Bismark: una verità a galla

Le notizie qui riportate sono state tradotte e mediate tra fonti di diversa nazionalità. Potrà sembrare una cosa trascurabile, ma non lo è.
Cercando informazioni e avendo la pazienza di confrontarle, una volta ottenute, si potranno notare differenze di descizione degli eventi anche molto rilevanti, come nel caso di interpretazioni giudicate al tempo insignificanti ma oggi definite decisive. Insomma, come si diceva una volta, ogni testa è un tribunale e le cose andrebbero giudicate solo dopo aver valutato tutte le condizioni e le prove raccolte. Ma è sempre molto difficile. Perchè un certo di tipo di indagine, che si muove in acque (è proprio il caso di dirlo…) passate, si deve basare su dichiarazioni rilasciate 70 e più anni fa.

La Bismark, ho trovato, essere affondata alle 10:39 dopo essersi rovesciata dapprima su un fianco e trascinando con sé circa 2.200 persone, tra ufficiali e marinai e scaricandone in acqua circa 800.
Alla fine però solo 115 riusciranno ad essere salvate perchè le operazioni furono estremamente ridotte per la paura degli attacchi degli U-boot.
Un’ora dopo l’affondamento il Norfolk prese a bordo 86 marinai tedeschi e il DD Maori altri 25.
Un marinaio raccontò che un ufficiale sulla nave gridava continuamente che in quelle acque ci potevano essere sommergibili nazisti ed era necessario andare via il più presto possibile. Non c’era più tempo.
La temperatura dell’acqua in mare era poco meno di 13° e i ripescati avevano tutti principi di congelamento.
Qualche ora dopo un U-74 salvò altri tre marinai.
Il giorno dopo (il 28) la nave tedesca Sachsenwald ne trovò altri due.
Intanto la nave spagnola Canarias, salpata dal porto di Ferrol alle 11:40 del 27 maggio, trovò due corpi che galleggiavano in mare e li caricò a bordo. Poi vennero affidati ad una breve cerimonia di sepoltura in mare e abbandonati di nuovo alle profondità.

Ancora nella giornata del 28, la Luftwaffe fu inviata per cercare di intercettare le navi dell’ammiraglio Tovey e che nella mattinata erano già molto a corto di carburante e per questo stavano viaggiando molto lentamente.
Le navi Tartar e Mashona furono attaccate dai caccia tedeschi che affondarono la prima a poche miglia dal porto britannico, uccidendo 46 uomini e la seconda rischiò di subire la stessa fine mentre salvava 170 marinai, compreso il comandante del Mashona. Il resto della flotta britannica riuscì a rientrare in sicurezza nei porti.

Una cosa, trapelata da dichiarazioni inedite per moltissimi anni, è che quando la Bismark era già immobilizzata dal colpo subito al timone l’equipaggio della supercorazzata tedesca aveva cercato di comunicare la sua resa alle navi britanniche che l’avevano circondata e la stavano massacrando a cannonate, per evitare altre perdite umane inutili, stava esponendo una bandiera nera ed emettendo un segnale in codice morse. I segnali furono però volutamente e ripetutamente ignorati.
La nave venne oltremodo colpita quando ormai non c’era più nulla da distruggere, mentre centinaia di tedeschi – dopo essersi gettati in acqua – furono inghiottiti dal gigantesco gorgo generato dallo scafo che affondava.


Ma i comandi britannici erano stati investiti dall’ordine perentorio di Churchill di affondarla subito, come vendetta per l’ingloriosa fine toccata alla Hood che tanto avrebbe scosso poi l’opinione pubblica inglese.
Quando oramai la nave tedesca era stata silenziata e non poteva più rispondere al fuoco per i danni subiti e già i marinai superstiti iniziavano a gettarsi fuori bordo per sfuggire al terribile calore delle lamiere arroventate dagli incendi, Byers comunicò l’avvistamento al suo superiore, il tenente cannoniere Crawford, che cinicamente gli rispose: “non voglio sentir parlare di segnali, ora”, aggiungendo l’ordine perentorio di non parlarne più.

I segnali di richiesta di resa furono raccolti anche da un tenente di contraerea della Rodney e da membri dell’equipaggio del cacciatorpediniere del Dorsetshire.

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