la questione di Orano – 1940

Il punto di vista che propongo è degli anni ’40, con tutto quello che comporta.
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Occorre rilevare che la tentata sedizione inglese degli equipaggi per ottenere la consegna della flotta francese ebbe effettivamente uno scarso successo.
Anzi, direi nullo.
Va anche citata la poco nota collaborazione di de Gaulle in questo, che non contribuì, nonostante i suoi accorati appelli, al raggiungimento del fine. Più che “sedizione” direi che l’Inghilterra confidava in un vero e proprio tradimento dei marinai francesi verso la propria Patria contando che pensassero in maniera convinta che il Governo attuale di Vichy non rappresentasse di fatto la Francia. Errore.
Comunque, secondo un progetto già previsto da tempo, una divisione britannica navale veniva incaricata di costringere le navi francesi della baia di Mers el Kebir ad una resa che aveva ben poco di onorevole;
secondo i francesi, dopo la resa di Compiègne a tedeschi ed italiani, ora dovevano arrendersi anche agli inglesi che:
erano stati combattuti nel passato per secoli;
li ritengono ingiustamente rei di aver preso accordi senza consultarli;
sono capaci solo di impartire ordini senza far mai nulla di veramente efficace per gli altri (vedi Polonia, Finlandia e Norvegia).

Dicevo, una resa che avrebbe avuto le seguenti alternative:
1) unirsi alla flotta britannica per combattere la Germania e l’Italia;
2) cedere le navi all’Inghilterra salpando con equipaggio ridotto fino ad un porto britannico;
3) condurre le navi lontano dalle basi europee e precisamente in un porto delle Indie Occidentali per rimanervi fino alla fine della guerra.
Nel caso di un rifiuto di tali proposte la formazione britannica  aveva ordine di ricorrere alla forza procedendo all’affondamento delle navi della ex-alleata. Secondo i francesi, un’umiliazione ulteriore ed insostenibile.

articolo-franceseL’Ammiraglio Gensoul, come sappiamo, rifiutò le proposte e quindi doveva subire l’azione di smantellamento delle sue navi da parte dell’avversario che in quel momento godeva del vantaggio dell’iniziativa, essendo già in asssetto di guerra mentre le unità francesi venivano sorprese a fuochi spenti e nell’impossibilità di rispondere al tiro, mentre l’uscita dal porto era pericolosa, perchè prima dello scadere dei termini, alcuni aerei della RAF alzatisi dalla Ark Royal avevano già disseminato l’area di uscita della rada di mine magnetiche.
Alle 15 scadeva il termine prestabilito dagli inglesi.
Alle 9 di mattina vennero presentate le proposte, ma alle 11:00 una divisione da battaglia era venuta a collocarsi in posizione davvero favorevole per un attacco alla baia e qui vi gettò le ancore. Con le armi puntate sul naso.
(direi una postura amichevole…, no?)
La formazione era comandata dal vice-ammiraglio Sommerville, lo stesso che, al comando del francese Abrial, aveva partecipato alle operazioni di evacuazione di Dunkerque di migliaia di francesi e di inglesi.
Si è scritto che a Mers el Kebir vi erano le due più belle corazzate di linea della flotta francese, la Dunkerque e la Strasburgo, fiancheggiate da due vecchie corazzate, la Provence e la Bretagne, da tre incrociatori di seconda classe e da un certo numero di navi leggere e sommergibili.
Le trattative che seguirono dovettero svolgersi nel modo più drammatico se è vero che Gensoul disse: “al primo colpo di cannone inglesi risponderà tutta la Francia!”. Sommerville replicò che la flotta francese sarebbe stata annientata. Dalle ore 15:00.

Il tonnellaggio totale inglese non consentiva un effettivo vantaggio sulla flotta francese ed allora i britannici misero sul campo i caccia dell’Ark Royal contando anche sull’effetto sorpresa.
Però anche i francesi fecero un colpo gobbo: in 6 ore riuscirono a mettere in funzione il motore della Strasburgo uscendo dalla rada ed impegnando gli inglesi più vivacemente. In breve si allontanò, coperta dalla Dunkerque, e si rifugiò a Tolone grazie alla sua velocità intorno ai 36 nodi.
A quanto sembra il combattimento principale nondurò più di dieci minuti. Fu il tiro delle due unità maggiori che presuminbilmente provocò i danni maggiori. Le unità minori non ebbero il tempo ed il modo di intervenire.
Quello che salì imperioso nei francesi fu l’odio per gli inglesi.
Alle 19,30 l’ammiraglio Sommerville radiotelegrafava che la corazzata Dunkerque era gravemente danneggiata e che la Bretagne era saltata in aria, probabilmente urtando una mina magnetica, che la Mogador e la Provence avevano incendi a bordo incontrollabili. L’azione era terminata con una girandola di aerei sulle navi fumanti francesi e semisommerse che lanciavano bombe a grappolo per ultimare il lavoro.

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Come risulterà da esami approfonditi dopo il conflitto, l’operazione si rivelerà un successo inglese molto relativo sul quale Churchill aveva fatto molto affidamento, dopo una congrua preparazione, per portare nella flotta inglese la maggior parte della flotta francese completa di equipaggi coatti e secondo i suoi progetti presentati alla Camera dei Comuni; compresi anche i sommergibili oceanici Surcouf, le famose cacciatorpediniere francesi e 200 unità minori e antisommergibili di cui Churchill stesso aveva illustrato le proprietà mostrando addirittura filmati e diagrammi.

Il gesto compiuto dall’Inghilterra o meglio dal signor Churchill, costituisce, a mio modo di vedere la storia, un atto che rinnova i fasti dell’antica pirateria da cui ha tratto origine l’imperialismo britannico, così come lo abbiamo studiato a scuola. C’è poco da contestare. Gli inglesi hanno creduto, in una serie di discorsi, di comunicati e di altre manifestazioni di poter giustificare il proprio atto dicendolo dovuro da forza maggiore perchè l’impiego delle unità della flotta francese da parte della Germania e dell’Italia avrebbe alterato le posizioni navali sul mare, rendendo così precaria la posizione britannica.

A smentire tale supposizione stanno le clausole dell’armistizio che contenevano fra l’altro il solenne impegno di non usare in alcun caso la flotta francese contro la Germania e di riserbarne il possesso alla Francia anche nel trattato di pace perchè non si ripetesse l’episodio di Scapa Flow.

Secondo notizie francesi sarebbero oltre 900 i morti a bordo delle unità bombardate ed è questo flotto di sangue che ha travolto l’amicizia tra l’Inghilterra e la Francia e che legittima una vendetta per l’aggressione subita.

Risultati immediati della battaglia di Orano:

  1. il Fuhrer ha immediatamente autorizzato le autorità francesi ad affondare le proprie navi anzichè farle cadere nelle mani inglesi;
  2. prevenendo la richiesta francese la Commissione d’armistizio italiana ha reso più elastiche le clausole del disarmo aereo in modo che la Francia potesse riarmare le sue squadriglie e adoperarle in azioni contro l’Inghilterra e più particolarmente sopra Gibilterra dopo la bella impresa di Orano;
  3. la Commissione di armistizio germanico ha sua volta consentito che le navi francesi non entrassero in disarmo;
  4. come prima iniziativa immediatamente dopo l’aggressione subita il governo francese ha impartito istruzioni a tutte le navi da guerra di intercettare i piroscafi mercantili britannici e rispondere con la forza ad ogni attacco in pari tempo stabilendo che contro gli aeroplani e navi inglesi che si avvicinassero a meno di 12 miglia delle coste francesi sarà senz’altro aperto il fuoco;
  5. tra la Francia e l’Inghilterra sono stati immediatamente interrotti tutti rapporti diplomatici.

Conseguenza di queste misure sono stati i bombardamenti compiuti dai francesi su Gibilterra durante i quali un’unità britannica è stata colpita mentre le altre lasciavano precipitosamente l’ancoraggio.
Da parte italiana, come da quella germanica, il pattugliamento non ha avuto sosta e si sono registrati diversi scontri. Di questo passo si è proceduto ad una distruzione di tonnellaggio mercantile che, nel corso della guerra, avrà un peso ed un’importanza specifica.

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