Hitler and friends

A guerra finita, in Paraguay, come da qualsiasi altra parte del sud america, le cariche più alte del nazismo in esilio non comprarono mai casa, vivevano sempre in proprietà in affitto o in case date in prestito da amici.
La maggior parte di loro arrivarono da soli e alcuni, anzi, molti sposarono donne paraguayane con le quali ebbero figli.
Ciò permetteva loro di acquisire più facilmente la cittadinanza e di integrarsi meglio. Sempre però con la possibilità di uscire da problemi eventuali in 30 secondi. Sapevano che la possibilità era sempre dietro l’angolo.
Specialmente dopo che s’era diffusa la notizia del colpo del Mossad con Eichmann. Qualcuno si teneva sempre a distanza prudente dal telefono per non perdere istanti preziosi. «A qualcuno è toccato fuggire per una telefonata arrivata di notte, con addosso ancora il pigiama; si è buttato sopra un cappotto ed è corso via. Non si è più visto!» raccontava un vicino di casa di Kubish, un ex-capitano delle SS. Quando c’era sentore di facce nuove in giro, dai cassetti uscivano i documenti più o meno falsi per l’espatrio veloce.

Come nel caso di Ante Pavelic, che in questi giorni ho spesso citato nelle news o nei war report. Dopo essersi rifugiato in Argentina, nel 1947, dal settembre di quell’anno, vestito con il saio francescano, giunse a Buenos Aires a bordo della nave Andrea C, di bandiera italiana. per entrare nel Paese utilizzò un passaporto della Croce Rossa Internazionale sotto il falso nome di Aranyos Pal.
Pochi giorni prima, come riporta la scrittrice e giornalista Alicia Dujovne Ortiz, nel quotidiano argentino la Naçión, “dieci giorni dopo l’incontro in Vaticano fra Papa Pio XII ed Eva Perón, ovvero il 5 luglio 1947, Ante Pavelic, capo pro-nazista dello Stato della Croazia e responsabile della morte di 800mila persone nei campi di concentramento di Labor, Jablanca, Mlaka, Brescika, Ustica, Stara Gradiska, Jastrebarsko, Gorja Rijeka, Koprivnika, Pag y Senj, ottenne il visto per ri-emigrare in Argentina, dove arrivò a settembre vestito da prete e con il nome falso. Sempre via-Vaticano, come sempre.
Motivo per cui i servizi segreti di Intelligence americana non lo arrestarono“.
Pavelic, grande amico di Hitler, mise in piedi il sedicente Governo Croato in esilio, di cui fu leader insieme con altri ex funzionari di quella nazione.

Fino alla caduta del governo di Perón, quando gran parte dell’entourage finì in Paraguay dal sud del Paese, attraverso la città di Posadas per giungere alla località di Encarnación, attraversando il fiume Paraná, per poi rifugiarsi nel Dipartimento di Itapúa.
Hitler e signora, almeno inizialmente avrebbero alloggiato nella casa di Albert Krug, un fanatico nazista, commerciante della colonia tedesca Hohenau, a Itapúa. Ma, per moltissimi, gli spostamenti avvennero nell’arco di 5 giorni.
Oggi si direbbe: “con le chiavi della macchina sempre in mano...”.

Ciò che dava una certa sicurezza la perfetta funzionalità della rete di informatori che teneva sempre sott’occhio ogni minima variazione dei cambiamenti in loco. Ogni tedesco residente nelle comunità anche in quelle meno numerose, era un adepto degli informatori. Nelle zone più popolate tutti facevano a capo ad un centro-radio, ovviamente costruito con tutti i crismi Telefunken ed doviziosamente occultato il più possibile. Anche questo prontamente removibile e trasportabile.
Accadde in un paesino vicino a Comodoro Rivadavia che arrivò un segnalazione di una ricerca in atto, che era più che altro un rastrellamento della polizia locale, nel 1956. La stazione radio-nazi, che fungeva da ponte con un’antenna di quasi 18m, venne smontata da due persone in 2 ore e mezza e fatta sparire. Tutta la bassa frequenza, i trasmettitori, i registri riservati sparirono quasi all’incanto. Arrivarono 3 macchine, caricarono tutto e i tedeschi svanirono nel nulla. Un sistema collaudatissimo ed efficientissimo che permetteva loro di installare e rimuovere il tutto in brevissimo tempo.
Da considerare però che in ascolto c’era sempre qualcuno in più punti ed una notizia importante poteva essere radio diffusa in quasi tutta la nazione nel giro di pochi minuti. Questo era la tecnologia più valida perchè in moltissime zone periferiche il telefono non era ancora arrivato, per via soprattutto delle grandi distanze da superare.
In aggiunta si è rilevato dopo molto tempo che alcune località non siano state censite fino ai primi anni 60 dal governo, I villaggi fondati dalle comunità tedesche erano negli anni 40-60 estremamente chiuse, ammettevano solo pochi fedeli locali e si approvvigionavano solo via camion. Niente posta governativa. Niente arrivi inaspettati. Se qualcuno doveva arrivare, se n’era informati prima. Via-radio, appunto.

Un fatto.

All’inizio degli anni ’50 Hitler doveva visitare alcuni pazienti ricoverati in una clinica patagonica di Comodoro Rivadavia, il fine di una settimana. La cittadina è nel centro sud dell’Argentina e la visita del Fuhrer avrebbe occupato non più di mezz’ora, diciamo, di sabato.
Beh, di questo ne erano informati da Cordoba (sopra Buenos Aires) a Puerto Santa Cruz (nel sud dell’Argentina) dal martedì precedente.
Qualcuno, molti anni dopo la morte del leader nazista, raccontò che era stato organizzato un servizio di sicurezza mostruoso. Degno di quelli migliori organizzati per le parate ed i discorsi ufficiali del Fuhrer, a Berlino, nel 1940.

Gli amici, spesso sanno aiutarti molto.

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