Churchill sulla Grecia. appunti

— Se ci si domanda perchè non siamo capaci di prendere l’offensiva contro il nemico e dobbiamo invece attendere quelche nuovo colpo da parte sua, rispondiamo che lanostra produzione di munizioni non è che agli inizi del secondo anno, mentre i tedeschi hanno sorpassato già da molto tempo il limite massimo della loro. La Marina nostra deve aspettare il rinforzo di centinaia di navi la cui costruzione fu iniziata al principio della guerra ed è tuttora in corso. L’esercito, infine, ha da essere fornito di materiale da guerra e deve essere istruito ed organizzato perchè diventi un’arma poderosa.
L’aviazione dovrà conseguire la superiorità numerica. Disgraziatamente si lavora in condizioni molto difficili a causa degli attacchi aerei nemici —.

Questo un passo del discorso tenuto dal premier britannico alla fine dell’annuale banchetto offerto appunto dal Governo dal nuovo Lord Mayor della City.

— Comunque onoreremo la promessa di aiuti alla Grecia con ogni mezzo possibile e confidiamo inoltre nei rifornimenti americani di materiale da guerra e ricaviamo incoraggiamento dalla simpatia dimostrataci dagli Stati Uniti — ha aggiunto.

A questa Inghilterra, cos’ apertamente confessante la sua debolezza e le sue difficoltà, la Grecia, illusa, ha chiesto disperatamente soccorso.
E il soccorso è arrivato.

Ma solo in forma di prestito, sotto interesse, di 5 milioni di sterline.
E questo solo perchè l’Inghilterra ha precisi interessi nei Balcani e non per spiririto cavalleresco ed umanitario, ma per soldi.
Si tratta di una pura e semplice apertura di credito.
E rimarco l’aspetto che se la Gran Bretagna non avesse avuto interessi precisi, gli aiuti non avrebbero avuto ragione di esistere.
Con anche questo come aggravante: che la somma a disposizione del Governo di Atene dovrà essere spesa per l’acquisto di materiale da guerra solo in Gran Bretagna.
Il materiale poi verrà spedito “a rischio e pericolo del destinatario“.
Sono condizioni comode, da “amico”. Da amico inglese, però.

Non c’è da stupirsi. L’inghilterra ha sempre fatto così coi Dominions. Direi, fino quasi a prosciugarli. Ha costruito sempre ospedali (dove si poteva), scuole, asili, strade, impianti di ogni genere, ma senza consegnare la scienza, la tecnica per mantenere attivo il sistema e diventando così indispensabile per la popolazione locale. Ed in quel momento, l’Inghilterra aveva gioco facile nell’imporre costi insolvibili in denaro ed in risorse che costringevano il Dominio stesso a diventare schiavo dei britannici per poter sopravvivere.

E mentre  si parla di aiuti, il Sunday Times disapprova perfino lo sbarco di truppe britanniche nell’isola greca di Creta; Garvin nell’Observer depreca l’invio di truppe, asserendo che il maggiore servizio che la Gran Bretagna possa rendere ai greci dal punto di vista militare consiste nello schiacciare l’Italia in Egitto e nel Sudan.
Non ci sono indizi per pensare che il Governo londinese sia di diversa opinione. Lungi dall’impegnare considerevoli forze militari in soccorso alla Grecia, essa tradisce piuttosto il proposito di accaparrarsi rafforzamenti possibili alla sua situazione marittima e navale.
Avendo Churchill apertamente dichiarato alla Camera dei Comuni che la campagna dei sottomarini germanici avrebbe potuto essere più facilmente fronteggiata qualora l’Inghilterra avesse potuto usare la parte meridionale dell’Irlanda, si è saputo di un probabile colpo di testa londinese contro l’Irlanda e di una sua occupazione militare. Ma anche questo fa parte dei metodi britannici, non deve stupire.
Ma il De Valera ha detto, in un suo chiaro discorso al Parlamento irlandese: — Non cederemo i nostri porti a nessuna condizione. Qualsiasi tentativo di pressione sull’Irlanda, di qualsiasi Paese belligerante, darebbe come risultato un’effusione di sangue.
Fino a quando l’attuale governo irlandese resterà al potere, noi difenderemo i nostri diritti tanto sui porti quanto su qualsiasi altra parte del nostro territorio contro chicchessia —.

Chiusa nell’isolamento delle sue coste insulari, l’Inghilterra è sempre più decisamente ed irreparabilmente tagliata fuori da ogni efficace e preminente azione nel Mediterraneo.
Per il momento.

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