la guerra nella Jugoslavia


La situazione balcanica è ormai definitivamente chiarita, a questo punto. Alle parole, agli intrighi diplomatici, alle dimostrazioni e ai tumulti di piazza sono seguiti i fatti. All’alba del 6 aprile le truppe del Reich entravano in Jugoslavia dalla fontiera tedesca, da quella bulgara e da quella ungherese. Il solo modo per riportare l’ordine là dove aveva trovato l’ultima insidia britannica.
Il colpo di Stato di Belgrado del 27 marzo, all’indomani stesso dell’adesione della Jugoslavia al Patto Tripartito, escludeva qualsiasi dubbio sulle reali intenzioni del nuovo governo, casomai ce ne fosse ancora qualcuno. Si potranno trascurare i commenti della stampa inglese, americana e della stessa stampa turca, che esaltava litìricamente il nuovo ordine di cose, ma non le dichiarazioni di Churchill e di Sumner Welles.

«E’ avvenuta a Belgrado – proclama Churchill in una riunione del Partito conservatore – una rivoluzione ed i ministri jugoslavi, che con la loro firma avevano allontanato la loro patria dalla strada della libertà si trovano ora in stato di arresto. Si può ora alimentare la speranza della formazione di un governo jugoslavo con le qualità necessarie per difendere la libertà e l’integrità del Paese.

(è interessante che Churchill pronunci queste parole, proprio lui che è stato sempre sostenitore delle conquiste britanniche col ferro e col fuoco che hanno procurato quell’Impero al prezzo di tante vite umane!)

Il nuovo governo jugoslavo riceverà dall’Impero britannico e certamente anche dagli Stati Uniti ogni appoggio possibile. Gli alleati faranno causa comune con la nazione jugoslava e continueranno a marciare uniti fino al conseguimento della vittoria».

Non diversamente parlava a Washington il Sottosegretario di Stato Sumner Welles.

«Gli Stati Uniti hanno dato alla Jugoslavia l’assicurazione che essa sarà appoggiata dagli Stati Uniti, in conformità della legge sugli aiuti alle democrazie».

Per il New York Times questa esplosione di fierezza nazionale jugoslava era “come un lampo che illumina le tenebre dell’Europa nazista”.

La verità è che a Belgrado ha prevalso, con la forza, una cospirazione ordita da alcuni elementi militari, che non hanno esitato a far precipitare il paese in un’avventura che si risolverà in una catastrofe senza precedenti. Altro, che la strada della libertà di Churchill…

L’adesione della Jugoslavia al Patto Tripartito non era affatto la conseguenza di una imposizione come Londra e Washington vogliono far credere. In fondo, loro come possono saperlo?
Era invece, la logica, naturale conseguenza di una politica moderata e lungimirante che il governo di Belgrado seguiva da vari anni di politica in amicizia con l’Italia, del patto amicizia -perpetua- con la Bulgaria, dall’intesa recente con l’Ungheria e dall’orientamento verso la Germania. Poi, è vero, c’è l’accettazione della promessa di ricevere le terre di Macedonia e del porto di Salonicco, a guerra finita, come nota dolente per la casa reale jugoslava, ma questo si è saputo molto tempo dopo il 1945 e quindi nessuno lo sapeva ancora.
Il repentino voltafaccia del governo presieduto dal gen. Simovic ha una sola causa: l’influenza britannica che ha fatto leva sugli elementi torbidi e perennemente irrequieti della Jugoslavia e sui militari smaniosi di avventure ed insaziabili di potere.
Non regge affatto l’accusa ripetuta ad una voce di Radio Londra, Washington e da Ankara che affermano che l’adesione all’Asse comportava degli obblighi e degli oneri lesivi alla sua indipendenza e al suo onore. Su questo punto, la nota italiana è quanto mai precisa ed esauriente: — Nulla noi chiedevamo nulla alla Jugoslavia con questa adesione,  fuori della sua leale collaborazione alla politica di ricostruzione del continente. Mentre la Jugoslavia otteneva il riconoscimento della sua sovranità e della sua integrità, la garanzia che il suo territorio non sarebbe stato attraversato da truppe, che essa non sarebbe stata chiamata a dare aiuti militari e finalmente che la sua aspirazione ad uno sbocco nell’Egeo sarebbe stata soddisfatta con l’acquisto della città e del porto di Salonicco, che congiuntamente l’Italia e la Germania le garantivano —.

Non meno esplicita è la nota del Reich che documenta la doppiezza di Belgrado in 4 punti:

  1. venne ordinata la mobilitazione di tutto l’esercito jugoslavo;
  2. negli ultimi giorni, ufficiali di Stato Maggiore inglesi sono giunti a Belgrado in qualità di ufficiali di collegamento con l’esercito jugoslavo;
  3. con l’invio di ufficiali di Stato Maggiore jugoslavi in Grecia si è stabilito il collegamento con le forze inglesi operanti in Grecia e con l’esercito greco;
  4. negli ultimi giorni sono pervenute nelle mani del Reich le prove inoppugnabili che il governo jugoslavo, nella persona del gen. Simovic, si è rivolto all’Inghilterra e all’America allo scopo di essere appoggiato con truppe, armi e crediti nella lotta avvenire contro la Germania.

«Il Governo del Reich non è disposto ad osservare e sopportare più a lungo queste manovre di una cricca criminosa di truppe mercenarie britanniche estranee al continente così come si verifica attualmente in Grecia. Esso ha perciò impartito alle truppe germaniche l’ordine di ripristinare con tuttti i mezzi militari del Reich la calma e la sicurezza anche in questa parte d’Europa».

fine prima parte

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