Siluri umani: uomini sul fondo

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Descrivere decentemente quest’epopea di eroi è un’impresa che forse mi supera, ma mi farò coraggio dicendo qualcosa di sconvolgente, da anticonformista, da eversivo.
Questa è stata una della cose più eroiche e più disastrose che gli italiani hanno compiuto durante la guerra.
Una completa follia, portata avanti con un senso del dovere, una voglia, una determinazione senza eguali quasi da psicopatici.

Bene. per una volta ho cominciato dal mio pensiero finale.
Qualcuno ricorderà il film del 1954 di Leonviola. Una volta l’hanno dato su Rai3, poi l’ho rivisto su YouTube. Ma lì è molto romanzato, nonostante tutto.
Si ricorderà che li chiamavano “i maiali”, nome curioso per un coso di ferro, l’arma — insomma — che pareva voler andar via trascinata dalla corrente; e allora Teseo Tesei, durante una delle lunghissime, interminabili e massacranti esercitazioni a Bocca di Serchio, disse al suo aiutante, decisamente spazientito: « lega il maiale! ».
Così, per tutti, il semovente S.L.C fu subito il maiale per tutti.

La prima impresa, dopo mille rimandi, fu tentata dai siluri umani nella seconda metà dell’agosto del 1940. Questo fu un tentativo di creare qualcosa fuori di testa perchè dopo 2 mesi di guerra, aerei e sommergibili avevano dimostrato di non poter vincere la guerra in mare con la Marina inglese.
I piloti sommozzatori erano oggettivamente di una bravura fuori dal normale; i mezzi, assolutamente NO.
Era una cosa da urlo, un suicidio assicurato. L’arma, le azioni erano appena tollerate dagli alti comandi e si erano già verificati alcuni decessi in allenamento per il malfunzionamento del coso; il che aveva ulteriormente penalizzato l’idea delle operazioni in tutti gli ambienti militari. Ma il Comandante Mario Giorgini aveva perorato la sua causa a Roma. L’Ammiraglio De Courten stabilì che la prima azione vera, di guerra, avvenisse con i maiali da allenamento e senza attendere quelli rinnovati, costruiti secondo dati più accertati, modificati in base alle informazioni di chi poi li usava. Questo perchè questi maiali si rompevano con una facilità raccapricciante.
Si trattava, a quel punto di un’esigenza strategica, ma bisognava vedere, sul campo, se tutto funzionava.    Intanto, allo sbaraglio.

Così il capitano di fregata Giorgini, tornò a Bocca di Serchio a dare la notizia. In realtà stava per dare il via alla storia dell’arma; alla leggenda.

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Dunque la prima missione prendeva il via con 8 uomini scelti da un semplice sorteggio (Tesei- Pedretti, Toschi-Lazzari, Birindelli – Paccagnini, Franzini – Lazzaroni [ di riserva: Durand De La Penne – Bianchi]); il gruppo si imbarcò con i suoi maiali, in piena notte, sulla torpediniera Calipso. L’appuntamento era nel Golfo di Bomba, a pochi chilometri dalla roccaforte di Tobruk sulla costa cirenaica, con il Rsmg. Iride che li avrebbe condotti fino al porto di Alessandria; il primo obiettivo.
Ma la sfiga è sempre in agguato. Mi si dimostri il contrario.
La mattina del 22 agosto, la giornata è chiara. Forse troppo.
Durante alcuni controlli sulla sistemazione dei maiali all’esterno dello scafo, alle 10:30 circa, a bordo della motonave Monte Gargano incrociata poco dopo la partenza, i sommozzatori vengono invitati a brindare al buon inizio di operazione, quando  all’improvviso arrivarono tre aerosiluranti Swordfish inglesi.
Il fondale troppo basso non permise all’Iride la rapida immersione, due siluranti mitragliarono la coperta falciando inesorabilmente gli uomini che si stavano affannando, impotenti, intorno al loro cannone; il terzo aerosilurante si abbassò a 20m per lanciare il suo siluro.
Bersaglio colpito all’altezza del quadrato. Dopo qualche secondo, un altro siluro colpiva sotto la plancia il Monte Gargano ed il piroscafo cominciò ad affondare. Intanto le mitragliere del Calipso, sparavano a più non posso. Due aerosiluranti caddero in mare, il terzo riuscì ad allontanarsi. Tutto era accaduto in 4minuti; la prima impresa era morta prima di nascere.
Rimaneva solo una chiazza di nafta a 15m e l’Iride era spezzato in due tronconi; per quelli del troncone di prua non c’era speranza, l’allagamento era stato immediato, ma per quelli di poppa si poteva ancora sperare. Forse. Ma gli autorespiratori del Calipso non erano sufficienti: per tentare di portar soccorso occorrevano maschere e scafandri; ma per ottenerli occorreva tempo e Teseo Tesei cercava di tuffarsi senza nulla. Risaliva e si rimmergeva per cercare di raggiungere i compagni là sotto, probabilmente ancora in vita.
Poi da Tobruk arrivarono maschere e scafandri, per portar su la notizia (dopo un’immersione interminabile) che qualcuno era ancora in vita! Lottando disperatamente contro tutto, contro aerei inglesi che erano ritornati a mitragliare, Toschi, De La Penne e gli altri riuscirono a strappare alla tomba del mare otto persone, dopo una lotta che durò sino al pomeriggio del giorno dopo e degli otto 3 non sopravvissero alla salvezza.

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La mattina dopo ancora, i maiali vennero recuperati col mare mosso e con gli inglesi che tornarono nuovamente all’attacco. Venne recuperata persino la bandiera dell’Iride con immensa gioia degli equipaggi presenti.

fine prima parte

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