la guerra nella Jugoslavia_2

seconda parte

Contemporaneamente, il Governo del Reich ha diretto una nota alla Legazione greca di Berlino, nella quale precisa le gravi responsabilità di Atene: «La Grecia, col fatto di avere permesso, quale unico Stato europeo, che truppe inglesi calpestino il suolo del continente, ha assunto una grave responsabilità di fronte alla comunità dell’Europa.
Indubbiamente il popolo greco è innocente, ma tanto più grave è la colpa dell’odierno Governo greco che ha abbracciato una tale politica senza scrupoli. Ha così provocato una situazione di fronte alla quale la Germania non può restare inerte. Il Governo del Reich ha quindi dato alle proprie truppe l’ordine di cacciare le forze britanniche dal suolo greco».
Il Fuhrer ha ribadito i medesimi concetti in un eloquente proclama alle sue truppe.
«La lotta sul suolo greco non è una lotta contro i greci, bensì contro quel nemico generale che, come un anno fa nell’estremo nord dell’Europa, nell’estremo sud ora tenta di mutare le sorti della guerra.
Voi dunque combatterete in quel settore insieme con la vostra alleata, finchè l’ultimo inglese avrà trovato anche in Grecia la sua Dunkerque».


La situazione interna della Jugoslavia non è certo rassicurante. Premuto da ogni parte, il capo del partito autonomista croato, Macek, ha aderito agli insistenti inviti di far parte del governo in qualitò di vice presidente del Consiglio, ma contro tale accomodamento si è levato Ante Pavelic, capo del movimento nazionale in Grecia, che inviava al Duce un ardente messaggio pubblicato anche dai giornali:

«Tutta la Croazia attende con giubilo i vostri gloriosi soldati e tutte le nostre forze nazionaliste combattenti. Organizzate ed inquadrate combatteranno insieme per la libertà del nostro popolo e per l’indipendente Stato di Croazia per il quale abbiamo lungamente e sanguinosamente lottato.
Salutiamo in Voi il grande amico dei piccoli popoli e il promotore di un nuovo Governo di giustizia e Vi testimoniamo la nostra eterna gratitudine».

Mentre si iniziava la guerra nel territorio jugoslavo si aveva notizia (7 aprile) di un patto di non aggressione fra la Russia e la Jugoslavia.
Dei cinque articoli di cui esso consta, i primi due ne riassumono il senso ed il contenuto. Le due parti si impegnano:

  1. ad astenersi da qualsiasi aggressione reciproca ed a rispettare la propria indipendenza, i diritti sovrani di vita e l’integrità territoriale rispettive.
  2. nel caso in cui una delle parti contraenti venisse a subire l’aggressione di un terzo Stato, l’altra parte contraente si impegnerà a conservare la sua politica di amicizia.

Alla vigilia di questi avvenimenti, il ministro degli Esteri giapponese Matsuoka veniva festeggiato (1 aprile) in un banchetto offertogli dal Conte Ciano. Nel suo brindisi, il conte amava porre in rilievo che il Patto Tripartito, “base della nuova sistemazione del mondo, prima ancora che di trovare la sua adeguata formulazione, era nello spirito dei tre grandi popoli, animati dalle medesime necessità oltre che dagli stessi ideali ed egualmente obbligati a rimuovere dal loro cammino gli ostacoli che si opponevano alla loro incontenibile ascensione”.

«Noi siamo uniti nella stessa causa, nella stessa lotta, nella stessa decisione incrollabile di difendere i nostri diritti che sono gli essenziali diritti dei nostri tre popoli agli spazi vitali che la natura ha loro assegnato».

Al nostro Ministro degli Esteri rispondeva il Ministro del Giappone con parole calorosissime. Il naturale concatenamento degli avvenimenti conferiva all’alleanza fra i due popoli il carattere di “un’opera nata per volontà divina”.

«Il Patto tripartito — proseguiva Matsuoka — apre nell’Asia orientale e in Europa “una nuova era di vera pace fondata sulla giustizia e sull’equità”. Il Patto è il simbolo di un grande movimento in avanti dell’umanità concepita con lungimirante visione. Le difficoltà inerenti a tale compito non faranno che temprare le forze degli alleati e rendere più ferma la loro volontà di vincere.
E vinceremo ogni e qualsiasi ostacolo che incontreremo sulla nostra strada con la certezza che il successo coronerà i nostri sforzi
».

La scomparsa del Presidente del Consiglio, conte Paolo Teleki, che pose fine di sua volontà ai suoi giorni (3 aprile) non ha per nulla modificato la situazione in Ungheria. Gli succedeva il ministro degli Esteri Bardossy e il giorno stesso l’Agenzia telegrafica ungherese, commentando l’avvenimento, scriveva:
«La politica di Teleki e di Csaki sarà continuata senza cambiamenti».
Se ne aveva una riprova perentoria pochi giorni dopo. Il ministro della Gran Bretagna si recava per comunicargli che il Gabinetto di Londra aveva deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Budapest.
Conformemente alle suggestioni di Londra, il governo di Washington decideva (1 aprile) di continuare nella sua inqualificabile opera di pirateria ai danni dell’Italia e della Germania. Non contento di aver sequestrato i piroscafi appartenenti alle Potenze dell’Asse (di tale azione Roosevelt si è assunto la personale responsabilità in una riunione di giornalisti accreditati presso la Casa Bianca), il governo di Washington procedeva all’arresto degli equipaggi dei piroscafi requisiti.
La giustificazione di tale sopruso è assolutamente ridicola: si dice, infatti, che le leggi sull’immigrazione limitano a sessanta giorni – al massimo – la permanenza negli Stati Uniti dei marinai stranieri e di navi mercantili straniere. Come si spiega, allora, che tale provvedimento non sia stato applicato agli equipaggi dei piroscafi danesi e/o a quelli di altre nazioni? MISTERO.
Le Ambasciate d’Italia e di Germania hanno presentato una formale protesta al Governo degli Stati Uniti che per tutta risposta, ha ordinato l’arresto di tre ufficiali del Biancamano e del console d’Italia a Colon sotto l’imputazione di sabotaggio ! (4 aprile).
Più disinvolto del governo di Washington, il New York Times ha scritto che il sequestro dei piroscafi italiani non è compiuto contro la nazione italiana, ma contro il Fascismo!
A questo tartufesco “distinguo” il popolo italiano risponderà battendosi eroicamente sulla terra, sul mare, nel cielo, per la vittoria dell’Italia fascista, sotto la guida del Duce.

Annunci

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: