unni che…non muoiono

La folla impedisce la libera circolazione dell’aria nei rifugi.
Comunque l’ossigeno c’è, come dimostrano incontestabilmente le ripetute verifiche, ma le esalazioni degli occupanti dei bunker, la traspirazione degli abiti e dei corpi, la flatulenza, l’aumento della temperature e dell’umidità provocano malesseri e conati di vomito, fanno ammalare i bambini piccoli. Aumenta il Bunkerkoller, la “collera da bunker”.
Pochi giorni di permanenza bastano a rendere chiunque apatico, rude e insensibile. Poi si diventa lamentosi e taciturni, ci si appropria di cose altrui, non si bada più a donne e bambini. Ordine e pulizia si fanno sempre più precari. Gli uomini smettono di radersi, di pettinarsi, di lavarsi per giorni e restano sempre con gli stessi abiti stazzonati addosso. Le madri trascurano i figli, gli uomini trattano con brutalità le donne bisognose di protezione. Nessuno prepara più i pasti.
Ci si ammala di scabbia, di scarlattina e difterite, oppure di febbre petecchiale. Si diventa velocemente come uomini delle caverne.
Il Luftschutzwart (il rappresentante di Hitler di ogni caseggiato) controlla gli sventati, li redarguisce, commina sanzioni, detta le regole di comportamento agli occupanti più distratti. Licht aus (via la luce!).
Solo vernice fosforescente ogni 50m. Ma dal 1942 ci fu una scoperta sconvolgente. Se il nemico captava la radiazione termica degli infrarossi emanata da una qualche luce di una scala o cantina sapeva immediatamente dove colpire. Così inventarono lo Spanner, un materiale oscurante trattato con sostanze chimiche particolari che deviavano la luce.
La notte dei mille bombardieri di Colonia, l’autodifesa, fatta dall’oscurantismo, dalle vernici speciali, dalle manichette d’acqua ovunque, non servì a nulla perchè gli aerei si orientarono grazie al nastro argentato del Reno. La prima ondata gettò i segnalatori luminosi e sganciò bombe incendiarie, la seconda e la terza avvistarono la città in fiamme da 30 km di distanza e rovesciarono velocemente 2800 tonn. di bombe dirompenti per far posto al turno successivo. Ogni minuto dovevano arrivare dodici apparecchi sul bersaglio assegnato. Per tutto il giorno.

Finito l’uragano alleato occorreva poi spendere altri cinque giorni a spegnere gli incendi e a raccogliere i 3460 cadaveri sparsi in città.
Nei rifugi, progettati per 800 persone, nel 1944 se ne accalcavano 4000. La vita degli unni non ha più nulla di bello.
recupero-caduti

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