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San Ramón. l’ambiente. la gente.

 

Comunque, a quell’epoca una modernissima ferrovia correva all’interno della Patagonia, dalla città di San Antonio Oeste fino alla zona di Bariloche.Questo mezzo di trasporto aveva, rispetto agli altri, alcuni vantaggi:
una comoda stazione a San Ramón, massima comodità e controllo, spazio a volontà per uomini e bagagli. Non indifferente, come pacchetto bonus.
Il Fuhrer poteva viaggiare tranquillo, senza infangarsi i piedi – come in auto -, c’era carrozza ristorante e cabina con letti e tutti gli uomini e i bagagli si muovevano sullo stesso convoglio. Nulla era lasciato al caso.
Con i tedeschi è sempre così. Figuriamoci per il Fuhrer!
All’arrivo alla stazione sulla sponda del lago Los Juncos lo attendeva un veicolo apposito per lui per percorrere i pochi Km che mancavano alla casa patronale. A San Ramón il Fuhrer godeva di calma e tranquillità. La sua sicurezza era garantita da personale armato dislocato in tutta la zona, in punti strategici e con un efficace sistema di comunicazione. Un intera rete di agenti dell’intelligence nazista riceveva costantemente informazioni per monitorare qualsiasi situazione anomala che potesse in qualche modo essere considerata pericolosa e ancora, sentinelle, poste sulle colline cicostanti per segnalare un eventuale arrivo non previsto di aerei o veicoli sospetti.


Imponente invece la complicità di comparti militari argentini attorno all’isola Huemul e su tutta la costa del lago Nahuel Huapi. Nonostante il continuo via-vai di tecnici ed operai, i controlli erano serratissimi.

Guardie personali accompagnavano Hitler costantemente.
Qui esiste un aspetto curioso. Un appassionato d’auto d’epoca, Luis Seluy, un collezionista di automobili, acquistò una Mercedes Benz, modello 290 pullman limousine, dall’ambasciata tedesca di Bariloche a fine anni ’40. Un’auto così, con un divisorio tra conducente e passeggero era sicuramente rarissima e oltremodo lussuosa in un’Argentina polverosa e dissestata, in più destava un interesse che andava scoraggiato.
L’auto esiste ancora ed è stata restaurata e si trova in Argentina.
Allo stesso modo, curiosità, sempre a bariloche c’è stato il ritrovamento di un’auto Volkswagen Schwimmwagen (letteralmente auto-nuotatrice); un mezzo anfibio militare furistrada con quattro ruote motrici, usato dalla Wehrmacht e dalle SS.

Al tempo, gli impegati delle ditte Lahusen, anche se non erano tedeschi, facevano il saluto nazista; era naturale per loro. Anche per gente serie e corretta, era naturale. In casa Lahusen c’era un quadro di Hitler. Non ci si deve stupire. Nel 1948, Celestino Quijada, taglialegna di Bariloche, disse che “Hitler non aveva i baffi, era quasi calvo, di carnigione bianchissima e camminava mezzo curvo“.

Ma qui bisogna considerare che i nazisti, quelli veri, erano contenti — per non dire felici — di avere Hitler tra i piedi. Nei giorni di agosto, a Bariloche, erano arrivati un sacco di piloti Luftwaffe che andavano a sciare sul Monte Catedral, a pochi Km dalla città. Qui avevano chiamato un piccolo rifugio di montagna “Berghof”, in omaggio al Fuhrer e gli altri si aggregavano alle comitive. C’erano soldi, c’era lavoro per i locali.
Qui nazisti organizzarono la regione secondo i loro interessi e necessità. Comprarono centinaia di migliaia di ettari di poderi in cui vivere ospitando i fuggitivi delle guerra. Per lealtà. Per amore.
Avevano perso una battaglia, ma nell’esilio riuscirono a riunirsi, ad istruire i loro figli e ad aspettare il momento opportuno per risollevarsi. Adottarono tutti i mezzi di sicurezza necessari per proteggersi: veicoli, idrovolanti, aeroplani e potenti mezzi di comunicazione. Nascosero documenti, denaro e arsenali, sempre pronti a combattere se necessario tessendo una complessa rete di relazioni con il governo di Perón.
Si riunivano mischiando gli interessi nazisti personali con quelli governativi, in segreto, persino nei retrobottega di bar tedeschi, con una birra in mano, per far dimenticare loro che avevano fatto quasi 1600 km per arrivare lì, da Buenos Aires.
La gente ricorda che nelle feste private tornavano orgogliosamente a dar mostra di sè le uniformi da SS e le decorazioni, le foto di Hitler e delle bandiere con le svastiche.
Tutto questo, almeno fino al 1947. Quando Hitler, si seppe, venne trasferito da San Ramón alla tenuta “vicino all’acqua“: Inalco (che è una parola indigena).

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