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Reinhard Schabelmann

 

Il Fuhrer in Argentina va visto in quest‘ottica: un uomo senza alcun potere, senza influenza sul futuro, quasi vecchio, riluttante e totalmente demoralizzato, ritirato dalla politica, con il dolore per lo sradicamento forzato e tenuto a distanza da tutto l‘alto comando; era questa la condizione del nostro Fuhrer in quel momento e si trattava solo di sopravvivere “.
Reinhard Schabelmann

Negli anni novanta, tramite la sua segretaria Nelly, si ebbero contatti con un vecchio tedesco che si faceva chiamare con il falso nome di Reinhard Schabelmann.
Schabelmann dettava a Nelly le mail che ricevevo. Fu lei a dirmi che il suo capo, nato nel 1916, era troppo anziano per sedersi a scrivere davanti a un computer. L’uomo assicurò che mi trovavo sulla via giusta, quella di Hitler fuggito in Argentina e offrì la sua testimonianza visto che – come disse — aveva partecipato lui stesso all’operazione di evacuazione del Fuhrer verso il Sud America.
I rapporti con Schabelmann — che visse prima in Argentina e poi in Uruguay — si mantennero per anni anche se non acconsentì mai a un‘intervista faccia a faccia, perché di questo la sua famiglia aveva molto timore.
Per sua serenità e convinzione che la storia vada corretta per il futuro, effettivamente il Fuhrer sopravvisse alla guerra e morì in Argentina. Sono stato giovane, responsabile e importante testimone dei fatti, compreso il tempo del suo arrivo e gli anni a seguire, uno degli ultimi superstiti di questo intrepido e viaggio dall’Europa. Passeranno anni, molte generazioni, prima che si possa svelare la verità, ci sono ancora troppe tracce economiche e interessi in movimento riguardo al denar introdotto, un’indagine porterebbe allo scoperto troppi affari che coinvolgerebbero importanti imprenditori del Paese, come pure causerebbe una crisi di proporzioni inimmaginabili nel governo degli Stati Uniti e della stessa Europa. Passeranno cento anni prima che una ricerca vera possa essere portata a termine. Quando ormai non ci saranno più i responsabili diretti.
Il Fuhrer è stato solo una pedina sulla scacchiera di certe corporazioni e non dell‘epoca, ma attuali. Lei si stupirà di come si mantiene intatto il fatturato e, nella ricerca di parte del bottino perso in Argentina, non hanno piste, ma le tracce non gli mancano. In un ambiente umano in cui il tradimento è come l’aria, tanto necessaria per respirare, il Fuhrer perse solo la guerra, ma l’economia era sul punto di conquistarla, la perse a causa dell’età e di certi personaggi che a volte chiamò “camerati”. Sono certo del dolore del nostro Fuhrer nei suoi ultimi anni. Disse: “mi sono sbagliato tre volte nella mia vita, fidarmi di Heinrich (Himmler), fidarmi di loro (banchieri e imprenditori) e non fidarmi di me stesso “. Ogni giorno della sua vita, dopo Berlino e fino a che non ci lasciò, furono ore di angoscia e non troverà pace fino a che la verità non verrà alla luce, ma ancora non è tempo. E’ sulla strada giusta, ma non dimentichi che il tradimento e il movimento che il mondo considera morto, godono ancora di ottima salute “.
Alla seconda comunicazione con Schabelmann, mi rispose: “ Nessuno ha idea dell‘effettiva proporzione degli interessi a cui mi riferisco. Da qui il rischio cui mi sottopongo. Spiego il perché della mia assoluta decisione di mantenere l‘anonimato. In diverse occasioni ho cercato di sbarazzarmi di questi problemi e di non farmi coinvolgere oltre, ma ho partecipato a riunioni in cui si decideva di far sparire fisicamente membri o persone interessate al destino dei valori sottratti, non credo che abbiamo cento anni di perdono, come dice la parabola “.

“Ero uno di quegli uomini, un giovane a quel tempo, con una vita inimmaginabile, ho avuto competenze che superavano lo stesso Von Ribbentrop, lui aveva meno libertà di azione ed era molto meno a conoscenza di cosa si tramava ad altri livelli, sono stato uno degli agenti migliori e forse è per questo che sono arrivato alla mia età “.
“Il Fuhrer in Argentina va visto in quest’ottica: un uomo senza alcun potere, senza influenza sul futuro, quasi vecchio, riluttante e totalmente demoralizzato, ritirato dalla politica, con il dolore per lo sradicamento forzato e tenuto a distanza da tutto l’alto comando, era questa la condizione del nostro Fuhrer in quel momento, si trattava solo di sopravvivere e tali erano le condizioni, da quel momento in poi i nemici del comunismo sarebbero stati unicamente gli Stati Uniti; il mondo può solo accettare e capire che Hitler sopravvisse alla guerra e si stabilì in Argentina. Se guardiamo all‘uomo da questo aspetto, posso garantire che attraversò gravi difficoltà economiche nei suoi ultimi giorni e che, molti di quelli che, fino alla caduta di Berlino, davano la vita per lui, in Argentina si rifiutarono di aiutarlo e si negarono perfino di fargli visita per precauzione, per convenienza o semplicemente perché erano nazionalsocialisti di nome ma non di fatto “.
Sapevamo dell’imminente arrivo di Hitler ma, fino a tre giorni prima, non conoscevamo data e luogo esatta dell’arrivo, io ero il collegamento tra le ambasciate e posso assicurare, con tutta certezza, che le più alte cariche del governo americano sapevano che il Fuhrer si trasferiva in Argentina, ma mai si parlò della possibilità che si suicidasse veramente, il suicidio da sempre fu come calare il sipario sulla sua vita politica e personale.
La strategia venne ispirata dall‘Intelligence americana, la logistica passò interamente ed esclusivamente per noi ed era semplice: dare rifugio a un uomo esiliato e senza alcun potere, dare protezione a uno dei creatori del nazionalsocialismo e garantire massima riservatezza sul suo nascondiglio. Dovevamo preoccuparci solo di un civile: Adolf Hitler, questo facemmo e la nostra missione sarebbe finita alla sua morte. Quando Bormann arrivò in Argentina la faccenda prese un‘altra piega e alcuni di noi ignorarono il caso. Il governo di Adenauer era praticamente gestito dagli americani sul piano economico e da Bormann su quello politico fino al 1951. Dopo la morte della signora Perón, Bormann lasciò il Paese e ognuno fece quello che voleva… “.
“Sfortunatamente i peronisti difendevano ciecamente il loro mentore, il generale Perón, cercando di allontanarlo dalla sua tendenza filotedesca, dal suo gradimento e dalla sua ammirazione per il nazionalsocialismo. Mentre ciò accadeva, nessuno voleva accettare la verità, il Fuhrer era suo ospite. Perón fu a tutti gli effetti un maggiordomo e i servizi segreti americani, finanziati dalle grandi corporazioni che beneficiarono del Piano Marshall, i padroni dell’hotel chiamato “Nuovo Ordine Mondiale “.

Erano vere tutte queste informazioni e le altre che l’anziano signore continuò a fornire fino al 2010? In seguito non si seppe più nulla di lui. Era morto? All’epoca avrebbe avuto 94 anni.
Schabelmann riportò diversi fatti relativi a Hitler in Argentina e mi assicurò che un suo grande amico, che considerava un fratello, era stato Jorge Antonio, il braccio destro di Perón, proprietario di Inalco, in Patagonia, dove Hitler visse per anni.

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