una Manica di pressappochisti

Da metà agosto ai primi di settembre del 1940 le preoccupazioni che attanagliano l’Inghilterra di Churchill sono relative alla difesa costiera sulla Manica da contrapporre alle potenti batterie germaniche. Una mappa piuttosto precisa degli armamenti è visionabile in “contrappunto di …batterie” e quella che risultava più pericolosa era quella di Gris-Nez.

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Nel punto più stretto la distanza della costa inglese è di 40 km e quando il gruppo formato da 4 Turms si faceva sentire erano dolori. Forti. Il bundle di bunker si rivelava ideale (a detta dello stesso Churchill) per mantenere sotto controllo il Canale e le navi da guerra a debita distanza; se non volevano farsi ridurre in briciole.
I più fortunati oggi possono farci un giro per godere la poderosità delle costruzioni tedesche che, nella maggior parte, sono abbastanza integre ancora dopo 76 anni. Beh, non saprei, ma lì dentro si respira un’aria come di invulnerabilità. Eppure le cose non sono spesso come le si immagina.

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Il 17 agosto Churchill invia una richiesta accorata per un attacco a sorpresa da parte dell’Erebus (vedi articolo citato sopra), reputato in grado di poter distruggere le batterie nemiche a Gris-Nez; primo passo essenziale per poter poi controllare lo Stretto con l’artiglieria.
Nel frattempo, sulla zona, ogno giorno ci sono almeno 3 scontri aerei che ottengono il risultato solo di logorarsi a vicenda senza mai prevalere veramente.
Il punto è che agli inglesi servirebbero alcuni aerei da ricognizione diurna per poter valutare gli effetti delle risposte della propria artiglieria.
Ma c’è la contraerea tedesca che qui fa faville ed è un problemone.
Churchill propone le squadriglie di Hurricane muniti di “Merlin 20” (il nuovo motore più performante) anche a protezione dell’Erebus che ha un ponte corazzato contro i bombardamenti aerei.

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Però il 19 agosto arriva (non so da chi) la notizia che potentissime batterie tedesche vengono montate sulla costa francese e da questo momento in poi è gara su che ce l’ha più grosso (… il cannone).
Si parla anche di cannoni sperimentali da 9,2 pollici e di pezzi più piccoli da 6 pollici capaci di prendere in pieno una nave germanica fino ad una distanza di 30.000 metri.
Comunque è urgente attaccare le batterie sulla costa francese.
Se non sulla gittata, la corsa ora è sulla maggiore concentrazione di fuoco.

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Churchill sa che il passaggio di un esercito per mare dinanzi a forze navali superiori è un’impresa quasi impossibile. E questa superiorità ha un rapporto di 10:1 e lo sanno anche i tedeschi.
Ma la cosa diventa improvvisamente critica calcolando che una massa di naviglio statico è fortemente a rischio affondamento a causa degli U-boot.
Quindi? Quindi ora la palla passa all’arma aerea britannica.
Potrebbe sembrare, da ciò che ho scritto, che tutto sia nella mani dell’Inghilterra.   Non è così.   Affatto.
Qualora i tedeschi avessero potuto controllare gli Stretti, tanto a nord quanto a sud di Dover, con la superiorità delle loro forze aeree, le perdite navali inglesi sarebbero state gravissime e probabilmente fatali per la guerra in corso.
In questi giorni di inizio settembre la presenza di naviglio sottile da guerra inglese supera le 800 unità, che solo un nemico come la Germania avrebbe potuto distruggere, ma dopo un certo lavoro.

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…per esempio, aerea? Nella Battaglia di Francia gli inglesi si erano battuti (nel vero senso della parola) nel rapporto di 3:1, infliggendo ai crucchi perdite nelle stesse proporzioni.
Nei cieli di Dunkerque, costretti a vigilare la fuga delle truppe avevano combattuto nel rapporto di 4:1.
Però, sia nell’uno e sia nell’altro caso, alla fine gli inglesi hanno perso diversi scontri e qui, a Dover, Dowding (Maresciallo dell’aria) considerava ora di combattere con rapporto di 7:1 a favore dei tedeschi.

Sia chiaro che nel 1940 la predominanza aerea è decisiva.

Ma nel caso navale le cose sono più complicate.
Perchè l’efficacia delle forze navali dipende fortemente dalla mole più o meno imponente dell’esercito invasore.
Non va dimenticato che solo 5 divisioni, per leggero che sia il loro equipaggiamento, richiedono da 200 a 500 navi e, coi moderni sistemi di ricognizione e fotografia aerea, dove se le cava fuori 500 navi, il signor Hitler?
Occorre poi calcolare l’opposizione armata di chi si deve difendere ed un tempo climatico favorevole.

illatotedescoIl Piano.

Intanto ci sono 13 divisioni pronte per il balzo al di là del Canale e col conto fatto poc’anzi, il numero di navi ed equipaggiamenti di prima necessità è impressionante; la parte più importante è affidata al Gruppo A, comandato dal feldmaresciallo von Runstedt.
Secondo il piano, sei divisioni di fanteria della 16° armata del gen. Ernst Bush dovrebbero imbarcarsi presso calais e sbarcare sulla costa inglese fra Ramsgate e Bexhill.
Quattro divisioni della 9° armata, comandata da Adolf Strauss, dovrebbero partire da Le Havre per approdare più a sud, fra Brighton e l’isola di Wight.
Il Gruppo B, comandate da von Bock, dovrebbe fornire tre divisioni appartenenti alla 6° armata di Reichenau con il compito di imbarcarsi a Cherbourg per approdare nella baia di Lyme.
90mila uomini avrebbero sostenuto il primo assalto.
La seconda ondata sarebbe stata costituita da 6 divisioni di carri armati, tre divisioni motorizzate, due divisioni aviotrasportate.

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Complessivamente il progetto prevede lo sbarco di 40 divisioni nel giro di pochi giorni. Entro un mese, lo Stato Maggiore dell’esercito garantiva la conclusione della campagna.

Ammesso e concesso che si fossero avverate le ottimistiche previsioni di Brauchitsch, l’OKW trascurava un piccolo particolare: la Home Fleet. La Royal Navy.

L’Ammiraglio Raeder aprì gli occhi ai generali e ad Hitler.
La KriegsMarine NON era in grado assolutamente di trasportare una così ingente massa di uomini e mezzi attraverso la Manica.
Più tardi, l’ammiraglio Doenitz dirà:
«Io non credevo alla riuscita di quella invasione.
La richiesta del comandante in capo della Marina da guerra a Hitler che, come premessa, dovessimo avere l’assoluto predominio aereo tedesco nella zona di operazioni della Manica, era, a mio modo di vedere, assolutamente giustificata.
Ma anche il nostro predominio navale era necessario per il successo dell’invasione. Non si trattava, infatti, soltanto di trasportare le truppe al di là del canale, ma anche di mantenerle  con ogni genere e complementi e rinforzi per un periodo indeterminato. E noi non avevamo nè il dominio dell’aria nè quello del mare e non eravamo nemmeno in grado di conquistarli!».
La cosa che Churchill non può sapere è che il 31 luglio, parlando ad Hitler, Brauchitsch, Halder, Keitel e Jodl, l’ammiraglio raeder espone le immense difficoltà dell’operazione per la marina, suggerisce di restringere il fronte entro la zona di Dover ed Eastbourne e conclude con: «tutto considerato, il tempo migliore per le operazioni sarebbe il maggio del 1941».
Quindi, ai primi di settembre l’operazione SeaLion era già accantonata.

Ma il 7 settembre, dopo il terribile bombardamento di Londra, l’Inghilterra è in stato di allarme totale. Si aspetta l’invasione. La zona portuale della capitale è in fiamme, le campane suonano a distesa, saltano i ponti, vengono minate le vie di comunicazione.
Churchill, via radio, avverte: «Dobbiamo considerare la prossima settimana come un momento decisivo della nostra storia».

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Infatti gli inglesi intensificano le incursioni aeree e navali contro i porti di Dunkerque, Calais, Boulogne, Ostenda, Cherbourg.
Tutte basi di partenza dell’op. SeaLion e attaccano tutto il naviglio tedesco che intercettano. Le condizione meteo sono sfavorevoli.
La GranBretagna si riprende rapidamente e Goering non ha raggiunto il desiderato dominio del cielo.
Il pessimismo della marina tedesca aumenta di ora in ora ed Hitler, dopo infinite esitazioni e ripensamenti, il 12 settembre rimanda l’invasione alla prossima primavera.
Il piano è accantonato.

Le formazioni per lo sbarco sono disciolte, i porti sono smobilitati e le truppe avviate verso altri settori di operazione.
Dopo un anno di successi continuati, Hitler è costretto al primo clamoroso ripiegamento.

 

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