“ci siamo giocati la Francia!”

E’ mia profonda convinzione che i giornalisti dell’epoca, presi dagli avvenimenti così repentini di ogni giorno, si siano persi lo scoop del secolo!
La sconfitta/beffa della Francia!
Sono andato a spulciare tutto quello che potevo (ammetto di avere dei mezzi molto limitati) e non ho trovato nulla che potesse lasciar pensare o presagire in qualche modo ipotizzare ciò che stava per succedere.
Beh, ho visto ciò che Churchill descrisse del dopo-Dunkerque, della batosta nella “sacca delle Fiandre”, della caduta di Sedan, ma nulla su quello che stava per avverarsi nel futuro dei francesi.
Ma in realtà, qualcuno, a tal proposito si era già espresso.

D’accordo. I telefoni erano pochi e mal dislocati, ma qualche locale non avrà potuto far a meno di notare una massa così imponente di mezzi e uomini che saltavano fuori dalle Ardenne; e quei soldati della linea Maginot più a nord avranno visto il polverone sollevato dai carri tedeschi + migliaia di motociclette e mezzi di tutti i tipi, camion a non finire per centinaia di Km, che uscivano in fila da quelle stradine strette che escono dalle Ardenne…,no?
Non si può nascondere una massa così.

ardenne
So anche che quasi tutti i civili delle zone erano sfollati intasando tutte le strade possibili, quindi non poteva essere una sorpresa!
Invece lo fu.

E il male comincia già dal 13 maggio.

Ma è la sera del 15 che resta solo un interrogativo: i francesi hanno perso una battaglia o tutta la guerra?

Alle ore 16:00 di quella sera, il generale francese Menu scriverà:
per noi la guerra è definitivamente perduta!“.
La battaglia della Mosa era perduta e nell’Alto Comando (dico io) sarà nata improvvisamente una paura improvvisa; Il Consiglio Reynaud è quasi all’oscuro di tutto, preoccupato dal grosso bombardamento di Parigi appena avvenuto, le comunicazioni vanno in blocco e non si riesce a capire nulla. Ma come? Fino a ieri l’altro il Governo era ottimista, la linea Maginot era intatta, – dove sono ora i tedeschi ? – “a Compiègne ! “, a pochi Km a nord di Parigi; “allora, ci siamo giocati la Francia!” – sentenziò il gen. Menu.

Inizia il panico.

Il generalissimo Gamelin è stupefatto. Poi diventa grigio. Gli ufficiali si guardano increduli, attoniti, impietriti.
La popolazione francese è tenuta all’oscuro di tutto da una censura che aveva creato il mito della inespugnabile linea Maginot; il governo è colto dal panico e Reynaud telefona a Churchill dicendogli: “la battaglia è perduta“.
Il primo Ministro inglese vola immediatamente a Parigi per una riunione straordinaria tra comandanti dell’esercito e politici alleati:
l’atmosfera nella sala del Quai d’Orsay è tesissima; tutti sono in piedi; Gamelin traccia un segno con una matita sulla carta della Francia in corrispondenza di Sedan e spiega cosa può essere successo, ma permane ancora un dubbio atroce.
I carri tedeschi punteranno verso la Manica o verso Parigi?

Churchill, con un filo di voce, chiede: “dov’è la riserva strategica?”,
riferendosi alle forze francesi che avrebbero dovuto tentare di chiudere la falla; “la riserva strategica? Non esiste !“, rispose Gamelin. Churchill rimase a bocca aperta è scriverà nelle sue memorie che quella era stata “una delle più grandi sorprese della sua vita“.

Rommel. L’uomo che più di ogni altro impressionava da sempre Hitler.
Rommel e la sua 7° Panzer  sono tra i primi a raggiungere la Mosa nei pressi della città di Dinan. E’stata qui la chiave di volta.
La sua vittoria si rivela un trionfo assoluto e 4 giorni dopo, il 17 maggio, Hitler ordina al gruppo A di fermarsi; è terribilmente nervoso e spaventato dal suo successo. Non si capacita.
Ma già il 18 riprende veemente creando scompiglio e terrore nella popolazione francese.

déplacé
Intanto si prospettano i problemi collaterali di un successo militare: la gestione dei materiali conquistati e dei prigionieri.
In questa prima fase i tedeschi si ritrovano con un milione e mezzo di militari di internare e hanno perduto 30.000 uomini.
Il bilancio delle perdite alleate ammonta a quasi 100mila unità.
Ma sulla scommessa iniziale gli eventi hanno dimostrato che Hitler aveva ragione. Keitel lo definisce “il più grande condottiero militare di tutti i tempi“.
Il 22 giugno i francesi firmeranno un armistizio; la Francia ha perso in poco più di 6 settimane con battaglie decisive perse in appena 4 giorni.
La parata della vittoria a Berlino è un evento epico per presenze di pubblico, acclamazioni e gioia nazionale. Ora, la fede nel Fuhrer è alimentata dai successi della sua leadership.
I tedeschi non più catturati con l’ipnosi della propaganda; hanno scelto Hitler per come ha parlato, prima, promesso e mantenuto poi.  Con la vittoria.
Ma ora Hitler sa che non controlla veramente gli eventi come vuol far credere. E lo dimostrerà.

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