prima della Grecia. nuove rivelazioni

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Nella nota rimessa dall’Italia al Governo greco durante la notte del 28 ottobre sono denuciate le palesi violazioni alla neutralità commesse da Atene.
«La neutralità della Grecia è andata diventando sempre più mera parvenza. La responsabilità di questa situazione risale in primo luogo alla Gran Bretagna e al suo proposito di coinvolgere sempre altri paesi nella guerra.
E’ straordinariamente facile documentare la denuncia della nota italiana. La stessa stampa britannica ha ripetutamente e imprudentemente kasciato comprendere l’esistenza di regolari conversazioni militari e navali, durante gli ultimi mesi, tra lo Stato Maggiore britannico e quello ellenico; si da potersi arguire perfino l’esistenza di un piano strategico già concertato.

Fin dal 2 settembre scorso il Times patrocinava una tesi molto significativa, ammonendo: “in Scandinavia siamo stati secondi: lasciateci, ora, essere almeno primi nei Balcani!“.
Nel medesimo mese di settembre la National Review riconosceva candidamente: “il permanre della pace nei Balcani potrebbe non essere nel nostro interesse”.
E soli tre giorni prima della nota italiana ad Atene, il New York Journal scriveva da oltre Atlantico: “l’ambasciatore britannico in Turchia ha raccomandato al suo governo di far occupare dalla flotta mediterranea inglese l’isola di Creta e le altre isole greche“.
La nota italiana del 28 ottobre denunciava come il Governo greco avesse “favorito i rifornimenti delle forze navali e aeree britanniche“.
La riprova inoppugnabile si ha nell’enorme approvvigionamento di carburante di cui fornisce i dati il collaboratore di aeronautica.
La Grecia, del resto, ha scambiato la nota italiana per una immediata dichiarazione di guerra, in conformità con quelli che erano i suoi preesistenti propositi. L’Inghilterra, naturalmente secondo la sua già conosciuta e bieca abitudine, ha promesso il suo aiuto.
Quale possa essere questo aiuto non si vede ancora bene, o meglio, si vede fin troppo.
A buon conto, perchè su questo problematico aiuto non si accendano ipoteche troppo vistose, la stampa londinese mette cautelatamente le mani innanzi. Il Daily Herald ammonisce:
che non si promettano aiuti più decisivi o più rapidi di quelli che in verità sia possibile dare…“.
Il News Chronicle, a rincalzo, soggiunge: “la verità è che la nostra potenza navale è seriamente impedita, nei suoi movimenti, dopo la capitolazione della Francia e grandi speranze, non potranno essere che deluse“.
E perfino un personaggio ufficiale, come l’ex Primo Lord del mare, Chatfield, in un radio-discorso, si è lasciato andare ad una serie di eloquenti ammissioni che vale la pena di registrarle una ad una.
Uno sbarco di truppe britanniche a Salonicco sarebbe un’impresa insensata. E’ ben difficile operare nell’Adriatico per le navi inglesi. L’esercizio del dominio dei mari per l’Inghilterra non è più semplice e facile come una volta, tanto nel Mediterraneo come nelle stesse acque territoriali inglesi. Le Potenze dell’Asse dominano quasi tutte le coste europee.
I tedeschi nella Manica e nel Mare del Nord e gli italiani nel Mediterraneo rendono sempre più difficile il passaggio di convogli. La flotta britannica corre oggi rischi senza precedenti. Di fronte all’Inghilterra il nemico si trova in una situazione strategica favorevole come non mai: la navigazione inglese è minacciata come non mai dai sottomarini nemici non solo nella Manica e nel Mediterraneo, ma anche nell’Atlantico. Nel Mediterraneo in particolare i nostri convogli, destinati ai porti orientali debbono circumnavigare l’Africa. L’avanzata italiana in Gracia può dividere le forze armate britanniche del Mediterraneo e indebolire le loro possibilità in Egitto“.

Sono pure constatazioni di fatto. Ma ha una certa importanza vederle espresse da un esperto del mare britannico. I greci possono prendere atto del primo bilancio dei vantaggi ricevuti dalla garanzia dell’Inghilterra: forse non avranno alcun aiuto diretto inglese; ma 20mila greci d’Egitto saranno immediatamente incorporati nell’esercito di Wavel!
La linea Metaxas potrà presto fare la fine della linea Maginot.
Non è altrettanto passivo il bilancio della Gran Bretagna, il quale ha già fatto sapere quale sia il primo compenso chiesto alla Grecia. Radio Londra infatti, ha dichiarato esplicitamente che il governo inglese desidera ottenere subito la piena disponibilità della flotta commerciale greca, il cui tonnellaggio supera i 2 milioni di tonnellate, che servirebbero così, a colmare in parte le perdite inflitte dai nemici alla Marina britannica. Non sarà male, però osservare che gran parte di questo tonnellaggio già ora serve liberamente ai trasporti per conto della Gran Bretagna. E da diverso tempo.

La garanzia offerta agli altri l’Inghilterra sa bene volgerla a proprio vantaggio.
I suoi procedimenti è difficile che non tradiscano l’insidia.
Basta seguire i suoi servizi di propaganda.

“L’Italia — come osserva l’Aroi — non può non provare un senso misto di disgusto e di ilarità assistendo al giuoco abituale della stampa e della radio britannica, il quale ora più che mai sta ripetendosi in grande stile a proposito di quanto è avvenuto e avviene in Grecia.
Leggendo i giornali londinesi si dovrebbe dire che è già pacifico che i soldati greci e i loro generali sono formidabili.
Il Times ne decanta le doti, i precedenti, l’imbattibilità.
Gli altri organi prevedono in coro una serie di sfolgoranti vittorie, una più luminosa dell’altra: sono paragonabili, se la memoria non imganna, a quelle riportate dagli abissini contro gli italiani fra le colonne della stampa britannica, nel 1936″.

Il Governo jugoslavo, attraverso l’Agenzia ufficiosa Avala, in rapporto al conflitto italo greco ha diramato una comunicazione ricordando come allorchè il conflitto scoppià tra le Grandi Potenze, la Jugoslavia dichiarà subito la sua stretta neutralità, la quale non risultò legata ad alcuna condizione, salvo quella del rispetto dell’indipendenza jugoslava e della sicurezza delle sue frontiere. Il recente conflitto — ha continuato la dichiarazione ufficiosa di Belgrado — fra l’Italia e la Grecia, conflitto che rammarica molto la Jugoslavia avendo essa rapporti con entrambi i Paesi, ha portato la guerra anche nei Balcani. E’ comprensibile, dunque, che la Jugoslavia debba seguire con la più viva attenzione la situazione creatasi, continuando a dedicare i suoi sforzi per il mantenimento della pace.
Commentando la nota dell’Agenzia ufficiosa il Vrème, dopo aver dichiarato che la Grecia aveva «compromesso» la propria neutralità stabilendo rapporti intimi con l’Inghilterra, soggiunge testualmente a chiarificazione degli orientamenti politici jugoslavi: “la politica estera jugoslava, sempre diretta al mantenimento della pace e alla salvaguardia degli interssi del Paese, è realistica e costruttiva senza pregiudizi e sentimentalismi. In accordo con tutte le forze e specialmente con quelle dei suoi diretti vicini, come Italia e Germania e come è confermato dalle note intese economiche.
La Jugoslavia ha invitato tutti icittadini britannici ad abbandonare il Paese entro un termine massimo di 48 ore.

A lato di tuttociò, appare la dichiarazione turca di non belligeranza, enunciata nel discorso che Ismet Ineonu ha pronunciato inaugurando la sessione della Grande assemblea nazionale.
Qualche giornale svizzero non esclude che Mosca, d’accordo o no con l’Asse, faccia delle vive pressioni sulla Turchia per dissuaderla da qualsiasi proposito di portare soccorso alla Grecia.
Le speranze inglesi di vedere ancara più allargato il conflitto nel vicino Oriente appaiono nettamente frustrate.

Dall’Estremo Oriente all’Estremo Occidente, l’Ambasciatore americano a Londra, Kennedy, in un’allocuzione radiotrasmessa ha annunciato:
il popolo americano intende assolutamente evitare la guerra”. Una dichiarazione degli Stati Uniti sarebbe nefasta alla Gran Bretagna, perchè il materiale da guerra, del resto, sarebbe altrimenti trattenuto a disposizione dell’esercito americano che deve fronteggiare specialissime obbligazioni in vista e in nome della dottrina di Monroe“.

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