Hunting Hitler 2: ottava puntata

Un commento, prima che mi sfugga, sul finire della scorsa puntata riguardante la sign.ra Eliana Keller (la figlia adottiva di M. Bormann);
– è a dir poco stupefacente che una figlia, che ha convissuto col padre tedesco fino all’età di 15 anni, alla frase: “circolano voci che suo padre fosse Martin Bormann…“, intervenga dicendo “io credo di sì...”. Questa signora, ora attorno ai 65 anni, non so se davanti alle telecamere abbia voluto rendere spettacolare la sua intervista, ma è inverosimile pensare che non abbia avuto confidenza al tempo da chiedergli chi fosse in realtà suo padre se aveva veramente dei dubbi… I tedeschi, da parte loro, così orgogliosi di esserlo, in una comunità di tedeschi, attorniati quotidianamente da un’infinità di lavoranti tedeschi, col padre che le imponeva di parlare in casa il tedesco e che un bel giorno, di punto in bianco, è sparito e non l’ha mai più visto, è inverosimile. E’ come un X file! Ma dai!

L’ottavo episodio.

Nel 1955 Peron viene spodestato da un colpo militare, l’Argentina non è più un luogo sicuro dove stare per Hitler o qualsiasi altro nazista. Colonia Dignidad è quindi un luogo estremamente possibile dove trasferirsi perchè sicuramente i nazisti in fuga ne erano a conoscenza per averlo finanziato e costruito con tutte le caratteristiche necessarie a fornire crismi di sicurezza assoluti.


In fondo, è improponibile pensare che il povero caporale nazista in fuga come quello abbia, da solo, i mezzi per costruire una colonia come quella; Paul Shäfer era certamente stato confortato dai congrui finanziamenti del Partito che stava da anni pensando a luoghi-rifugio in sudamerica. Per tutti e per oltre trentanni è risultata essere una comunità religiosa e culturale dove, però, nessuno poteva metterci il naso per nessuna ragione.

Il soggetto è stato arrestato nel 2005 con 25 denunce per abusi sessuali su minori e muore mentre è detenuto dalla polizia. I membri (tedeschi) della Colonia la rilevano e ne cambiano il nome in “Villa Baviera”, una attività commerciale e turistica che però, come vedremo, conserva aspetti ancora sinistri. In realtà, oggi appare come una zona protetta, una zona militare.


La visita appare subito come un tentativo di voler nascondere il passato con le attività turistiche odierne ma quando viene mostrata la camera che era di Paul Shäfer viene specificato che intanto non è possibile nè riprendere, ne scattare foto.
Forse c’erano cose mostrabili solo a tedeschi particolari, poi si arriva quasi immediatamente alla zona che conduce al bunker.
(se siete saganati come me, guardatevi le foto che ho pubblicato…)

E qui c’è la prima puttanata. Alla domanda: “cosa servono questi bunker ad una comune?” hanno risposto: “non abbiamo idea…

Sono caduto dal divano dal ridere! Fossero stati spiritosi, avrebbero potuto rispondere: “per giocare –chessò -a nascondino…“, invece hanno cercato di glissare anche sulla mega-cassaforte a muro e con questo clima, un po’ teso, si percorrono tunnel con un’infinità di stanze che sembrano quelle di una base militare segreta. Fino a che si giunge ad un luogo che si mostra come una tecnologica centrale telefonica, densa di apparecchiature e cavi, che raccoglie le connessioni con tutte le stanze che erano dotate di altoparlanti (per allarmi e comunicazioni dirette). Nel periodo analizzato del dopoguerra, qui i locali erano dotati di una struttura all’avanguardia, com migliaia di snodi per le telecomunicazioni (anche con l’esterno) e ciò conferma l’ipotesi che si tratti di strumentazione militare che fa pensare ad altro, che solo ad una comunità religiosa.

Un testimone, nato addirittura nella Colonia nel 1977, viene contattato dal team di Baer per rivelare cosa accadesse a porte chiuse e racconta che viveva in gruppi separati per sesso ed età, controllati da un Paul Shäfer che dominava e sovraintendeva tutto; e parla di schiavitù, di lavoro minorile forzato – per 16 ore al giorno – a partire dai 6 anni. Uscire era vietato e strettamente controllato da uomini armati con i cani. Le punizioni per chi  trasgrediva le regole erano colpi con i calci di pistola, trattamenti con elettroshock, trattamenti lunghi settimane con droghe e pozioni strane finchè non erano considerati “riabilitati”.
Racconta che i bambini non sapevano nulla del mondo esterno; conscevano, per sentito dire, il nome del Presidente del Cile, poi dove fosse il nord ed il sud e null’altro. Tutto basato sulla paura.

Strutturalmente per chiunque era impossibile allontanarsi: la Colonia era di 130 Km quadrati, recintati da filo spinato elettrificato, inoltre il posto era ed è ancora isolato per molti Km.
Esiste un’unica strada e attorno non c’è nulla. Solo vegetazione.

All’interno della Colonia c’erano aree impenetrabili ad accesso estremamente controllato. Nessuno dei bambini e molti dei coloni ha mai potuto vedere nulla. Paul Shäfer aveva altri soci nazisti, come Hammerschmitt delle Waffen SS, Albert Schreider e Walter Rauff (l’inventore dei camion per gasare gli ebrei), a formare la cupola di comando della Colonia, poi c’erano altri ufficiali SS che andavano e venivano continuamente con i convogli di materiali in partenza ed arrivo. L’area era chiaramente suddivisa in zone precise, ad accesso ristretto anche per i lavoranti, non mostrate, nè citate durante il tour ufficiale che sarebbero (ho detto: sarebbero), ancora oggi, oggetto di studio.

Notizie extra

Secondo documenti desecretati tedeschi:

Colonia Dignidad è però anche, se non soprattutto, un covo di nazisti che si sovrappone a una comunità germanica giunta qui agli inizi 1900. Il braccio destro del guru diventa presto Hermann Schmidt, ex pilota della Luftwaffe che attira, protegge e nasconde decine di nazisti scappati in Cile, Argentina e Paraguay subito dopo la guerra. Gli invalicabili cancelli della comunità diventano il miglior ospizio per i vecchi aguzzini. Sottoposti alla pressione dei cacciatori di nazisti, i tedeschi delle Ande trovano aiuto nel regime di Pinochet e trasformano la valle in un lager per i cileni oppositori. Colonia Dignidad divenne presto giardino di giochi per la famiglia Pinochet. Lucia Pinochet arrivava in elicottero per passare il weekend con il figlio. Gli «squadroni della morte», invece, portavano decine di prigionieri politici che all’interno della «Colonia Dignidad» – sono i racconti nei successivi processi – diventano «desaparecidos». Tra questi anche un italiano: Juan Bosco Maino Canales il cui nome compare anche nelle carte del processo agli aguzzini del «piano Condor» che si sta celebrando in queste settimane al tribunale penale di Roma.
Nelle carte tedesche, fino ad ora segretissime, è scritto:
– Colonia Dignidad è ufficialmente la realizzazione di una società nuova dai toni messianici e con il dominio assoluto di Schäfer.
I bambini vivono separati dai genitori e i mariti dalle mogli». Niente tv, niente telefono, niente elettricità, bandito persino il calendario. «Il guru decide inappellabilmente la vita dei discepoli e “uno per sera” si prende cura dei bambini, facendo loro il bagno e “dormendo” con loro. Giovani fuggiti dalla comunità hanno denunciato violenze e torture inaudite» .
Tra i nomi accertati: Gerhard Micke (capo della sicurezza del Reich), Gisela Seewald (capo struttura di Ospedali) e Kurt Schnellenkamp (guardia personale del Fuhrer) -.

A questo punto il testimone accetta di guidare il team attraverso itinerari riservati, per non dire proibiti, di Colonia Dignidad in base alle sue conoscenze.
Qui devo rifare una nota doverosa: non so fino a che punto la cosa sia veritiera, ma, come ho già scritto, i rischi derivanti da una chiara violazione della proprietà, entrando in zone critiche non autorizzate, possono anche comportare danni morali e fisici a cose e persone. Cioè se ti tirano e ti prendono, FA MALE!

Ad 8 Km a sud della Colonia c’è una torre d’osservazione, alta circa 20m nel punto più alto della vallata, completamente recintata da filo spinato alto più di 2m. Nella garritta c’è un telefono, una radio e una vista che copre un’area almeno di 160 Km.
Una torre certamente costruita per scopi militari; niente poteva uscire od entrare senza essere visto. Una segnalazione avrebbe garantito un vantaggio di almeno un’ora sugli eventuali incursori e avrebbe consentito di spostare gli eventuali fuggitivi senza alcun problema.

Nel servizio fotografico si noterà una scatola protetta di connessione con centinaia di cavi, si vede un innesco ad infrarossi di generazione degli anni 50.
Poi viene rivelato che sotto a Colonia Dignidad c’era e c’è ancora quasi un’altra città, molto grande. Interi box di cemento, dotati di lavabi, docce, dormitori e cucine. E più sotto ancora, esistono nascondigli, passaggi segreti, magazzini, gallerie (vedere foto).


Questo sopra è un punto di accesso segreto al complesso collegato a tutto, con quadro allarmi, segnalatori, permanente e protetto.
Poi è stato trovato un serbatoio di aria compressa che muove un sistema idraulico in grado di fermare un tank.

In fondo è trovata anche una camera blindata completamente insonorizzata, completa di tutti i comfort.

Infine il testimone conduce il team al magazzino, una volta assoltumante inaccessibile, dove costruivano armi di nuova generazione. La visita però è subito interrotta da un inserviente che li nota e fa accorrere una direttrice che ordina l’allontanamento per mancanza di permessi speciali per le aree riservate. Non sembra che sia cambiato poi molto, da allora.
Ma qui si potrebbe entrare in argomenti già trattati, dove ho mosso alcune critiche da tempo.

Quindi riassumendo, la torre d’osservazione, come prima difesa, poi i rilevatori ad infrarossi sul perimetro della Colonia, come seconda, poi la torre di guardia all’ingresso dell’unica strada di accesso e le difese idrauliche descritte, come terza.
Oltre, ci sono le gallerie, i bunker, la fabbrica di armi, il posto dei soldati, a significare il cuore del sistema; ma è a Santiago che viene confermato che era in atto la costruzione di armi convenzionali, come fucili e mitragliatori, ma anche armi chimiche come il gas nervino Sarin. Con risorse sostenute da chimici cileni e da personale fatto arrivare dall’estero, naturalmente con l’appoggio del governo cileno di Pinochet.

Con una rete di migliaia e migliaia di nazisti fedeli ovunque, i fondi, era quindi possibile nascondere indefinitamente chiunque, col sostegno di vari governi, il Quarto Reich era già pronto a ripartire.
Con i quartieri generali a Tangeri, le banche gestite da Bormann ed il sostegno di moltissimi fedeli al nazismo in tutto il sudamerica, scompare l’idea di un Hitler fuggitivo per lasciar posto ad un dittatore pronto a riscrivere un’altra parte di storia.

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