giocare coi soldatini

Stavo per spegnere il computer, dopo aver scritto per 3 ore, quando mi è esploso un pensiero; tanto che ho deciso di buttar giù altre 2 righe.

Che sarà mai?
Lo dico dopo aver pensato, anche se solo un attimo o poco più, alla notizia della perdita britannica degli equipaggi del 18 ottobre.
Perdere altri 300 uomini in una navigazione od uno scontro incerto, o perderne solo 50 in fondo è solo una cifra, scritta in piccolo, magari a matita, su un foglietto come ne arrivano sempre. Tutti i giorni.

Gli uomini sono un numero, una statistica, non persone. Anche nelle nuove guerre è così. Persino gli americani, che si professano a tutti così superiori in questo campo, non pubblicano più i bollettini delle perdite; sono troppo demoralizzanti e si diventa prede dalla stampa e dei media.

Forse questo è un aspetto che nel 1940 non aveva ragione di esistere, o perlomeno non come oggi, ma allora c’era una considerazione della vita, e parlo della “vita altrui”, molto più bassa. Già. C’era la guerra a spiegare tutto.

soldatini
E’ con questo adagio che, secondo me, molti comandanti hanno supervisionato le situazioni belliche come lo faccio io quando giocavo coi soldatini o a Risiko.
Con una leggerezza estrema.
“Tanto dopo vado a mangiare, al caldo”.

 

E poi c’è il fatto che il grande condottiero non vede mai gli uomini che combattono, voglio dire, personalmente.
Sono solo nomi in un elenco anagrafico catalalogato per classi, non sono nomi o facce di persone vere, perchè così sarebbe terribile.
Per questo motivo si possono dare certe disposizioni o fare certe cose.
Hitler, quando veniva riportato che andava al fronte, in realtà è una licenza lessicale: andava al fronte stabilendosi però a 100 Km dalle truppe e visitandole una volta. Se tutto andava bene.
E’ sempre stato inibito il contatto con le truppe combattenti; al massimo gli facevano passare in rassegna una piccola guardia di 8/10 soldati.
Non vedi i feriti, gli insanguinati, gli stanchi, gli impauriti, i depressi. Non vedi i caduti del giorno prima, vedi gli illesi del momento e li guardi senza vederli.

Altrimenti non potresti mandarli in trincea o di pattuglia o all’assalto, sapendo che potresti non vederli più.
A me verrebbe un infarto al solo pensarlo.

Faccio un esempio?
Nell’attacco al forte di Eben Emael, con gli alianti i tedeschi erano partiti, gagliardi e motivati; in 80.
Dopo la conquista del forte Hitler si è fatto fotografare (evento-portento) con quelli rimasti. Erano 9 (vedi articolo).
Io non capisco come si possa sorridere dopo una perdita di 71 uomini; mi sembra una vittoria di Pirro.

D’accordo.
Non sarebbe il mio mestiere e non sono neanche Hitler o al posto di lui lì.
Però se un inserviente ti porta un cablogramma che ti notifica la perdita di 70 piloti d’aereo in una giornata non è un danno militare: è una tragedia umana. Senza timore di smentita.

Per questo motivo Mussolini detestava guardare i bollettini di guerra, perchè ti si rivolta lo stomaco, come minimo.
O meglio: che fisico bisogna possedere per essere così insensibili?

Forse il trucco è che tutto il peso è demandato ad altri.
Sono altri che comandano ai sottoposti, altri che scrivono alle famiglie dei caduti, altri che seppelliscono, altri insomma, che fanno.
Così tutto si spalma, si attutisce. E ci si pensa meno. Anzi, per nulla.

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