miniarticolo in coda su oggi

VincerevertOggi, a parte la rottura parziale del fronte in Francia, sulla Senna, non succede granchè in Europa.
In Italia però, prima delle ore 18, c’è un’aria irrespirabile.
Come per l’arrivo dell’ineluttabile. Un’aria che ti toglie il respiro, che ti attanaglia alla gola rubandoti il respiro. Un’ansia mai provata prima.
La gente aveva già capito. Ha subdorato. I fascisti sono super eccitati: ” il Duce parlerà, ora gliela faremo vedere!…“.
Le forze dell’ordine a Roma stanno sclerando: sono attese in piazza Venezia oltre 400mila persone! Il servizio non può essere garantito.
Qui vicino a casa, chi c’era raccontava: “me a staséva lavurĕnd, a nu’m so miga dé d’gnit…” (io stavo lavorando, non mi sono mica accorto di nulla…), ma non era vero. In città, nella campagna se ne parlava da giorni. Anzi, non si parlava d’altro. C’è chi aveva comprato i biglietti del treno per Roma per tempo; perchè voleva esserci. All’adunanza. All’ora delle decisioni irrevocabili.
Dalle 2 del pomeriggio, mi è stato raccontato, tutte le radio erano accese in attesa. Qualche prete di campagna aveva addirittura cercato di radunare i fedeli per una preghiera veloce. Le donne poi erano accorse numerose. Gli uomini invece erano tutti attorno ad un tavolo con una bottiglia aperta per l’occasione.
Perchè c’è chi dichiara le guerre, ma poi chi ci va è la gente normale, coi problemi di tutti i giorni, obbligata ad odiare improvvisamente altra gente che non conosce e che non gli ha fatto nulla.
E’ un problema. Perchè in guerra si può anche morire.
E non è un bel lavoro. Anzi: a sè arvinè! (siamo rovinati).
Mia nonna aveva dei vicini che avevano la radio, ma non si sentiva molto bene: gracchiava molto e la folla accorsa all’adunanza straordinaria faceva un casino pazzesco.
Mio zio Ugo era un fascista-repubblicano, con tanto di distintivo.
Raccontò nel ’78 che quando sentì l’annuncio di Mussolini si strappò lo stemma dalla giacca e lo gettò via.

Un problema strano si evidenziò un’ora dopo: alle 7 di sera nessuno voleva uscire di casa per paura, non so di cosa, e perchè non sapeva ancora cosa dire a chi poteva incontrare. La cosa era talmente grossa che non era ancora maturata una reazione vera. C’era sgomento. Qualcuno ha vissuto… “prostrazione”.
Io ricordo, poi finisco, che quando mio zio mi fece vedere un paio di foto di Faenza in quegli anni, mi sembrava di vedere qualcosa, tipo i “Sumeri-del-libro-di-storia“, cioè qualcosa di molto antico.
Roba che apparteneva ad un mondo lontano e che non esiste più.
Invece era successo tutto mica da tanto.

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