Siluri umani. inesplosi

seconda parte

Questo titolo non vuole essere assolutamente ingeneroso nei confronti degli eroi che hanno dato consapevolmente la propria vita per onorare un senso del dovere senza eguali, profondendo le proprie energie in un progetto principalamente funestato da mancanze tecniche e talvolta da vera sfortuna.
Come quell’alba del luglio ’41 contro Alessandria, dopo quel mattino dell’agosto1940, anche questa non arrivò neppure vicino al bersaglio; quella contro Malta che approdò alla strage, Teseo Tesei rimase sempre molto fedele alle sue idee, a se stesso.
Per essere in grado di partecipare all’azione più alta e allo stesso tempo più disastrosa, il maggiore del genio navale dovette lottare contro tutto: terribilmente provato dal salvataggio dei superstiti dell’Iride nel golfo di Bomba, aveva sopportato il ritorno a nuoto sino ad Algesiras dopo il fallimento di un ennesimo tentativo contro Gibilterra, poi il soccorso alla corazzata Cavour colpita dagli idrosiluranti inglesi a Taranto, le continue ed interminabili esercitazioni che stavano logorando il suo fisico ora stavano attaccando anche il cuore che non reggeva più come un tempo.
E a quel proposito gli era stato ordinato un periodo forzato di riposo.
Ma c’era un’altra azione irrinunciabile che per la sua difficoltà, addirittura per la sua assurdità richiedeva la sua presenza: quella di Malta, contro il Ponte di S.Elmo.

ponte-di-s-elmoil ponte di S.Elmo distrutto dai mezzi d’assalto italiani durante l’azione del 26luglio

L’impresa richiedeva le più alte doti di coraggio personale a queste squadre-suicidio (parole del governatore di Malta, Edward Jackson).
Vi parteciparono 49 uomini. 11 riuscirono incredibilmente a tornare indietro, 20 morirono, 18 caddero prigionieri e feriti gravemente; i mezzi andarono tutti perduti e nessun bersaglio fu raggiunto.

Beh, la descrizione dell’azione disegna perfettamente l’assurdità del gesto, aldilà del contenuto eroico-disperato.

La cosa doveva liberare la via per i nove barchini pini di roba esplosiva, pronti per l’attacco in superficie. Era stato stabilito che tre bombardamenti avrebbero distratto gli inglesi. Ne era stato stabilito meticolosamente l’orario: l’1:45 – il primo: 2:30 – il secondo; 4:20 – il terzo.

Morale:

  1. quello dell’1:45 non venne neppure tentato;
  2. per quello delle 2:30 si presentò appena un aereo;
  3. per quello delle 4:20 se ne presentarono in tutto due.

Potenza dell’esercito italiano.

Esempio chiaro che la Marina e l’Aviazione facevano la guerra ognuno per conto proprio e comunque aerei a disposizione non ce n’erano proprio.
Il maiale del sottotenente Franco Costa e Luigi Barla avrebbe cercato di attaccare i sommergibili inglesi nel porto e occorreva fare presto a far saltare l’ostruzione del Ponte di S.Elmo.
A quest’obiettivo ci avrebbero pensato Teseo ed Alcide Pedretti.
Franco Costa fu l’ultimo a vedere in vita i due. Teseo disse: “alle quattro e mezza la rete deve saltare in aria e salterà, se sarà tardi spoletterò al minuto. Dire questo voleva dire rinunciare a mettersi in salvo e morire sicuramente. Saltò alle 4:45 con un fragore immane.
Gli inglesi trovarono i resti di una maschera da respiratore, una corona di brandelli di carne e un poco di capelli.

barchini-regia-marina

I barchini andarono all’attacco. Il primo, quello del sottonente Aristide Carabelli, che doveva sfaldare l’ostruzione in superficie, senza preoccuparsi della propria vita, si precipitò con una rabbia cieca contro il bersaglio.

Di colpo però, a causa dell’esplosione, si accesero i riflettori ed una valanga di luce sopravanzò l’alba che stava iniziando; le batterie della difesa latrarono simultaneamente. Si disse poi che gli inglesi fossero in attesa da tempo. Il radar, solo il radar? aveva segnalato l’avvicinamento dei Mas 451 e 452 che avevano portato barchini e maiali.
Tutto fu finito in due minuti per questi barchini. Ora la luce del giorno era più alta e i caccia inglesi già si levavano all’inseguimento dei Mas diretti verso Augusta. In quei pochi istanti qualcuno aveva creduto di intravedere un successo anche se a prezzo di perdite terribili. Forse la mitraglia inglese stroncò i due ufficiali prima che la loro illusione svanisse completamente. Accanto a loro fu colpito anche il medico Falcomatà. Il Mas 452 restò a vagabondare in una fantomatica rotta con il suo mucchio di cadaveri crivellati.

Così Teseo Tesei non potè vedere il successo dei maiali del dicembre ’41 del tenente De La Penne e del cap. Margelia ad Alessandria, quando però i Mas erano ormai pronti in tutti i particolari per l’affondamento della Valiant e della Queen Elizabeth.

Molto probabilmente avrebbero potuto esserlo prima se tutti gli esponenti dell’Alto Comando Navale avessero preso in considerazione maggiore l’arma dei Mas, in quella caserma di La Spezia, nel lontano 1935, risparmiando così tante vite sprecate per poca attenzione.
(ma sono idee mie… del 2017).

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