gli inganni di Roosevelt

Se si ha la possibilità di poter scrutare i giornali statunitensi di inizio 1941 si otterrà l’impressione che l’opinione americana non sembra rassegnarsi supinamente alla volontà dittatoriale del Governo di Washington. Molti non si sentono di condividere il clima di allarmismo paventato dal presidente Roosevelt che sembra non aver esitato ad ingannare la pubblica opinione del Paese prospettando dei pericoli assolutamente immaginari e giudicati imminenti dalla massima autorità militare degli Stati Uniti. Cioè dalla Commissione navale e militare del Senato.
In pratica Roosevelt ha parlato agli americani come se i tedeschi fossero con la bava alla bocca e immediatamente fuori dalla porta di casa.

Strano.   E poco convincente. Perchè, a mio parere e se no ricordo male, in un circostanziato rapporto la stessa Commissione aveva dichiarato — e all’umanimità — che la tesi di un futuro, e per ora, poco futuribile pericolo per l’America, doveva passare attraverso la totale caduta dell’Inghilterra, cosa che per il momento non si era affatto avverata. Aggiungerò, come prova a sostegno, i numerosi discorsi del Presidente americano in cui ha magnificato la preparazione inglese all’eventuale invasione tedesca, lo spirito combattivo britannico e, non ultimi, gli aiuti materiali concessi per sostenerne la difesa.

«La vittoria dell’Asse è basata su un’errata valutazione dei fatti ed è priva di fondamento militare», aveva sentenziato la Commissione.
In più, la stessa aveva interpellato le maggiori autorità tecniche del Paese, ammonendo:

«Gli Stati Uniti non dovrebbero ingerirsi negli affari europei, non dovrebbero interessare le loro finanze nella guerra in corso, non dovrebbero impegnare le proprie industrie per fornire materiali bellici a paesi stranieri e non dovrebbero elargire prestiti che potrebbero minare la neutralità proclamata e sbandierata in ogni occasione».

E qui, come si diceva una volta, casca l’asino.
Il documento gravissimo è stato gelosamente nascosto dall’entourage di Roosevelt al popolo degli Stati Uniti e ne è stata vietata la pubblicazione per molti anni.

La preoccupazione, da parte del Governo di Washington, di occultare la verità, spiega l’asprezza dei discorsi di Roosevelt tutte le volte che ha dovuto replicare agli oppositori sui reali interessi del paese più che delle ideologie. A Roosevelt fa seguito il segretario di Stato, Cordell Hull, che nella sua deposizione davanti alla Commissione degli Estri della Camera dei rappresentanti, incaricata di esaminare il disegno di legge concernente i maggiori aiuti alle democrazie, ha sempre ribadito pedissequamente i punti vista presidenziali. La sicurezza dell’emisfero occidentale — ha dichiarato Cordell Hull — impone che siano bruciate le tappe nel rifornimento all’Inghilterra, perchè se l’Inghilterra è sconfitta “la Germania attraverserà facilmente l’Atlantico, specialmente quello meridionale, a meno che noi non facciamo quello che l’Inghilterra sta facendo ora. L’Atlantico è una barriera modesta” — avrebbe concluso.

Dopo il discorso di Cordell Hull, che ha fatto un’impresssione pessima in Giappone, dove è stato definito “assurdo ed egoistico”, si sono avute le dichiarazioni del Ministro della Marina Knox davanti alla Commissione degli Affari Esteri della Camera dei rappresentanti. Dichiarazioni di una gravità eccezionale, come quelle che sono destinate a ridurre l’entità degli aiuti americani. Contro i facili ottimismi, il Ministro Knox ha detto che gli Stati Uniti abbisognano di un lungo periodo di tempo per perfezionare le loro difese. Non meno di sei anni saranno necessari per portare a compimento il programma di costruzioni navali approvato.
«L’Inghilterra con la sua flotta dovrebbe contribuire alla nostra sicurezza durante questo periodo di tempo, ma essa, invece, ha bisogno del nostro aiuto». Nè, a sentire Knox sono consentite illusioni per il futuro prossimo.
La flotta degli Stati Uniti possiede al momento 322 navi al 1° gennaio 1941 contro 658 delle marine riunite di Germania, Italia e del Giappone. Nel 1942 queste cifre saranno: flotta USA 342 navi – flotta dell’Asse 883 navi. Nel gennaio 1843 il rapporto sarà ancora più sfavorevole: 422 contro 952.

E allora?    Nonostante queste valutazioni, Roosevelt, incurante degli ammonimenti, domandava al Congresso lo stanziamento di altri 350 milioni di dollari per la costruzione di duecento piroscafi. Tale richiesta è la conseguenza dell’accertata impossibilità di provvedere al sollecito trasporto del gigantesco quantitativo di materiale bellico di cui l’Inghilterra ha urgente necessità.
Secondo gli esperti la crisi del tonnellaggio sarebbe semplicemente paurosa e i piroscafi non potranno essere consegnati prima del 1943.
Poi c’è l’aspetto finanziario. Chi pagherà queste colossali forniture?
Il rapporto del Ministro delle Finanze Morgenthau (di cui ho descritto il ruolo) rivela un quadro davvero fosco della situazione inglese. L’Inghilterra non può procurarsi i dollari necessari per pagere le forniture americane. In nessun modo. Secondo un altro rapporto preciso, alla fine dell’anno fiscale in corso l’Inghilterra si troverà di fronte ad un deficit di un miliardo e 460 milioni per pagare in contanti le forniture richieste. «Ora la situazione è assai grave perchè Londra, per i prossimi dodici mesi, ha fatto ordinazioni che raggiungono i tre miliardi di dollari, non disponendo, al 1 gennaio 1941, che di 1 milardo e 775 milioni (tra contanti e oro depositato)».
La cosa si fa interessante.   La gravità dell’esposizione (il cui cui calcolo mi è costato fatica in ricerca e traduzione e qualche centinaio di Login in altrettanti siti) ha indotto l’ex-presidente Hoover a domandare alla Commissione degli Affari Esteri di volere precisare se i pieni poteri conferiti a Roosevelt autorizzano davvero il Presidente ad accordare i prestiti all’Inghilterra sapendo che non potrà rifonderli, nonostante le promesse.

Churchill, sollecitato al riguardo e con un rigurgito di orgoglio, ha dichiarato che «l’Inghilterra pagherà quel che potrà e che, in ogni caso, non potrà pagare, per ora quanto le occorre».
Come gesto carino, il Primo Ministro inglese, ha minacciato gli americani (neanche tanto velatamente) di gettare sul mercato i titoli industriali americani in possesso all’Inghilterra, il che determinerebbe una crisi formidabile delle Borse degli Stati Uniti.
In pratica: “se non mi aiuti, ti rovino“. Un amico.

Ovviamente, niente di tutto questo è mai trapelato fuori dal Gabinetto dell’entourage governativo americano.
Niente sarà pubblicato e rimarrà secretato per anni e anni.

E non sono cose che si possono studiare neanche a scuola.

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