Hunting Hitler 2: la quarta puntata

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Qui si può cominciare a trovare luogo e spazio per commenti di varia natura.

La prima considerazione che mi viene naturale fare, così a botta calda, è che questa nuova (che nuova NON è) serie è che, di volta in volta, si adopera per smentire quanto era stato evidenziato nella serie dell’anno scorso.
Ma andiamo per gradi. Intanto salta all’occhio abituato a queste cose che qui, in qualche modo il brodo è allungato sempre e comunque.
L’ho già scritto, lo so. Ma se se mi si perdono 6 minuti dei 40 che dura una puntata, senza la pubblicità, per riepilogare tutto della puntata precedente e ne perdiamo altri 2 nel finale per le anteprime della puntata successiva, significa che ci rimane solo una mezz’oretta striminzita di programma che in realtà sembrava poter promettere molto di più. Brontolo? Sì. forse sì. Ma volevo dirlo.
E poi, già che ci sono dico anche, e qualcuno sarà d’accordo con me, che le interviste a persone che avrebbero da raccontare molto, mi sembrano così centellinate, stilizzate, così asciugate da tutto ciò che potrebbe non rientrare nel contesto dell’episodio che sono più da serial televisivo che da trasmissione a sfondo storico. Invece il bello, nel caso, per esempio, di quell’uomo il cui padre faceva l’autista per Martin Bormann, è sentirlo raccontare dentro ad uno spazio video che sia qualcosa di più di 10 secondi. Per quanto riguarda la nipote di Goering, la sign.ra Adela, valgono le stesse considerazioni fatte sopra. Questa signora, ora anziana, che si chiama ancora in quel modo, avrà qualcosa di più da raccontare!

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Ok. La quarta puntata rivela che il 20 aprile 1945 Heinrich Mueller, capo della Gestapo, ha lasciato un appunto secondo sarebbe programmato un viaggio di Hitler a Barcellona, in compagnia del suo entourage. Se confermato, il documento diventerebbe un punto fermo dell’indagine dimostrando che la storia ufficiale è un sacco pieno di bugie.

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Oltretutto, e lo si vede solo per un attimo, questo documento contiene una lista precisa di ufficiali che risulteranno poi irreperibili, di lì a breve, se non addirittura deceduti. E’ questo il caso di Bormann e di Fegeleis (il marito della sorella di Eva Braun, dichiarato fucilato per tradimento).
La partenza risulterebbe decisa per il giorno 26 aprile 1945, per le ore 20:00.
Quindi Hitler e Bormann (+ tutti gli altri) dalla base aerea di Tonder, a San Sebastian, poi a Barcellona.

Nella città spagnola, ci viene raccontato, sul finire della guerra e dopo c’erano oltre 20mila tedeschi e, di questi, 500 lavoravano come spie attive, creando così una infrastuttura solidissima in un paese neutrale governato da un amico del nazismo come il generalissimo Franco.

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A Barcellona Bormann intendeva creare una infrastruttura che proteggesse gli ufficiali nazisti in fuga; Franco poi era intervenuto in questo aggiungendo un’elite di suoi uomini sceltissimi per aiutare l’organizzazione della sicurezza. Bormann stava studiando i modi e i tempi per portare fuori dalla Germania Hitler e i suoi già dal 10 agosto 1944; ciò ha portato a creare l’organizzazione Die Spinne (dal tedesco: il ragno). Il sistema ha cominciato a far espatriare e fuggire verso l’Argentina migliaia di gerarchi e ufficiali di tutti i livelli e la cosa oggi ci può sembrare misteriosa ed intrigante ma, al tempo ed in Spagna, era una cosa normalissima. Alla luce del sole. Gli spagnoli hanno sempre aiutato i tedeschi, in tutte le maniere, spagnoli che nel frattempo avevano contatti anche frequenti con i britannici che li visitavano continuamente per invitarli ad unirsi agli Alleati.

Die Spinne era la madre delle organizzazioni con lo scopo di facilitare l’esfiltrazione di nazisti con un’enorme infrastruttura per sostenere i membri di spicco del partito, con fondi praticamente illimitati. Tra i principali sostenitori di questa rete c’era Eichmann che sembra abbia partecipato personalmente alle spese di molti viaggi intercontinentali. Una destinazione probabile poteva essere Tucuman, un’ area di appoggio, in attesa di un’altra destinazione definitiva.tucuman
Bormann, secondo un documento dell’MI6, sembra vissuto in un monastero benedettino di Montserrat, con il pieno consenso del Vaticano. Il lettore ricorderà, a questo proposito, l’interessamento del monastero di Samos della scorsa serie; siamo nelle montagne alte della Spagna, in luoghi assolutamente isolati, quasi inaccessibili e facilmente anche difendibili, ad un’ora di strada da Barcellona.

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Il posto è curiosamente ai piedi di una montagna che gli spagnoli chiamano “la vuota”, perchè contiene una serie di grotte, molto estese e molto lunghe, che sembrano ideali per un rifugio quasi impenetrabile. Il luogo fu visitato e valutato addirittura da Himmler e dopo un attento esame è stato scoperto che il sistema di gallerie potevano essere una sicura via di fuga poichè attraversano la montagna, sbucando dall’altra parte, a quasi 3 Km dall’ingresso.

caves( immagine: 1800 x 800 px. )

Ritornando a Barcellona, tenendo presente la possibilità già sondata di Vigo per imbarcarsi, diventa probabile l’idea che ci dovesse ssere un sistema di vie di fuga che prevedesse diverse basi di appoggio da poter usare in caso di bisogno.
Ecco che appare un documento argentino che rivela che il 7 febbraio 1945 un U-boot ha consegnato enormi fondi in Argentina per favorire la ricostruzione dell’impero nazista partendo da Cadice, in Spagna. Naturalmente diversi viaggi hanno portato anche molte truppe scelte.

Neanche a dirlo. A Cadice c’era tutto per rifornire e nascondere i sottomarini di Hitler negli ultimi mesi della guerra.
Liliana Romero, una signora del posto rivela che sua madre era una spia dei nazisti essendo legata all’Abwehr dal 1941. E da qui scopriremo che a Cadice c’è un hotel che una volta funzionava come punto d’incontro per sommergibilisti e spie: il Reina Cristina.
Ma questo è materiale per il prossimo episodio. Sicuramente.

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