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Inalco: in deep.

La tenuta, a circa 80 Km da Bariloche, era ed è ancora una residenza particolare, quasi inaccessibile, appositamente preparata per ricevere il famoso leader nazista.
In origine la proprietà risultava a nome dei coloni Primo Capraro – sindaco di Bariloche ai tempi del colpo di Stato militare del ’30 che portò al potere il generale filo-tedesco Uriburu – e Federico Baratta, entrambi di origine italiana. Negli anni 40 le terre attorno vennero acquistate dall’avvocato Enrique Garcia Merou, un uomo molto vicino all’allora presidente Peron, che rilevò in totale 474 ettari alle rive del lago. L’uomo era molto legato a società prestanome a capitale nazista e fece anche parte della direzione di alcune di esse. Una di queste era anche proprietaria del ranch Moromar, sul litorale atlantico, nei pressi di Necochea, dove nell’inverno del 1945 arrivarono sottomarini tedeschi carichi di nazisti in fuga.
L’episodio è documentato perchè quando arrivò la polizia, allertata per lo sbarco, cercò di inseguire i fuggitivi ma non potè entrare all’interno della proprietà in cui si sapevano rifugiati gli stranieri, fortemente armati, perchè le persone all’interno, fortemente armate, non lasciarono passare gli ufficiali di polizia.
Questi ultimi furono raggiunti poi da una telefonata che ordinava loro di lasciar perdere completamente l’episodio.

Nel 1943 Merou ordinò la realizzazione dei lavori per i quali vennero investiti l’equivalente di quattro milioni di dollari attuali, all’architetto Bustillo, che aveva l’incarico di realizzare anche una serie di strutture annesse particolari ed inusuali per la zona.
L’area di costruzione, per via della posizione molto distante, quasi inaccessibile e con un lago di mezzo, presentava difficoltà operative che produssero un innalzamento considerevole dei costi.
La data di inizio lavori suggerisce che, già a marzo 1943, il Terzo Reich lavorava sicuramente ad un piano di fuga dei nazisti.

per ulteriori info ed immagini fare riferimento al file evidence_file_04

Inalco si trova nei pressi di Villa La Langostura, sopra uno dei bracci del lago Nahuel Huapi, familiarmente chiamato dalla gente del luogo: Ultima Speranza.
Ala fine degli anni 40, arrivare via terra presentava diverse difficoltà: la strada era una mulattiera impervia e non esistevano punti per attraversare il fiume Correntoso e gli altri torrenti. Attorno esiste da sempre una boscaglia fittissima, inaccessibile, che non consente neppure la visione del sito. La maniera più facile di accedere era per via lacustre (ottenuti prima gli ovvi permessi) o in idrovolante. I locali sanno che qui arrivò diverse anche volte il presidente Perón, ma non si hanno ulteriori informazioni. Da non trascurare anche la forte presenza di militari armati in tutto il perimetro.
Le difficoltà nel raggiungere la zona si sono avute fino agli anni 60 perchè gli amministratori del sito hanno sempre opposto resistenza a creare strade che ne facilitassero l’accesso.


Il complesso edilizio fu cstruito quindi sotto la direzione di Alejandro Bustillo che si occupò anche della costruzione della cosiddetta Torre Saracena, una robustissima rocca per vigilare la zona del lago.

Tra le particolarità della permanenza del Fuhrer c’è l’importazione di vari esemplari di una specie di mucca tipica delle Alpi svizzere. Un capriccio perchè preferiva il latte di questa mucca svizzera rispetto all’ottima qualità delle mucche argentine. In Germania, era richiesto per preparare il burro, il formaggio e la crema che il Cancelliere del Reich includeva nella sua dieta vegetariana. Amava prendere il tè con il latte, avendo cura di versare sempre prima il latte e ha mantenuto tutte le sue abitudini anche nel suo esilio.
Un altro aspetto interessante è che il complesso Inalco fu costruito rivolto verso sud, lasciando le montagne a nord delle case e della residenza centrale. Questo è strano, specialmente in Patagonia, dove i raggi del sole sono tanto apprezzati, soprattutto durante le giornate invernali. Generalmente a queste latitudini le costruzioni vengono orientate a nord per sfruttare al massimo la luce del sole. Qui è tutto al contrario. A questo proposito, la sua segretaria Christian Schroeder disse: “è necessario spiegare che Hitler, che detestava il sole, aveva infattti comprato il Berghof perchè si trovava nel versante nord dell’Obersalzberg e stava praticamente tutto il giorno all’ombra e le pareti umide impedivano al calore del giorno di entrare. Hitler amava quel freddo e teneva i suoi perenni ospiti in questa sgradevole situazione, obbligandoli ad avventarsi appena possibile verso una barra che correva intorno ad una stufa in ceramica, accesa tutto il giorno“.

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