Grecia. un brutta storia

Roma 26ott.

Mussolini ha deciso di far scattare il piano “Emergenza G” alle prime luci dell’alba.
Il Maresciallo di stato Badoglio, capo di Stato Maggiore Generale, è riuscito ad ottenere dal Duce una proroga di 48 ore.
italiani-a-durazzoL’obiettivo finale è quello di occupare l’intero territorio greco: dall’Epiro a Salonicco, ad Atene, al Peloponneso, alle isole dell’Egeo e dello Ionio.
Ad Atene i vertici politici e militari ignorano completamente l’imminenza dell’attacco italiano.
Quello stesso 26 ottobre, un sabato, nella sede dell’ambasciata di Atene si vivono ore di drammatica attesa.
In mattinata, un telegramma da Roma ha annunciato che nel corso della giornata sarebbero seguite comunicazioni cifrate urgenti e segretissime. Roma riprende le trasmissioni in codice al tramonto.
grazziProprio quel giorno,  l’ambasciatore italiano ha invitato a cena esponenti politici greci per festeggiare la tradizionale amicizia tra Italia e Grecia. “Mi sentivo arrossire” – ricorda Grazzi –  al pensiero che mentre si offriva una cena ai greci,  a Roma era maturato il disegno di pugnalarli alle spalle”.
Solo a tarda notte è possibile visionare il testo completo del lungo dispaccio inviato (alle ore 3:00).
Il telegramma di Mussolini è un perentorio ultimatum italiano alla Grecia (visionabile in news del 28ott.).
ita-a-durazzo1In assenza di accettazione delle proposte fatte, le truppe italiane, alle 6 antimeridiane, avrabbero avuto l’ordine di invadere il territorio greco.

Che cosa è accaduto a Roma per indurre Mussolini ad inviare un ultimatum?

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Il Duce e gli alti Comandi italiani hanno maturato la decisione dell’attacco in soli tre giorni: dal 12 al 15 ottobre.

 

ita-a-durazzo2Nella mattinata del 15 ottobre Mussolini ha convocato una riunione segreta e, sentito il parere favorevole del Comandante Superiore in Albania, Visconti Prasca, ha dato gli ordini esecutivi.

Due gli esclusi dal vertice ristretto: il Capo di Stato maggiore della Marina, Ammiraglio Cavagnari e quello dell’Aeronautica, generale Pricolo. Ad aggiornare gli assenti penserà il maresciallo Badoglio 2 giorni dopo, in una riunione al Comando Supremo.
Badoglio illustra a tutti i desideri del Duce e afferma che il comando delle operazioni contro l’Epiro  è delegato alle forze dislocate in Albania. Gli viene fatto notare che le truppe inviate in settembre in Albania, però, non sono granchè: sono troppo poco addestrate. Sono truppe di stanza, non da attacco.
Badoglio fa spallucce, glissando la nota.

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Una volta occupato, il comandante di Albania chiederà tre divisioni di rinforzo che dovranno sbarcare nel golfo di Arta per poi proseguire verso Atene.
La Marina, che era stata tenuta completamente all’oscuro di tutto, si trova investita di due compiti decisivi: uno sbarco immediato a Corfù ed uno a Preveza, da lì a 15 giorni.
Mentre per il primo incarico non dice di no, per il secondo si oppone con tutte le sue forze, per motivi tecnici: il fondale è troppo basso.
mussolini1Ecco un primo ostacolo a Mussolini, a Prasca e imposto anche a Badoglio. Il rifiuto della Marina fa cadere subito ogni probabilità di successo per l’operazione G, ammesso che queste possibilità poi esistessero davvero. “Dato che anche l’aeronautica chiede una proroga – dice Badoglio – a questo punto spetta al Duce prendere una decisione definitiva, avendo lui la responsabilità del comando“.

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Dal diario di Ciano, di quei giorni (in breve).

15ott.     Presso il Duce a Palazzo Venezia, ha luogo una riunione per l’affare greco. Vi partecipano Badoglio, Roatta, Soddu, Jacomoni, Visconti Prasca ed io. La riunione è stenografata. Dopo, a P. Chigi, parlo con Ranza e Visconti Prasca, che mostrano il loro piano militare e con Jacomoni, che espone la situazione politica. Dice che in Albania l’attesa è vivissima ed entusiastica.

17ott.   Viene a vedermi il Maresciallo Badoglio e mi parla con grande serietà dell’azione in Grecia. I tre Capi di Stato Maggiore si sono unanimemente pronunziati contro.
Le forze attuali sarebbero insufficienti e la Marina non ritiene di poter eseguire alcun sbarco a Prevesa perché i fondali sono troppo bassi. Tutto il discorso di Badoglio ha un’intonazione pessimistica: prevede il prolungarsi della guerra e con esso l’esaurimento delle nostre magre, magrissime risorse.

18ott. (sera) Mussolini si infuria come una bestia. Dice che andrà personalmente in Grecia “per assistere all’incredibile onta degli italiani che hanno paura dei greci”. Intende marciare a qualunque costo e se Badoglio, che è dubbioso, darà le dimissioni le accetterà seduta stante.

25ott.  von Mackensen comunica intanto qualche maggior
particolare sui colloqui di Hitler coi Francesi e con gli Spagnoli e annuncia la stipulazione di un protocollo segreto tripartito colla Spagna. Il Duce manda una lettera al Gen. Visconti-Prasca: il colpo di sperone sull’ostacolo.

27ott.   Gli incidenti in Albania si moltiplicano: ormai c’è aria di vigilia di azione. Non si tengono più.

28ott.   Le cose sembra che vadano bene. Nonostante il tempo cattivo le truppe marciano con celerità, anche se manca l’appoggio dell’aviazione.
giornali-greciI quotidiani escono con la notizia dell’ultimatum già consegnato al Governo greco; a Mussolini i greci rispondono “OXI”, che significa NO. Metaxas fa leva sull’onore della nazione; l’ordine della mobilitazione è generale.

 

I retroscena segreti.

Dice uno storico: “paradossalmente i rapporti con la Grecia erano stati fino a quel momento abbastanza buoni; le mire espansionistiche di Roma erano semmai verso la Jugoslavia e non certo verso la Grecia. Soltanto nell’estate del ’40, dopo che la nostra offensiva preparata contro la Jugoslavia era stata fermata dal desiderio di Hitler di non provocare incidenti nei Balcani, successe che il gruppo di Ciano premette fortemente perchè si attaccasse la Grecia e così seguirono una serie di provocazioni, di una straordinaria stupidità, ordite dai gerarchi fascisti e dagli uomini di Ciano contro la Grecia che avevano come effetto di far crescere un’indignazione popolare autentica in Grecia senza avere nessuna eco in Italia.
attacco-allincrociatore-grIl culmine di queste provocazioni fu l’attacco proditorio all’incrociatore greco Helli, che fu affondato da un sottomarino italiano, rimasto ufficialmente ignoto, ma chiaramente individuato dai resti del siluro lanciato nel culmine di una festa religiosa, popolarissima in Grecia, il 15 agosto 1940. Il sottomarino italiano Delfino aveva sparato 4 siluri di cui solo uno colpì la nave vicino alle caldaie, causando l’incendio che determinò l’affondamento. Nell’episodio morirono 9 ufficiali e altri 24 furono feriti (ndr. team557)*.
annunci-greci-28ottIl fatto destò in Grecia una sorpresa assoluta. La situazione mostrava due aspetti ben distinti. Da una parte c’era il regime dittatoriale di stampo fascista di Metaxas che rischiava di vacillare sotto la minaccia dell’aggressione italiana, dall’altra vi era il popolo greco, che in maggioranza era contrario al regime, però davanti alla possibilità di un’invasione italiana si doveva raccogliere attorno a Metaxas. Gli inglesi, alleati da tempo della Grecia, spingevano il Governo greco a resistere agli italiani.
D’altra parte a Metaxas non rimaneva altro che una resistenza ad oltranza.
L’aggressione della Grecia apriva un terzo fronte principale per le Forze armate italiane che erano già impegnate pesantemente in Africa settentrionale (secondo fronte), dove Graziani aveva già marciato su Sidi el Barrani e dove stava avanzando verso l’Egitto.
Il primo fronte, per importanza, era il Mediterraneo ove la Marina e l’Aviazione cercavano di acquisire il controllo completo contro la flotta inglese.
E, come se non bastasse, 170 aerei erano stati anche mandati contro l’Inghilterra (un quarto fronte?).

Questa dispersione di forze era originata dalla convinzione dei politici e militari romani che la guerra fosse ormai sicuramente decisa con la vittoria tedesca e che all’Italia rimanesse solo il mettere le mani su alcuni pegni in previsione del trattato di pace. L’opposizione all’Italia era dato dall’appoggio di tutti i partiti al Governo Metaxas con la copertura della flotta inglese nel Mediterraneo.
Il 28ott. intanto le forze contrapposte, a scapito di quanto sostenuto dai reporter inglesi, erano 120mila italiani contro 90mila greci (e non 30mila!).
L’approccio iniziale dell’invasione non fu esattamente da “gita scolastica“, come era stato prospettato da qualche comandante di reparto. Il tempo estremamente piovoso, la mancanza di appoggio aereo, i rifornimenti difficoltosissimi e, non ultimo, la tenace resistenza greca, hanno disegnato l’immediato futuro di una battaglia all’insegna dell’impreparazione dei Comandi e dei soldati italiani che nessuno dei protagonisti aveva desiderato.
Le difficoltà nascevano dal fatto che le truppe italiane erano troppo distaccate dalle loro basi e i rifornimenti divenivano sempre più radi e irti di difficoltà; le strade erano pantano ovunque; poi c’era stato lo smacco della sostituzione delle armi.
Un fatto strano. Fino a tre giorni prima (quindi al 25ott) i reparti che erano stati addestrati per usare mitragliatrici Breda, si sono visti sostituire all’ultimo momento, queste armi con la mitragliatrice Fiat14, un’arma antiquata e poco funzionale, che i soldati non conoscevano affatto; poi la 35, il fucile G91 e pochissimi mortai. Questo era tutto l’armamento. I soldati li chiamavano “i fucili a tappi”.
Ma la cosa incredibile che ad alcuni ufficiali, all’atto della partenza per la Grecia, non è stata consegnata l’arma di ordinanza, oppure è stata consegnata scarica. Senza munizioni. Tanto che alcuni si sono dovuti fermare in armerie nel pressi del porto per acquistare, con soldi personali (189 lire), alcuni caricatori con l’assicurazione che però, una volta in battaglia, le munizioni poi sarebbero poi state disponibili.

* Dopo la guerra, l’Italia, come compensazione per l’affondamento dell’incrociatore Helli ha inviato l’incrociatore Eugenio di Savoia.
La notizia della responsabilità dell’affondamento fu inizialmente mantenuta ignota per non scatenare focolai di una guerra che poi è scoppiata 2 mesi più tardi.

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