Hitler non era uno stupido

Per i curiosi, per gli amanti dell’argomento, dirò che mi sono fatto l’idea che potrà essere stato quello che è stato, ma non era uno stupido. Aveva sì le sue convinzioni di essere protetto dalla Provvidenza ma sapeva di non essere immortale, sapeva di avere avuto del culo (detta come va detta…) a Rastenburg, nella birreria a Monaco, nell’attentato sull’aereo, ma era conscio che tutto poteva avere un limite.

Per questo motivo e aiutato nelle decisioni da Bormann, da metà del ’43 aveva cominciato a percepire il precipitare delle cose.
Dopo il disastro in Russia, assicuro, anche un idiota capirebbe che non si possono più fare sogni di grandezza. Sollecitato dal suo entourage, ha dato il via ad un elaborato piano, a medio termine, per mettere in salvo il salvabile. Le persone (gli ufficiali più compromessi, quelli più affidabili), i tesori, i soldi, le risorse trasportabili, cominciarono ad essere catalogate ed ordinate (i tedeschi sono bravissimi in questo), prima in vagoni ferroviari anonimi e per destinazioni spagnole, poi in aereo, poi in sommergibile.

E’ un lavoro meticoloso fatto da persone, di terzo o quarto piano, anonime, non tanto alte, con gli occhialini tondi, i capelli spesso unti e dal profilo basso. No, non sto romanzando, è davvero così e, comunque, mi serve per creare un’immagine.

Voglio anche pensare che per il suo piano di fuga esistesse anche un numero abbastanza chiuso. Con ripartizioni di gruppi ben studiate, pe non urtare le sensibilità altrui. Io la vedo così.

Abbiamo imparato degli insediamenti a Tangeri. Non sono cose che si fanno in 15gg., ci vuole un po’ di tempo; occorre trovare gli appoggi, creare le infrastrutture, vedere dove crearle.
Ci vuole tempo.
E la gente tedesca che ha preso per tempo il volo per il sudamerica, dal 1943, ad un certo punto, è cominciata ad essere tanta.
Ma, tornando ad Hitler, dirò che l’organizzazione e l’allargamento di Die Spinne impone intanto una scelta occulata del chi e del dove e si deve basare su certezze inoppugnabili.
Poi ci vuole una montagna di soldi. Ma questo non è mai stato un problema.

Ci si può chiedere: “perchè Goebbels e sua moglie Magda, così fedeli e adoranti il Fuhrer, non sono stati messi nella lista dei fuggitivi?

R. Perchè non utili. Potrà sembrare un’assurdità, ma può essere così.
Ulteriormente, potrebbero apparire anche come martiri illustri del nazismo decaduto. Comunque NON utili al piano. Non operativi.

Hitler era uno che aveva un sesto senso per certe cose.
A certe persone, e non altre, va detto solo ciò che serve, solo quando va detto“. In qualche modo, è condivisibile.
Se si ragiona in questo modo significa che si percepisce il mondo dei rapporti umani in una maniera particolare, diversa e che impone delle scelte.
Anche forti.

Hitler non era uno stupido. Specialmente in funzione della sua persona, non può non aver calcolato ogni sua mossa al millesimo.
Gli deve essere stato prospettato dove rifugiarsi non appena sbarcato e lui deve aver messo il becco in tutto, fin dalla progettazione.
Hitler era uno che una volta in Francia stava sveglio la notte (per diversi giorni) per studiare come costruire i bunker difensivi; decideva dove posizionare i finestrotti per le mitragliatrici, dove dovevano essere fatte le prese d’aria e quanti soldati dovevano presidiare il luogo. Lo ha fatto per la costruzione di tutti i suoi luoghi di comando: dal nido dell’aquila, a Rastenburg e così via.

Il lettore che mi segue ricorderà, dalla prima serie di Hunting Hitler, le strutture alle Canarie, completamente finanziate da Franco che era stato Governatore, tempo addietro, della zona. Scavare una montagna in quel modo, trasferire tutte le attrezzature necessarie, garantire stabilmente le comunicazioni e le forniture, richiedono tempo e un sacco di lavoro; così come a Misiones, a Casa Inalco, ecc.
Sto parlando di mesi e mesi, per non dire anni.
Mettendo in conto anche il tempo perso in contrattempi, in lavori più difficoltosi, in ostilità sopraggiunte.

E’ normale che sia così. Se poi lo si rapporta agli anni in esame, si dovrà considerare che la tecnologia disponibile era tuttosommato relativa. E c’era la guerra in corso, non dimentichiamolo.


Poi però, nell’insediamento in Argentina devono esserci stati alcuni bonus: in moltissime zone i giornali arrivavano solo una volta al mese e le notizie riguardanti la guerra non occupavano più di una mezza pagina.
I signori della guerra erano quindi protetti dalla disinformazione.
Si poteva quasi circolare impunemente, solo con un minimo di attenzione, almeno fino agli anni ’60. Lo si apprende dalle notizie di Abel Basti che ha girato in lungo ed in largo, parlando con chi poteva per anni. Naturalmente, ogni scrittore ha i suoi detrattori, ma se si ha l’occasione di leggere le sue righe si troveranno dettagli molto più profondi che in una serie televisiva non si incontreranno mai.
Ma, a proposito ancora di fuga, mi sorprende che i dossier dell’FBI, con le loro macchine database stellari, non sia ancora uscita la pista, supportata da centinaia di testimonianze di gente ancora viva, che riporta Hitler fuggito (anzichè in Spagna o in Danimarca) in Austria,  all’aeroporto di Hörshing, vicino a Linz, con altre otto persone, tra le quali anche Eva Braun. Tesi, mica nuova ed enunciata con la testimonianza di Heinrich Muller, capo della Gestapo, durante un’interrogazione da parte della CIA.

Il bello di queste cose è che una fonte non coinvolge mai le altre.
Cioè non ci sono mai collimazioni, punti d’incontro.
Nonostante ci siano interrogazioni negli anni giusti (1945/1946/1947) che millantano testimoni disponibili, non esiste una virgola che appaia in un’altra relazione o rapporto.
E’ questo che mi affascina.
Ma ne sentiremo riparlare. Prima o poi.

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: