I conti della massaia

Sono sempre riflessioni che faccio. Anche forse sbagliate, certo; ma abbastanza ponderate, nel mio piccolo. Spiego.

Il lettore che mi segue avrà intuito che ad aprile 1941 Hitler non è ancora riuscito a piegare la Gran Bretagna. Ormai era chiaro e non solo a parole, che l’Isola avrebbe perseverato fino a quando sarebbe stato necessario. Questo l’aveva capito chiunque, persino Hitler con le sue incrollabili certezze. Senza il dominio assoluto del mare e dell’aria era stato ritenuto impossibile far passare gli eserciti tedeschi oltre la Manica. Hitler aveva fatto un miracolo nel preparare l’esercito in sordina e ne aveva ricavato un bel vantaggio: aveva distrutto la Polonia in 5 minuti, scherzato i Paesi Bassi in 2 e giostrato la Francia in 3, ma non si era preparato a sufficienza per la lotta anfibia. E’ una mia idea.
E qui allego anche un altro concetto che mi sorge mentre scrivo: Hitler, che se da una parte aveva sicuramente delle doti rimarchevoli è stato vittima da subito della disinformazione.

E’ vero. L’avevo già scritto. Ma lo ridico. Ho scritto peste e corna dell’Abwehr che forniva rapporti gonfiati e farlocchi per il Fuhrer, ma è solo un’attenuante. Quello che è mancata al Fuhrer è la necessaria fase di abbassarsi a scrutare lo storico nemico prima di scatenare l’ora X del grande attacco. Se l’avesse fatto, con un minimo di perizia, avrebbe raccolto informazioni maggiori sui centri di produzioni, sui centri vitali della società inglese, informazioni che sarebbe tornate poi utili nella battaglia di Inghilterra che un po’ l’hanno preso di sorpresa. Insomma: avrebbe saputo meglio contro chi e contro quanto combattere, poi.
Comunque, intanto l’inverno era sopraggiunto con le sue tempeste ed il tentativo di terrorizzare la nazione inglese o distruggere coi bombardamenti la capacità produttiva bellica e la sua forza di volontà erano costati parecchio. E quando dico “parecchio” voglio dire tanto, davvero. Poi aveva piegato una sacco di persone a ricostituire una forza aerea che aveva preso una bella batosta.
Queste sono cose che hanno ripercussioni enormi nel morale e nelle casse della Germania. Ci sono voluti 4 o 5 mesi di lavoro ininterrotto per poter ripensare ad un’operazione su larga scala come la Sea Lion (Leone marino) ed intanto, l’efficienza e l’equipaggiamento delle armate metropolitane inglesi imponevano una “Sea Lion” sempre più grande, con aggravamento delle relative difficoltà di trasporto.

Non ricordo chi ne ha parlato in passato, ma trasbordare 700/800mila al di là della Manica soldati, con tutto il materiale, non sarebbe stato uno scherzo, anche se la distanza era breve.
Qui si sostanzia, in parte, la mia tesi di disinformazione del Fuhrer.
E’ mancato un progetto basato su informazioni controllate e veritiere sul nemico che ti aveva dichiarato guerra. E questo è un errore madornale.
Nell’inverno 1940 un grillo deve aver cantato in testa ad Hitler, cioè deve aver saputo che l’amico (si fa per dire) Stalin aveva altri piani di bolscevizzazione ed allora ha rivolto la sua attenzione ad oriente.
La Gran Bretagna doveva diventare l’ultimo atto del dramma.

Come ho annunciato a suo tempo, gli attacchi aerei sull’Inghilterra, sostenuti dalla crescente produzione tedesca, prendono presto il secondo posto nei pensieri del dittatore e della Wehrmacht,
attacchi che potevano e dovevano proseguire per mascherare efficacemente altri progetti ed altre impellenze ed ormai lo stesso Hitler non contava più su di loro per la vittoria finale.

Dunque, ad est! Ma qui c’è subito un altro fraintendimento.
Mentre ai continentali (sempre male informati) e al mondo esterno il destino inglese sembrava segnato o al massimo in bilico, i rapporti fra la Germania nazista e la Russia dei sovieti prendono ogni giorno il primo posto negli affari mondiali.
Persino l’annuncio degli aiuti americani alle democrazie arriva a Berlino sottotono ed in modo distorto. Ed invece è di una importanza capitale. Possibile che nessuno si sia potuto informare meglio?

A onor del vero, Stalin in questi giorni tenta di lavorare fedelmente e lealmente con il Fuhrer mentre al tempo stesso sta raccogliendo tutte le forze che può nell’enorme vastità della Russia sovietica (in quel momento è da sola 1/5 dell’area mondiale).
Il lettore ricorda i Giochi di Guerra sovietici voluti per rintuzzare l’esercito dopo le sue famose purghe?
Stalin e Molotov hanno sempre inviato le loro ossequiose congratulazioni per ogni vittoria tedesca. In più, commercialmente parlando ed in questi giorni, stanno inviando masse ingenti di grano, vettovaglie e materie di prima di vitale necessità in Germania. I tedeschi che si preparano ad invaderli, ringraziano.
Questa è la situazione.

Hitler e Stalin sono decisi, prima di tutto a guadagnare tempo con tutti i mezzi; i due grandi imperi totalitari, egualmente privi di freni morali, a marzo 1941 si guardano in faccia, corretti ma inesorabili nei loro piani.

Però, sul momento, Hitler deve pensare ad aiutare quel maldestro Mussolini in Grecia, poi deve tenere a freno Rommel che scalpita in Africa e fa già i conti senza l’oste sui territori ad oriente. ma la massaia sa che non si fa così. Hitler ha contato i russi? Ha una minima idea dello spazio, dei numeri e dei costi per un’operazione come quella che ha fatto studiare?

Poi c’era il dilemma, non nuovo, che non si poteva ancora rimandare; l’esercito tedesco si era dimostrato di un’efficacia devastante, ma sia la marina sia la Luftwaffe avevano fallito.
E le cose non andavano del tutto male: sul fronte inglese la Royal Navy e la RAF erano state sostanzialmente confinate a compiti difensivi, ma se poi si fossero riversate all’attacco?

Gli investimenti erano obbligati. Con 1000 aerei prodotti al mese, con Doenitz che chiedeva sempre U-boots, con i costi di preparazione dell’esercito, Hitler era ancora sotto il livello produttivo della Gran Bretagna. E sembrava che vincesse.
«La guerra ha portato complicazioni non previste dalla Germania, ma tali da da costringerla di tanto in tanto a reagire militarmente a determinati eventi». Frase recitata nel discorso del 16 marzo al Heldengedenktag nel quale accennò alla “questione della collaborazione fra Germania, Francia e Italia” — disse —”e forse l’Unione Sovietica” allo scopo di sistemare le questioni del Mar Nero, dei Balcani e della Turchia.
Argomenti che verranno ripresi nell’incontro con Molotov il 12 novembre 1941. Ma avremo il momento per parlarne.

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