High Jump e dintorni

 

da un articolo molto vecchio di Giuliano Rotondi.

I misteri dell’Antartide “nazista” e i laboratori segreti ubicati tra i ghiacci rimangono ancora argomenti inevasi per gli storici dediti alla ricerca delle diverse verità sui tragici eventi della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, della caduta del Terzo Reich.
Come ho già scritto, gli americani, qualche anno dopo il termine delle ostilità, iniziarono a battere i ghiacci perenni dell’Antartide alla ricerca di progetti aeronautici, parte dei quali erano già caduti nelle loro mani.
In zona, va detto per esteso, che in Antartide non c’erano mai andati prima.

La prima spedizione fu organizzata nel 1946, in seno all’United States Navy Antartic Developments Program che faceva capo a Richard Evelyn Byrd. Nel 1947, diretta dal medesimo ufficiale, prendeva il via l’operazione High Jump che penetrava nei ghiacci polari e oltre i loro confini.
Perchè questo?    Ufficialmente per verificare la capacità delle truppe americane di gestire un’eventuale invasione russa dell’Antartide, ma, a questo punto, direi anche: dall’Antartide…!

L’imponente e costoso raid americano, a cui parteciparono 4700 militari, che comprendeva una portaerei, due cacciatorpediniere, due rompighiaccio, quattro navi appoggio, un sommergibile, due petroliere, sei elicotteri, sei idrovolanti, sei aerei e una muta di cani da slitta era sicuramente sproporzionata per una semplice sola missione scientifica.


L’ingegnere italiano.

L’11 febbraio del 1947, David Bunger, durante un volo, individua tra i ghiacci un’incredibile un’oasi verde, con laghi e fondali pieni di alghe e acqua calda a 30°. Al tempo, la notizia venne pubblicata dai giornali di tutto il mondo, ma quasi subito secretata ed avvolta nel più assoluto mistero. Più precisamente, dopo l’annuncio radiotrasmesso da bordo del suo aereo e un breve dispaccio dato alla stampa, ogni informazione di rilievo sull’argomento fu soppressa da tutte le agenzie governative statunitensi e britanniche dietro ordini superiori e tempestivi.
Le prime affermazioni, diverse dalla finzione letteraria, sull’esistenza di dischi volanti nazisti comparvero in una serie di articoli a firma di un esperto italiano di turbine, Giuseppe Belluzzo e furono prontamente smentite come da copione, dall’Aeronautica Militare Italiana, opportunamente redarguita dagli americani.
L’ingegner Belluzzo parlava di alcuni velivoli circolari che sarebbero stati studiati e progettati a partire dal 1942 da Italia e Germania, precisando che si trattava dell’applicazione di tecnologie convenzionali che si stavano completando in Italia, come la turbina a combustione interna e il turboreattore per aerei.
Una settimana dopo la pubblicazione degli articoli di Belluzzo, lo scienziato tedesco Rudolph Schriever sostenne di aver sviluppato dischi volanti durante il periodo nazista.
L’ingegner aeronautico Roy Fedden notò come i soli velivoli che potessero avvicinarsi alle capacità attribuite ai dischi volanti erano quelli progettati dai tedeschi sul finire della guerra. Fedden aggiunse, inoltre, che i tedeschi stavano lavorando a svariati progetti aeronautici piuttosto inusuali.

«Ho visto abbastanza dei loro progetti e piani di produzione da comprendere che se (i tedeschi) fossero riusciti a prolungare la guerra, anche solo di alcuni mesi, avremmo dovuto reggere il confronto con una serie di sviluppi nel combattimento aereo del tutto nuovi e mortali,  per noi», dichiarò Fedden.

La conquista spaziale.

Il capitano Edward J. Ruppelt, a Capo del Progetto Blue Book dell’aeronautica statunitense, nel 1956 rese la seguente dichiarazione:

«Alla fine della Seconda guerra mondiale i tedeschi stavano sviluppando molti tipi innovativi di aerei e missili balistici. La maggior parte dei progetti erano per lo più allo stadio preliminare, ma si trattava degli unici velivoli conosciuti che avrebbero potuto anche solo avvicinarsi alle prestazioni degli oggetti di cui si riferiscono gli osservatori degli UFO».

Alcuni prototipi di aereo con ala circolare furono effettivamente costruiti in Germania dal contadino-autodidatta Arthur Sack: il Sack AS-5 e il Sack-AS-6 (1944).
Queste notizie fanno parte di uno studio che riguarda la missilistica nazista, ovvero dei loro propulsori legati alla retro-ingegneria antigravitazionale.
Von Braun (1912-1977) è stato il padre dei razzi tedeschi e dopo l’operazione Paperclip e l’incorporazione nel Programma Spaziale americano “Saturn V” e nel progetto “Apollo” permetterà agli americani di raggiungere risultati, senza i quali l’uomo, nel 1969, non sarebbe mai arrivato sulla Luna.

Il mistero.

Come già descritto nell’articolo dedicato, ancora nel 2017 (e chissà per quanto ancora…) permane misteriosa la ragione per la quale nel 1947 terminò una missione americana così articolata ed impegnativa. Vorrei dire, così prematuramente. Una ragione ci deve essere. In egual misura, la ragione per tenere oscura la questione deve essere di pari importanza.


Dico questo perchè negli anni a seguire non è calato l’interesse mondiale per l’argomento. Se da una parte forse è scemata la motivazione nazi-oriented, essendo passati più di 70 anni e le paure generate da una ipotetica invasione russa (paure rooseveltiane), dall’altra non credo che gli americani possano aver inviato una mezza divisione di uomini, più l’insieme di mezzi elencato sopra per fotografare quattro pinguini del menga… e, ancor meno, sia possibile che siano dovuti schizzare via come saette dopo sole 8 settimane.
Ci deve essere una ragione molto più forte.
Dagli anni ’50 ad oggi tantissime nazioni hanno tentato missioni in Antartide senza ottenere risultati soddisfacenti; Russia, Cina, Argentina, Francia hanno ripetuto spedizioni senza rilasciare resoconti precisi e la cosa non fa che aumentare l’alone di mistero.
L’unica cosa trapelata dai diari dell’Ammiraglio Byrd, al quale erano stati posti al tempo dei divieti di divulgazione di informazione, è che alcuni aerei inviati in ricognizione si siano schiantati contro una barriera enorme (force shields), invisibile anche secondo il radar di bordo, perdendo ogni volta l’equipaggio.
La veridicità dell’informazione sembra essere messa in discussione, ma episodi di schianti misteriosi in zone inesplorate, contro quella che chiamano “the Dome firmament”, si sono ripetuti fino al 2016. I dubbi persistono.
Poi c’è quel disegno lasciato da un militare dell’op. High Jump che fa pensare.

Comunque, è vero che dopo gli episodi descritti, dopo la sorpresa della calotta terrestre, fu deciso di interrompere l’operazione High Jump.
Da considerare anche che il momento dell’operazione High Jump, con la guerra fredda in piena evoluzione, non era ideale per dichiarare fallimenti di fronte all’opinione pubblica mondiale.

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