Hunting Hitler 2: la quinta puntata

hunting-critica2Il ritrovamento di qualche traccia di Martin Bormann sta rischiando di  deviare il core system dell’indagine oltre misura. Certamente interessante è il seguire il ritrovamento delle infrastrutture di un possibile Quarto Reich, che meriterebbero una serie a parte, ma qui si sta perdendo di vista Hitler-persona, senza dimenticare Eva Braun e la loro possibile dimora, i loro spostamenti, il loro modo di vivere. Questo, credo, sia il percorso da seguire. Personalmente, ciò che mi attira è l’analisi delle possibilità oggettive di fuga, specialmente in relazione delle condizioni fisiche del dittatore di quei giorni unitamente alle condizioni di clandestinità, per non dire clausura, imposte a lui e al suo entourage.
Certamente concordo nell’importanza attribuita a tutto il contesto politico-militare che lo circonda, ma che non deve diventare preminente nel peso della puntata.

 

L’episodio 5.

Qui, il punto chiave rimane ancora la base di partenza per il sudamerica; si cerca la base U-boot a Cadice dopo il ritrovamento di quella foto e la testimonianza di un testimone oculare.

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Per ora dovremo accontentarci dell’analisi di questo hotel, Il Reina Cristina, deputato di essere un punto d’incontro nazista.
Questo mi è piaciuto molto, anche se ho qualche perplessità.
Oggi sono passati 72 anni. Possibile che in quell’hotel, e considerata l’importanza dell’argomento trattato, che in tutti questi anni nessuno si sia mosso prima per ispezionare un possibile tunnel così particolare dall’Hotel alla spiaggia? Mi sembra difficile da credere.
Vabbè. Quando poi l’inserviente dell’hotel (dopo 25 anni di servizio) intervistato, – alla domanda: “dove conduce questo tunnel?” – risponde “non saprei…” – mi sono messo a ridere.

Mi immagino un ragazzo di 30 anni che abita in casa sua da quando è nato e conosce la presenza di un tunnel segreto e che non rimane ucciso dalla curiosità di sapere dove porta. E’ impossibile! Sbaglio?tunnel-hotel
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Mah. Questo tunnel, porta alle cisterne dell’acqua piovana e da qui, con un braccio di 30m, arriva al mare. Oggi, per effetto dell’innalzamento del livello del mare, non è più percorribile.
Comunque ciò dimostra la possibilità di uscita, al riparo da occhi indiscreti, nè testimoni, da Cadice.

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Una nuova ricerca mirata nei documenti afferma che, da questo punto in poi, Bormann avrebbe lavorato fino dal 1944 per ricostituire un Quarto Reich, partendo da strutture presenti in Tangeri (da lì sono pochi Km [9 miglia] oltre lo stretto di Gibilterra).
Secondo un dossier dell’MI6, datato 10ago1949, il quartier generale di Bormann è in Marocco. Ad un ex pilota della Luftwaffe fu comunicato che tutti i nazionalsocialisti lavoravano per il ritorno del nazionalsocialismo in Germania ed in tutto il mondo, con disponibilità di risorse enormi. Sembra che Hitler portasse con sè anche i progetti di una bomba V3 per colpire l’America.
Hitler non era certo il tipo da cercare di vivere come un’eremita in Argentina; il progetto era quello di approntare le basi per un nuovo Reich partendo proprio dalle organizzazioni  presenti a Tangeri, una città che non è mai stata sotto il controllo totale degli Alleati. Nel quartiere Marshan, un quartiere completamente occupato da tedeschi, nella zona del porto antico, viene ritrovata un’abitazione una possibile base operativa dove organizzare il ritorno di Hitler al potere. Un rapporto del 7nov1944 stabilisce che, secondo un piano approvato, tutte le riserve auree ed in denaro nei Paesi esteri dovevano essere convogliate qui per creare tutto il necessario per ripristinare il Reich dopo la sconfitta militare della Germania. Nuove armi comprese.

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Ed ecco che riappare il nome di una nostra vecchia conoscenza della prima stagione di Hunting Hitler: Fritz Mandl.
Il costruttore di biciclette-munizioni-pentole-e quantaltro, presente in Argentina e sicuramente incontrato da Hitler nel secondo dopoguerra di cui il dittatore poteva fidarsi.
Secondo un rapporto americano del 1943, le fabbriche di Mandl in tutta l’Argentina producevano già da tempo mitragliatrici, munizioni, armi leggere e bombe.

A questo punto è necessaria una considerazione.
Un conto è sapere che … ed un altro conto è il poterci fare qualcosa. E non è che gli americani potessero andare in Argentina a metter mano militarmente ad attività sospette.
A Buenos Aires viene riaperta ed ispezionata questa fabbrica di biciclette, ora in disuso, dove negli anni 40 si poteva fabbricare di tutto. Tutti gli impianti, manco a dirlo, sono di fabbricazione germanica e vengono rilevate anche tracce di esplosivi (TN-T e TN-B ) a base di tritolo.
Quindi, qui è dimostrato che queste fabbriche hanno prodotto per il Quarto Reich almeno dal 1941, come paventato dal rapporto dell’Mi6, certamente con il benestare e l’appoggio del governo argentino; non avrebbe potuto essere diversamente.
Un’altra persona-chiave sembra essere Horge Silvio Colotto, assistente personale di Peron, il suo braccio destro, di cui esiste un’ultima intervista video registrata. Il soggetto afferma che nel 1945, al termine della guerra mondiale, vi è stato un incontro segretissimo tra Juan Peron, allora Presidente dell’Argentina, e Martin Bormann, appena arrivato in Argentina con passaporto falso, proprio a Buenos Aires.
L’analisi audio dell’intervista non la commento nemmeno. Per me è una buffonata da circo per allocchi. E’ solo una mia idea.

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A Tangeri, in un edificio abbandonato, una persona rivela che c’era un’abitazione reputata di essere il quartier generale di Bormann.
Il proprietario era un tedesco che ad un certo punto ha dovuto abbandonare il luogo molto in fretta perchè qualcuno — disse — lo stava cercando. Ma a quel punto si era già nel 1953.

sede-probabile
E da questa abitazione-fortezza Bormann poteva gestire finanze, movimenti, controllare il personale, le armi, le munizioni e tutti gli approvviggionamenti necessari. Tutto, da queste mura.

Viene annunciata addirittura una mappa che illustra un piano per bombardare gli Stati Uniti e, nello specifico, l’isola di Manhattan.
C’era sicuramente il coinvolgimento di uno scienziato nazista di nome Richter che avrebbe potuto aiutare Hitler a realizzare una New York in fiamme con un’arma terribile. Da Bariloche.
Ma sarà materiale per il prossimo episodio.

 

E per nuovi commenti.

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