Italia 1940: la nostra armata Brancaleone

Ti piace vincere facile, eh? Scrivo quest’articolo per riportare le parole di una persona a me carissima, ora nel mondo dei più, che è stata per me preziosa per conoscere come i nostri padri, zii e nonni sono andati realmente in guerra e armati, aggiungerei, in modo oltremodo comico.

Dire che i nostri soldati siano andati a combattere con reperti storici è dire poco; l’armamento fornito risaliva a periodi dal 1896 al 1915.
Il fucile in dotazione, ufficialmen­te, era il modello 91; però moltissimi battaglioni erano armati del vecchissimo 70-87 a un colpo.
Le ar­mi automatiche erano rappresentate da vecchi fucili mitragliatori e da mitragliatrici Fiat 914 e Schwarzlose­, preda bellica del 1915-1918.
L’artiglieria è un vero campiona­rio. Ci sono cannoni 75A di bronzo con mirino a traguardo e a fusto ri­gido, veterani della campagna del 1896 e da trent’anni dichiarati fuori uso; i 75/15 anch’essi rimessi in bat­teria per l’occasione; i 75/27 – modello 11, vecchissimi di fabbricazione fran­cese; i 17/13 – Krupp, preda bellica del 1915-1918; i 75/18 – modello 38, di no­stra fabbricazione, da servire nelle riviste per far colpo; i 100/17, 105 e i 120; una batteria di 149/13 e una di 149/45; 65/17.
La gittata massima dei nostri cannoni (tolte le due bat­terie da 149 che, salvo errore, non entrarono mai in azione), non supe­rava i 7 Km, mentre i mo­dernissimi 88 e 152 inglesi tiravano tutti a una distanza doppia.
Come armi anticarro, 4 o 5 pezzi da 47/32 e i 65/17 che però, contro i pachidermi di acciaio da 25 tonnellate, erano in­nocui.
Il nostro esercito corazzato (dico, tutto) era rappresentato da:
15 carri (di numero) L3 che costituivano lo squadrone carri veloci del Gruppo Cavalieri di Ne­ghelli; I e II compagnia carri L3 su 12 carri ciascuna; 321’ e 322’ compagnia carri M11 di 12 car­ri ciascuna.
In totale 63 mezzi (non saranno troppi?).
Per l’imparzialità vanno ag­giunte anche 4 autoblinde Lancia 1/Z, co­munemente chiamate «gorgorò », che in parlata amàrica significa “recipienti di latta”.
L’aviazione era formata da alcune squa­driglie di S79, pochi S73 e vecchi (centonovanta chilometri di veloci­tà oraria) e CA133; si aggiungevano poi pochi ricognitori e pochissimi cac­cia. Con tale materiale occorreva tener testa ai Blenheim, agli Hurricane e agli Spitfire.
La difesa antiaerea di­sponeva di poche mitragliere da 20 mm e di alcune batterie autocomandate a tiro multiplo.

notizie da fonte sicura dell’esercito italiano 1940

Ora, ho scritto che le armate in Albania avevano le armi Breda con le quali si erano addestrati. Bene. Il giorno prima di invadere la Grecia hanno pensato bene di de-potenziare i nostri soldati fornendoli di mitragliatrici Fiat 35 e 105. Perchè? Mistero.
Le munizioni per le compagnie erano calcolate per un combattimento di 2 giorni, finite le quali si poteva solo fare “bum” con la bocca.
Non scherzo.
Fino a qualche anno fa, vicino a casa mia abitava un reduce della battaglia di El Alamein che ha sempre raccontato della miseria nera in cui navigavano i soldati italiani. Le tragedie, diceva, quando sono veramente assurde diventano comiche. Per chi sopravvive.
Per altri no.
Così in Africa, così in Grecia, così in Russia con l’ARMIR.
Si vede che di più… ‘nse poteva.    O forse i nostri capi pensavano che bastasse. Cialtroni.

 

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