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Da una testimonianza lasciata scritta da Carl Doenitz,
capo della marina tedesca, fine 1943:

— “La flotta marina è orgogliosa di aver costruito, dall’altra parte del mondo, uno Shangri-La (un paradiso) per il Führer, una fortezza inespugnabile dove lui sarà completamente al sicuro dai suoi nemici” —.

L’anno seguente, Doenitz, durante una cerimonia a Kiel al cospetto dei suoi cadetti navali, disse con parole suggestive che ribadivano l’idea di una eventuale fuga del Führer:

— “La Marina tedesca conosce ogni nascondiglio dove poter condurre il Fuhrer, se fosse necessario. Là Egli potrà preparare le sue ultime mosse in piena tranquillità” —.

 

Secondo testimonianze verificate quando giunse in Argentina Hitler aveva 56 anni e non sembrava presentare problemi psichici o fisici, il che contraddice la storia ufficiale la quale descrive un Fuhrer “finito” negli ultimi giorni della guerra.

 

 

the pre-quel.

Tutto comincia da un documento datato 4 settembre 1944, inviato dal gen. Ladd ad John Edgar Hoover, allora addetto militare all’ambasciata americana a Buenos Aires.
Nel documento si afferma:

molti osservatori politici asseriscono che Adolf Hitler potrebbe cercare rìfugio in Argentina dopo il collasso tedesco. Settori della politica danno credito a questa possibilità ricordando che il console argentino Helmuth, già propriamente segnalato, apparentemente assegnato a un posto consolare in Spagna, programmò, oltre un incontro clandestino con Hitler ed Himmler, di organizzare l’importazione in Argentina di armi e tecnologie. Helmuth venne intercettato a Trinidad dagli inglesi e non completò mai la sua missione“.

Si segnala anche che:

una florida colonia tedesca in Argentina offre grandi possibilità di asilo per Hitler e i suoi uomini; il conte Luxburg è il responsabile dell’allestimento di un ranch che servirà da rifugio”.

E ancora:

per il tipo di piani elaborati per l’abbandono della Germania dopo la sconfitta, è potenzialmente impossibile esibire testimonianze relative alla presenza di nazisti in Argentina dopo la caduta del Reich. Ciò nonostante, si può dare rilevanza al fatto che l’Argentina mantenne il silenzio malgrado tutte le accuse di esser servita a Hitler come destinazione di un volo da 7.376 miglia, senza scali, con un aereo appositamente costruito, o come passeggero di un lungo viaggio in sottomarino. Questo punto continua a essere oggetto di indagini gestite da rappresentanti del Bureau di tutto il mondo. L’informazione che rivelò date, orari, rotte, deriva da altre agenzie governative interessate”.

La fuga di Hitler, quindi, era nota a tutti i servizi di Intelligence. Questi organi di spionaggio mantenevano, come accade oggi, contatti fra loro e perfino scambi di informazioni strategiche, anche appartenendo a Paesi nemici. Fascicoli interi vennero riempiti da quel momento per tre decenni, fino al punto di essere archiviati e secretati.

Negli archivi della CIA esiste una documentazione fotografica di immagini scattate in Colombia, negli anni cinquanta, che ritraggono un Hitler anziano – diventato una sorta di nonno bonario – che accettò di farsi fotografare più di una volta durante l’esilio.
Come nel caso di una foto: quella in compagnia del nazista dichiarato Philip Citroen, nella città colombiana di Tunja, nel 1954.

A quel tempo sembra che Hitler viaggiasse libero in sudamerica col nome di Adolf Schütelmayor, cosa che contribuì solo a far aprire un altro fascicolo con un nuovo nominativo.

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