia tedesca che ingaggiò le forze sovietiche in duelli che portarono a perdite pesanti da entrambe le parti.
La prima flotta aerea della Luftwaffe ricevette allora l’ordine di concentrarsi sulle forze russe di base a Kronstadt; con 59 tra corazzate, incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili + 200 navi ausiliarie minacciava l’afflusso di ferro dalla Svezia e le rotte di rifornimento attraverso la Finlandia e lungo le coste baltiche.
Alle 8.45 del 23 settembre una squadriglia di Stukas sfidò il fuoco di 600 pezzi di artiglieria contraerea per colpire le due corazzate presenti: la Marat e Rivoluzione d’Ottobre e i due incrociatori pesanti Massimo Gorki e Kirov.
Alle 09:16, L’asso tedesco Hans Rudel, arrivato nella rada di Kronstadt sfida in picchiata il fuoco nemico e sgancia una bomba da 1000 Kg e la corazzata Marat, da 23.600 tonnellate, colpita in pieno, comincia a sbandare affondando lentamente e la Rivoluzione d’Ottobre è fortemente danneggiata.
Per questa impresa, la popolarità di Rudel si diffonderà presto fra il personale della Luftwaffe che lo trasformerà nella classica figura dell’eroe, necessaria a creare emuli, nella spietata logica della guerra.

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