Hunting Hitler 2: appunti al fulmicotone


In pratica, la serie Hunting Hitler non fa altro che ripercorrere tutta la serie di teorie, congetture e supposizioni che i servizi segreti degli Alleati hanno fatto al tempo, senza giungere a nessun risultato concreto.
Come ho già avuto modo di scrivere, dagli anni ’48 e per moltissimo tempo, gli Stati Uniti avviarono indagini tese al ritrovamento di Hitler dopo aver ricevuto migliaia di segnalazioni da tutto il Sudamerica, tant’è che passarono un momento di confusione per la grande quantità di segnalazioni ricevute da ogni parte.
Il tutto però condusse ad un nulla di fatto. In ogni occasione.

Perchè?

Il primo motivo è da ricercarsi nelle aree di giurisdizione.
Americani, britannici, il Mossad, non potevano certo addentrarsi in Paesi stranieri senza permessi speciali. Specialmente nell’Argentina di Peron, così ostile alle altre democrazie. Il caso di Eichmann (ne esiste un report video preciso) è stata una clamorosissima eccezione.
Il suo rapimento rapimento fu studiato per moltissimo tempo e si concluse con una vera azione militare rischiosissima fino al caricamento del nazista sull’aereo, con l’esercito argentino che sparava forsennatamente come in un film.
Il fatto rischiò, oltretutto, un forte incidente internazionale ed ebbe una risonanza mondiale fino a che la NATO ci mise la parola “fine” e a fatica.

L’altro motivo che non è stato mai citato nella serie televisiva è sicuramente su una considerazione credibile, basata sul modus vivendi.
Le comunità locali di lingua tedesca, presenti in Argentina, Paraguay, Cile e Brasile che hanno saputo mantenere il segreto sino ad ora, facilmente continueranno a farlo. Non si può pensare il contrario.
Ora è molto più facile perchè non ci sono più pressioni. Nel frattempo sono passati più di 70 anni e molti presenti al tempo non sono più tra noi e rimangono solo i figli o altri parenti legati a credo familiari difficilmente removibili.
In una famiglia di nazisti o ex-nazisti i discendenti rimangono sempre in qualche modo allineati o comunque riservati.
E sicuramente non parlano con nessuno, tanto meno con quei 4 felici che vanno in giro a fare domande.
Non ci è stato raccontato, ma in un’intervista estera Baer ha rivelato che hanno rischiato più di una volta e forse anche per questo motivo le interviste sono così asciugate di tutto.
Non ultima, la considerazione che se qualcuno si è deciso a parlare, probabilmente conosce l’importanza dell’argomento e lo farà per un bel mucchio di soldi e non certo solo per apparire gratuitamente in una serie televisiva.
Sì, è vero. Qualcuno può rivelare qualcosa, ma niente di definitivo, niente di assoluto. Lo dimostrano i fatti.
Così è tutta la gente. Se vuole tenere un segreto non c’è nulla che può costringerla a parlare. Nemmeno una tortura.
Ma queste sono cose che si sanno.
L’unica cosa rimarchevole consiste nel fatto che ogni affermazione deve essere comprovata da prove tutto sommato scientifiche e abbastanza televisive.

  1. Ma non si era detto che l’indagine del team si avvaleva di documenti desecretati dell’FBI, dell’MI6 ecc.?
    E allora come mai ci sono ancora tante aeree oscurate?
    Oscurate dall’FBI o dalla produzione di Hunting Hitler?
    .
  2. Nel 5° episodio ci è stata mostrata una foto mirabilmente ritrovata di un Hitler senza baffi, praticamente pelato, in Argentina, subito esaminata e confrontata con altro materiale storico d’archivio.
    Si è pure coinvolto il gruppo Animetrics che ha stabilito la piena compatibilità della piccola foto ritrovata e … clamoroso:
    Baer dice che non può credere che quello raffigurato nella foto, nonostante gli esami positivi, sia davvero Hitler!
    Ma come? Allora i tecnici di Animetrics sono dei cretini?
    E gli fanno dare una figura così, da cioccolatai?
    .
  3. Vorrei spiegarmi il motivo per cui tutte le interviste mi appaiono così superficiali, dal signore che racconta che il padre era l’autista di Bormann, ad Adela Goering, nipote del famoso Maresciallo dell’Aria; l’impressione è che si stia rovistando tra le ceneri di un fuoco spento anni prima dove chi parla non dice mai nulla di decisivo. Possibile?
    .
  4. Televisivamente parlando, mi sono sempre trovato poco d’accordo con le regole della privacy. Se non si deve mostrare una persona perchè non si può (per via del firma mancante o negata) allora non facciamola vedere proprio! Perchè se ne vale della sua sicurezza, sfocarla non serve, dato che se uno vuole la può riconoscere ugualmente…
    ..
  5. Sempre dal punto di vista televisivo non credo di poter accettare che un’investigazione normale possa essere fermata da questioni di privacy. Ma se si operano violazioni territoriali in Paesi stranieri non ci si deve poi stupire nel caso ti sparino addosso; o si hanno le autorizzazioni specifiche per far le riprese che vediamo, o si rischia davvero troppo..
  6. Un altro punto di vista, fin troppo anche cinico, potrebbe essere che con questa indagine, che comunque ha tutto il mio rispetto e la mia attenzione, si evidenziano parallelamente anche tutti i limiti e gli errori che si sono rivelati, negli anni ’50 e oltre dagli inquirenti che, oltretutto, hanno speso tante risorse.
    .
  7. Un mistero che è rimasto insoluto e soprattutto inevaso.
    Lo spettatore che ricorda la scorsa serie rammenterà in Argentina, nella Baia del Los Loros, le ricerche fatte in mare – col gommone – con quel sonar speciale ed in quell’area non tanto grande, alla ricerca (difficile) di un sottomarino nazista che poteva essere stato affondato in quella zona. Si disse che anni addietro la Marina argentina aveva già operato nello stesso senso con mezzi addirittura più imponenti ma non era riuscita nell’intento.
    Ora, anche se sono passati degli anni e la tecnologia è progredita moltissimo, non si penserà di poter farla in barba all’esercito con un semplice sonar di nuova generazione, ma comunque la domanda è: perchè le ricerche sono state abbandonate così velocemente?
    .
  8. Nella prossima puntata scopriremo che Colonia Dignidad, e dico solo questo, era anche una vera fabbrica di armi e, addirittura, si parla di armi chimiche, in particolare, a base di gas di nuova concezione. Per fare questo occorrono strutture molto tecniche ed un sacco di collaboratori specializzati. E l’attività si è potuta avvantaggiare dell’appoggio di industrie nazionali e coperta dal governo. Ma se c’era collaborazione a questi livelli, tutto il materiale non può essere evaporato. Se era in atto un’operazione di questa portata con questi sostegni le tracce devono essere inseguite con più determinazione. Ora appare chiaro che Hitler, in Argentina, non era un fuggitivo ma un uomo con la precisa volontà di cambiare la storia del mondo e con i mezzi per farlo.

    Chi avrà a questo punto il coraggio di muoversi ad un livello più alto?
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One response to “Hunting Hitler 2: appunti al fulmicotone

  • Charles Vinson

    Salve a tutti. Intervengo di nuovo su questo blog perché vorrei chiosare alcune cose che sono state dette, filtrandole – per così dire – con alcuni aspetti che secondo me il gruppo di HH non ha sufficientemente considerato.

    E le considerazioni sono due:

    1. Il 1955. E’ l’anno della caduta di Peron. Questo segna senza dubbio un cambio di politica, perché il generale non li stava solo proteggendo ma stava intraprendendo dei programmi di vera e propria collaborazione con questa gente, che a quel punto cessano (abbandono della centrale nucleare di Bariloche e distruzione dei siti militari lì intorno da parte del nuovo regime).
    2. Il sito di Misiones. Se Bariloche era il centro pulsante di questa attività post – nazista, allora a cosa serviva un sito (sicuramente nazista anch’esso, come abbiamo visto dai reperti) a migliaia di chilometri in mezzo al nulla, e scollegatissimo, come quello di Misiones?

    A mio avviso mettendo insieme questi due aspetti, i conti possono tornare, in questo senso: fino al 1955 si è lavorato per una ipotesi di “ritorno al futuro” (Bariloche), dopo quella data con la caduta di Peron i progetti di rivincita sono sfumati e, oltretutto, il sito di Bariloche, non più “protetto” dagli interessi governativi è diventato anzi anche pericoloso, da cui l’”emigrazione” verso altri lidi o verso Misiones (che aveva il vantaggio di stare nei pressi del confine con il Brasile) dei nazisti “maggiori”.

    Bariloche a quel punto poteva essere ancora utile giusto per le figure di secondo piano che ormai avevano deciso di chiudere la partita e rifarsi una vita in pieno: e qui capisco anche l’omertà dei locali, che non hanno voglia di veder scasinata la loro vita sulla base di quello che i loro nonni hanno fatto o non fatto settant’anni fa.

    Ora, ipotizziamo, in questo scenario, che Hitler sia stato ancora vivo: cosa che, come ho detto in altro intervento, non solo è possibile, ma anzi probabile (benché le prove non le abbiamo ancora viste). Cosa può essergli successo? Beh, se era ancora vivo, fino al 1955 avrà sicuramente diretto i vari progetti di implementazione sia del sito nucleare che delle altre attività da casa Inalco (zona Bariloche), con puntate in altre zone (hotel Eden?) per riunioni ed incontri vari; dopo quella data si sarà andato a rinchiudere a Misiones (dove hanno trovato anche le sue medicine), che da quello che ho visto era una sistemazione che aveva il vantaggio di poter sussistere in maniera autonoma.

    E’ qui, probabilmente, che dopo aver abbandonato definitivamente le ipotesi di “gran ritorno”, avrà trovato la morte.

    Se il team di HH si mette a verificare questo tipo di scenario, secondo me può avere delle risposte importanti. E, comunque sia, sono riusciti – questo bisogna dirlo – a tirare fuori uno spaccato veramente importante, e che non si conosceva, delle attività post – naziste in Sudamerica….

    Vale

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