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testimonianze oculari.

 

Secondo una testimonianza di una persona che desidera restare ancora anonima:

fino a poco tempo fa c’era una signora di Neuquén, di nome Sarapura, che aveva una foto di lei e d Eva Braun a Inalco nel 1947… le dicevano che non poteva essere Eva. Morì giurando di aver lavorato per lei a Inalco. Ma non si troveranno altre prove viventi, però mio padre non faceva scherzi, non mentiva mai e non esagerava, ed io tanto meno…”.

Nel 2012, per caso e durante una chiaccherata informale, venne raccolto un ricordo di un banchiere di nome Trosso. Una persona che sapeva moltissimo della vita di Hitler e che aveva acquistato  molte proprietà che appartenevano ai nazisti, come per esempio Inalco. Questo banchiere aveva raccontato di aver parlato più volte con Hitler che aveva vissuto lì per un paio di anni. Nel ’48 o ’49.
Oltretutto sapeva che il leader nazista svolgeva delle riunioni in una torre (la torre saracena, di guardia) nella penisola di San Pedro e dove incontrò in più di un’occasione proprio Perón.
Spiegò che a Inalco, poco prima era arrivato un primo idrovolante, alla fine del 1947. E’ impensabile che Hitler potesse risiedere là senza un apparecchio aereo a disposizione per effettuare viaggi di lavoro o per scappare in caso di un allarme lanciato dalla sua sicurezza…

La novantaseienne signora Donna Francisca Pancha Huichapay ha raccontato, prima di morire, che era arrivata a Bariloche nel ’48, appena sposata e parlava pefettamente il tedesco essendo cresciuta in una colonia germanica nel sud del Paese.
Disse che aveva conosciuto un cuoco tedesco, “razzista e di bassa statura”, che rimase a lavorare per tre anni, ma lei pensava che il lavoro fosse solo una copertura. Il cuoco si trovava a Bariloche con altri camerati nazisti e del massimo livello del Partito Nazionalsocialista. In confidenza con il cuoco, seppe che Hitler veniva condotto all’hotel Parque in orari notturni, dopo aver attraversato il lago dalla sponda nord. Sbarcava sul molo e successivamente si incontrava con uomini di fiducia. Il cuoco aveva il compito di coordinare questi incontri e soprattutto di garantire la sicurezza per l’arrivo di Hitler. Per questo, non c’erano ospiti in certi giorni, nè estranei e non si accettavano prenotazioni. Lo”chef” disse che Hitler viveva sulla sponda Machete, zona nord del lago Huapi, dove appunto c’è la residenza Inalco e che era arrivato da non molto da San Ramón. Aggiunse che Hitler visitava il sud del Cile e che durante gli spostamenti viaggiava “mascherato“, senza però rivelarne i dettagli del travestimento. La figlia di Donna Pancha, ereditiera del racconto, ha ricordato che sua madre ed il cuoco erano rimasti in confidenza ed in intimità per moltissimi anni.
Una versione poressochè uguale era sostenuta anche da un’altra signora di Bariloche, Viola Eggers, che è già venuta a mancare.

L’ex ministro del Turismo di Rio Negro, Omar Contreras, confessò nel 2013 che da piccolo entrò con suo padre nella Torre Saracena, costruzione voluta dai nazisti. “Fu una cosa strana e misteriosa.
Vidi l’ingresso ed una porta semi aperta, entrai e decisi di guardare oltre. C’erano bandiere naziste appese ad una parete. C’era un gruppo di persone che parlava e non in castigliano. Potevano essere dieci. Non in uniforme, erano attorno ad un tavolone dove c’erano molti fogli e – parlavano con tono basso -.
Poi arrivò un signore con tono serio e disse: “Di questo non si parla” e ci fece segno di uscire.
Il padre spiegò che i nazisti stavano costruendo torri in “centri energetici” in diverse parti del mondo e che questa forse era una delle più modeste.

Un famoso attore uruguayano, Carlos Perciavalle, affermò di aver visti Hitler ed Eva Braun a bariloche negli anni ’70. La rivelazione è del 2011.

Dirò una cosa che in genere non racconto. Ora, è arrivato il momento, bisogna dire tutto, e ho per testimone una persona come China Zorrilla. Io e China vedemmo Hitler e Eva Braun a Bariloche nel 1970. Stavamo girando “Canciones para Mirar” di Maria Elena Walsh e alloggiavamo in un hotel che si chiama El Casco, splendido, in riva al lago Nahuel Huapi. Era presto, il tramonto, e io dissi a China ‘facciamo gli americani, andiamo a mangiare presto”. Stava spuntando una luna impressionante, e il cameriere che ci ha serviti — dallo spagnolo incerto , mi disse: “il proprietario dell ‘Hotel sa che siete artisti famosi di Buenos Aires e desidererebbe salutarvi qui vicino, nella casa che si trova accanto all‘hotel. Una volta usciti, bussate al portone a fianco e vi riceveranno”. Uscimmo dall‘hotel e c‘era un muro, alto circa 25 metri e una porta in legno, suonammo al campanello e la porta si aprì, apparvero automaticamente dodici dobermann in fila con i musi ad altezza differenti e una voce in tedesco li ammonì di rimanere fermi. I cani  rimasero immobilizzati. Entrammo in una casa enorme che aveva al centro un camino con un tubo che saliva fino al tetto, girando per questo posto gigantesco c’era moltissima gente, moltissimi tedeschi, tre zone con finestre a vasistas che davano sul lago, divino…
Al centro, seduti a un tavolo, circondati da tedeschi c‘erano Hitler e Eva Braun. Proprio loro.
Ero piccolo quando c‘era la guerra, ma abitavo davanti al Rin, ricordo perfettamente le notizie e le foto di Hitler e di Eva Brawn. China e io rimanemmo di stucco. 11 padrone dell’hotel ci accolse amabilmente, non fece il minimo gesto di presentarci nulla del genere, ancor più che erano lontani, il posto era enorme e c ‘era veramente tanta gente. Hitler continuava a portare i baffi come nel quaranta e pochi capelli in testa. Questo lo abbiamo iniziato a raccontare da poco. Ci guardammo molto preoccupati io e China e decidemmo di scappar via rapidamente. Dicemmo “molte grazie “, “troppo gentile “, perché avevamo terrore, terrore di fronte alla sola presenza di quell‘essere diabolico. Salimmo in auto — mi ricordo che avevamo affittato una Volkswagen — andammo in centro a Bariloche e non dicemmo una parola per paura che ci avessero messo un microfono e ci uccidessero. Sulla strada, costeggiando il Nahuel Huapi — perché era abbastanza lontano dal centro — non parlammo mai. Arrivati in hotel, bocca chiusa, ci chiudemmo in stanza e dissi a China “hai visto quello che ho visto io? Non possiamo raccontarlo, né dire una sola parola” e non abbiamo mai detto nulla a nessuno dalla paura, mai più. Passarono gli anni e nel 2001 ero in vacanza con Antonio Gasalla, (altro attore) eravamo all ‘hotel Edelweiss, di Bariloche. C’era un vecchio tedesco che era il gestore, molto anziano, molto alto. Parlai con lui… e gli raccontai che a fianco a El Casco vidi Hitler e Eva Braun. Allora lui mi guardò attentamente e mi disse: “tutti noi tedeschi di Bariloche sapevamo che Hitler, il Fuhrer, viveva sei mesi in Argentina e sei mesi in Cile, dipendeva dal passo, se era aperto o chiuso per la neve“. Risposi: “ma mi dica com‘è possibile che trovarono Eichmann e tanti altri nazisti, ma non trovarono il Fuhrer, che ho visto con una mia amica, China Zorrilla.” Mi guardò intensamente e disse: “Lei chi pensa che pagò? Lo Stato d’Israele con tutto l’oro che Hitler portò qui e che sbarcò — in un punto che poi vidi dalla strada che costeggia la spiaggia — si salvò con metà dell’oro, l’altra metà la diede a Perón e con il resto visse fino alla morte
“.

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