Il fronte sovietico (part.1)

l’articolo, pubblicato su di un rotocalco dell’epoca, riporta la data del 1963.

IL GRANDE ASSALTO

Il 22 giugno 1941 comincia il gigan­tesco duello tra la Wehrmacht e l’Armata Rossa che, per ampiezza di fronte, impiego di mezzi e perdi­te di uomini e di materiali, può con­siderarsi il più grande scontro ar­mato di tutti i tempi.
Così Hitler ne dà l’annuncio: « Il mondo trattiene il fiato: ha inizio il grande assalto»; il dittatore nazista e la propaganda del suo regime cercano di far crede­re che l’aggressione tedesca all’Unio­ne Sovietica è una guerra preventi­va, una dura necessità a cui la Ger­mania è costretta per scongiurare il pericolo di un attacco improvviso da parte della Russia.

(interpretazione di E.Biagi del 1962)… ma la realtà sto­rica è ben diversa: la decisione di as­salire proditoriamente l’URSS, cal­pestando il patto di non aggressione stipulato due anni prima, non trae origine che dalla ‘natura stessa del nazismo, dal fanatismo ideologico e dalla smania di potenza, asseconda­ta da una totale mancanza di scru­poli.

(integrazione di team557 del 2017) … la diagnosi di Biagi è allineata al pensiero di quegli anni, che però è stato in parte (almeno) sbugiardato dalla scoperta fatta e pubblicata da Suvorov, secondo la quale esistevano piani sovietici già prestabiliti di bolscevizzazione dell’Europa di cui Hitler, tramite una segretissima serie di entrature, era venuto improvvisamente a conoscenza. La rivelazione credo sia solo di qualche anno fa.
Questo però non cancella nè attenua (neanche in parte) le questione famosa del lebensraum tedesco ma, piuttosto, rinvigorisce il concetto del desiderio di annullare l’ideologia bolscevica, impugnata e sostenuta da una cricca di politici intollerati dal Terzo Reich. Se poi vogliamo parlare di “mancanza di scrupoli” vorrei chiedere a Biagi cosa ne pensa di 53milioni di morti sovietici per mano del suo capo e delle aggressioni sovietiche a Polonia (ormai sopraffatta dai tedeschi), Finlandia, Lituania. Lettonia ed Estonia di solo un anno fa.
Se vogliamo giudicare almeno mettiamo sulla bilancia tutto, non solo quello ci fa comodo. E soprattutto, quando si usano mezzi di comunicazione a grande tiratura sarebbe auspicabile che il giornalista abbia la cura di mettere sul tavolo le notizie scevre di troppi giudizi, spesso viziati da fonti incomplete.

 

Da parte sovietica, nel 1940 e nel 1941, sarebbe stato pazzesco il ritenere un attacco contro il Terzo Reich come un efficace mezzo politi­co; e tutte le vicende dì quel periodo dimostrano chiaramente che gli uo­mini del Cremlino, per regolare i lo­ro rapporti con il potente vicino, confidavano soltanto nei metodi « freddi » e nelle risorse della diplo­mazia.
Del resto la miglior smentita agli «slogan» propagandistici di Goebbels risiede proprio nel fatto che i piani dello stato maggiore tedesco non si limitano all’obiettivo di di­struggere la forza militare del nemi­co, ma si prefiggono scopi di ben maggior portata.
Fin dal primo giorno delle operazioni Berlino definisce la lotta all’Est come «guerra di di­struzione del bolscevismo» e non nasconde il proposito di fare a pezzi la Russia, trasformandola in una colo­nia da sfruttare spietatamente, non senza, se occorre, calpestare e ster­minare » gli appartenenti alle razze inferiori dell’Oriente slavo».


A ogni modo il 22 giugno 1941 se­gna uno dei momenti culminanti del secondo conflitto mondiale e una del­le svolte determinanti della storia moderna. Ciò, in primo luogo, perché l’insensata decisione hitleriana co­stringe la Germania a una lotta su tutti i fronti, sottoponendo la Wehr­macht a un logorio tale da portarla necessariamente verso la catastrofe; in secondo luogo, perché l’urgenza e la gravità del comune pericolo in­ducono l’Inghilterra, gli USA e l’URSS a superare le contraddizioni che finora hanno impedito la crea­zione di un blocco antitedesco e a costituire quell’esemplare alleanza che durerà fino al maggio del 1945, quando il Terzo Reich sarà costretto alla resa senza condizioni e l’Armata Rossa avrà già raggiunto l’Elba.

Si ha dunque ragione di considerare  Hitler uno dei « maggiori artefici del socialismo in Europa ». I successi iniziali riportati dai tedeschi nelle battaglie che si svolgono sui settori di confine della Russia occidentale (i tre gruppi operativi al nord, al centro e al sud già alla metà di luglio raggiungono, secondo i piani prestabiliti, la linea Dvina-Dnieper) sembrano dar ragione alle previsioni naziste di una rapida conclusione della campagna; il giorno 23 di quello stesso mese Hitler dichiara che entro il 1941 i suoi eserciti si attesteranno sulle rive del Volga e nel Caucaso.
Frattanto le cifre degli uomini catturati e il numero delle divisioni sovietiche date per distrutte contribuiscono a rafforzare l’opinione che la gran parte delle forze avversarie sia ormai liquidata e che, tutt’al più, si debba prendere in considerazione l’eventualità di qualche aspra resistenza soltanto a Mosca. Infatti si suppone che, delle 180 divisioni messe in campo dall’URSS all’inizio delle ostilità per fronteggiare le 200 divisioni dell’aggressore (153 germaniche, 20 rumene, 18 finlandesi, 3 italiane, 3 slovacche e 3 ungheresi), non meno della metà siano state messe, fuori combattimento.

L’euforia avrà breve durata: già alla fine d’agosto i generali tedeschi, dopo aver raggiunto i primi obiettivi contemplati nei piani dell’Operazione Barbarossa, si rendono conto che l’avversario continua a battersi con immutato ardore su tutti i settori dell’immenso fronte; è allora che von Brauchitsch e Halder avanzano la proposta di concentrare ogni sfor­zo sulla regione di Mosca, e ciò perché la residua efficienza delle formazioni motocorazzate consiglia l’avvio­ di un’unica puntata offensiva in quella direzione, da portare a termi­ne entro il mese di settembre o, al massimo, in ottobre, prima del ter­ribile inverno russo. Lo stato mag­giore tedesco spera, insomma, di riuscire ad attirare i sovietici in un’ul­tima grande battaglia di sterminio alle porte della capitale; essa peral­tro non sa dare soluzione a un assillante problema: se la caduta di Mosca (che pur segnerà il culmine di una profonda crisi economico-­amministrativa, soprattutto per quanto riguarda la produzione di armamenti e le comunicazioni) avrà una portata decisiva ai fini dell’andamento della campagna militare, tanto più che l’ala meridionale dello schieramento tedesco resterà esposta frattanto ai pericoli di una controffensiva russa.

Ma Hitler non è di questo parere: egli vuole conquistare Leningrado per chiudere ai sovietici ogni sbocco sul Mar Baltico e per giungere alla saldatura tra l’ala settentrionale della Wehrmacht e quella meridionale dell’esercito finlandese.
Inoltre, al sud, lo allettano i ricchi campi di grano ucraini e i bacini petroliferi del Caucaso. L’attacco germanico nel settore meridionale si conclude vittoriosamente con la presa di Kiev, ma è un successo che costerà caro perché, per conseguirlo, l’assalto contro Mosca deve subire un rinvio di parecchie settimane: un rinvio gravido di conseguenze. L’operazione «Tifone” (Taifun) per la conquista della capitale sovietica ha inizio il 2 ottobre 1941; sei armate del Gruppo Centro, agli ordini del feldmaresciallo von Bock, convergono verso i sobborghi della grande metropoli, che è il ganglio vitale delle ferrovie e delle principali arterie di comunicazione dello sterminato Paese con l’intento d’infliggere all’Armata Rossa un colpo mortale. Tuttavia i duri combattimenti sostenuti finora hanno inciso in misura notevole sull’efficienza delle divisioni germaniche: sono molte le formazioni motocorazzate che ormai dispongono solo del 30-40 per cento degli effettivi. Per la prima volta, inoltre, il rifornimento delle truppe incontra notevoli difficoltà perché la capacità della rete ferro­viaria si rivela molto ben al di sotto del previsto: da un lato, le rotaie, a diverso scartamento, non sono state ancora tutte adeguate alle necessità del materiale rotabile tedesco; dall’altro, gli attacchi delle formazioni partigiane rendono sempre più malsicuro il transito nelle retrovie. Ciononostante sembra dapprima  che tutto proceda secondo le previ­sioni, al punto che il 9 ottobre 1941 il capo della propaganda del Reich non si trattiene dall’affermare in un discorso alla radio che «il colosso rus­so è definitivamente abbattuto e non avrà mai più la forza di rialzarsi».
Ma la realtà non sarà così.

Annunci

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: