Morgenthau: uomo chiave

Questo signore, che apparentemente sembra un personaggio di secondo piano, si è rivelato la chiave di volta di una situazione decisamente problematica per l’Inghilterra: la mancanza di fondi per pagare le forniture americane ordinate. E non è un problema da poco. Come ho scritto, la valutazione del corrispondente da Washington del New York Times, all’inizio di dicembre 1940, del bisogno di valuta disponibile per l’Inghilterra si aggirerebbe intorno ai 2 miliardi e mezzo di dollari solo per pagare ciò che è stato già acquistato e che non è che solo una parte del fabbisogno militare inglese.
La cifra, sicuramente sommaria e stilata tendenzialmente per difetto, è lo zoccolo duro del problema che tiene in scacco i rapporti anglo-americani.

Per cercare di chiarire al meglio la propria situazione Churchill ha scritto, sempre ad inizio dicembre, una lettera che in 19 punti illustra la situazione inglese nel conflitto, le necessità militari, le possibilità finanziarie, le opzioni di pagamento sostenibili per poter raggiungere un finanziamento vitale per il proseguimento del conflitto. L’Inghilterra era entrata in guerra con circa 4500 miilioni in dollari, oppure in oro e in investimenti americani, convertibili in dollari. La sola maniera di accrescere questi fondi era di produrre altro oro nell’Impero britannico, avvalendosi per esempio del Sud-Africa e di fare sforzi vigorosi per esportare merci, spe­cialmente generi di lusso, come il whisky, tessuti fini di lana e vasellame, negli Stati Uniti.
Con questi mezzi si infatti si erano procureranno 2000 milioni di dollari nei primi sedici mesi di guerra, quando cioè i fondi inglesi in dollari stavano diminuendo a vista d’occhio. Quando cominciò la guerra i britannici dovettero crea­re un apparato che mobilitasse l’oro e i dollari e altri titoli privati, cercando di impedire ai malpensanti di casa l’inviare i loro fondi in Paesi nei quali essi si sarebbero sentiti più al sicuro.
I Paesi della zona della sterlina dimostrarono di essere con l’Inghilterra favorendola in ogni frangente; essi adot­tarono lo stesso tipo di politica del controllo sugli scambi e furono spontaneamente disposti ad accettare e tenere la sterlina (la vera domanda è: avrebbero pouto fare diverso?). In tal modo l’Inghilterra potè continuare a contrattare in sterline con la maggior parte dei Paesi del mondo e conservare la maggior parte del suo oro e dei suoi dollari per gli importantissimi acquisti americani.

Negli ultimi mesi di bombardamenti a tappeto, Churchill rivela che che furono notati enormi cambiamenti nell’opinione pubblica americana; si cominciò a considerare l’intimo legame esistente fra il popolo inglese e quello di Roosevelt, unitamente ad un sentimento crescente di simpatia ed ammirazione per l’Inghilterra.
Fu a questo punto che si rivelò che la causa alleata avrebbe, avuto da quel momento in poi, un instancabile sostenitore in Henry Morgenthau, il segretario del Tesoro.
E fu proprio questa persona che mise la parola pesante che permise di fare nuove ordinazioni di aeroplani, carri armati e navi mercantili da ogni parte e promosse la costruzione di nuove grandi officine negli Stati Uniti e nel Canada.
(e qui non voglio essere irriverente, ma avere un bonus-pack di questo genere significa assurgere a nuova vita – stile: Lazzaro – alzati e cammina!)
Cioè, voglio dire, porca boia, se gli italiani avessero trovato un mentore così, a quest’ora io forse parlerei un’altra lingua e sarei figlio di un’altra storia. Così io che scrivo e così tu che mi leggi.

Vado avanti. Il fatto è che a fine novembre del 1940 l’Inghilterra, di riffa e di raffa, aveva pagato tutto ciò che aveva ottenuto. Con un valore  di 335 milioni di dollari in azioni americane requisite a possidenti privati in Inghilterra, in cambio di sterline.
(Saranno stati contenti questi “sir”, ma ci sarà stato anche chi si è sentito violentato a vendere per una causa non del tutto sua…)
In quel modo, i britannici erano riusciti a salire a 4500 milioni di dollari versati; ma non bastavano per pagare neanche la metà delle ordinazioni e la guerra richiedeva di decuplicare le ordinazioni militari.
Dopo che in America erano finite le elezioni presidenziali, a Washington erano sempre in corso incessanti discussioni tra i segretari del Tesoro Phillips (britannico) e Morgenthau (americano).
La lettera a cui accennavo sopra è datata 8 dicembre e giocherà una parte considerevole nelle fortune della Gran Bretagna. Raggiunse il Presidente americano mentre era in crociera a bordo della nave da guerra Tuscaloosa, nel sole dei Caraibi.
Testimoni raccontano che Roosevelt la lesse e la rilesse tutto solo, seduto nella sedia sopra coperta e che per due giorni non sembrò aver raggiunto alcuna chiara conclusione.
Era immerso in una intensa meditazione. In silenzio.
Poi di colpo gli balzò in testa una decisione: non sul cosa fare, ma sul come. Il suo problema era quello di tirare dalla sua il Paese e persuadere il Congresso, a seguire la sua idea.
(qualcuno ha visto il film: into the Storm? qui c’è un’idea evocativa del rapporto Churchill-Roosevelt)

Fatto da menzionare è che a fine estate il Presidente aveva avanzato ad una riunione della Commissione Consultiva per la Difesa addetta alle riserve di naviglio questa proposta: ” Non sarebbe necessario che i britannici usino i loro fondi per far costruire navi negli stati Uniti, nè d’altra parte che noi facciamo loro prestiti in denaro a questo fine.
Non c’è motivo che noi non si debba prendere una nave bell’e fatta e affittarla a loro per la durata del periodo di emergenza …

Ed è questo il primo step decisivo, spinto dall’intuito nato nel Dipartimento del Tesoro, i cui legali (specie Oscar S. Cox del Maine) erano stati motivati dal segretario-chiave Morgenthau.
Così, venne in chiaro che in forza di uno Statuto del 1892 il Segretario della Guerra “quando a suo giudizio ciò serva al bene pubblico” poteva dare in affitto proprietà militari, se non era richiesta per uso pubblico, per un periodo non superiore ai cinque anni.
Ecco. A questo punto il cavillo legale è superato. E’ fatta. Al Presidente entrò in testa la parola lease (cessione in affitto) e l’idea di applicarne il principio ai bisogni inglesi e nel modo più leggero possibile.

Ora, quest’idea passò di colpo in atto e fu proclamata subito la concezione del Lend-Lease.
Faccio tutto il possibile per aiutare l’Impero inglese a difendersi, eliminando la sigla del dollaro!”

Il 16 dicembre,dopo essere tornato dal Mar dei Caraibi fece preparare il famosissimo disegno di legge sugli Affitti e Prestiti da sottoporre al Congresso. Con la sua approvazione muterà radicalmente tutta la situazione bellica: da quel momento in poi saranno gli interessi della difesa americana e non i dollari a decidere la destinazione delle armi americane.

aiuti-americanigli aiuti americani in viaggio per la Gran Bretagna

Advertisements

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

One response to “Morgenthau: uomo chiave

  • Gianni

    Morghentau era ebreo e si interessò al problema del genocidio ebraico, ma non fu ascoltato, secondo un documentario di alcuni anni fa trasmesso da Giovanni Minoli.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: