Eben Emael

para'-tedeschiLa grande novità: i paracadutisti. Nel 1940 è qualcosa di impensabile.
80 para’, ben addestrati, decisi e motivati a beffare (perchè questo è il motivo più alto dell’operazione tedesca) il forte di Eben Emael.
Il forte, sul Canale Alberto, è considerato inespugnabile per via delle casematte e delle torrette a fuoco rapido, tutte collegate tra loro ed è vanto di tecnologia avanzata e di sicurezza per la nazione.
aerei-specialiMa non è l’unica novità bellica messa in campo.
L’obiettivo tedesco era quello di superare una delle più potenti fortificazioni d’Europa, dotata di pezzi da 12, 7,5 e 6 cm di calibro, oltre a 20 mitragliatrici doppie e 100 mitragliatrici leggere. Una base militare che sapevano possedere una propria centrale elettrica protetta, officine e scorte sufficienti per diverse settimane. Il ruolo di questa struttura era la difesa del settore e, principalmente, la difesa di Liegi.
Dopo diversi voli di ricognizione che la Luftwaffe aveva effettuato già dal 1938 e ripetuti negli ultimi tempi per completare il dossier di fotografie, la Wehrmacht ne pianifica la conquista con largo anticipo ricreando una copia identica a Hildesheim, nei pressi di Hannover, nella Germania settentrionale, nel 1939, per allenarsi nelle tecniche di assalto. un-settore-di-Eben-EmaelE’ di Kurl Student l’idea di utilizzare gli alianti e perciò incarica il capitano Walter Koch, un paracadutista esperto e comandante della 1° Compagnia, Reggimento Paracadutisti, a guidare una missione di 480 uomini. Koch crea quattro gruppi di assalto di prendere ciascuno dei tre ponti, e una quarta per catturare Eben Emael. Quest’ultimo distacco, dato il nome in codice di Granite, è stato condotto da un ufficiale di 23 anni, il tenente Rudolf Witzig. Un incarico insolito, per un ufficiale così giovane.
Eben-Emael-assalto-a-torretGli uomini avrebbero anche una nuova arma: la carica cava, un esplosivo a forma di cupola con un fondo concavo che concentra l’esplosione in una sola direzione.
La più grande di queste bombe pesava 110 chili e doveva essere portata da due uomini;
c’era anche una versione da 27.5 libbre.
Questa è la seconda grande novità bellica della Germania, inaugurata in questa occasione. Dal marzo del 1940 questo arsenale modernissimo era segretamente custodito in un hangar, vicino a Colonia.
La strategia innovativa era quella di atterrare con gli alianti sopra i loro fortini per coglierli di sorpresa. E così fu.
Eben-Emael-una-fase-assaltoOgni aliante avrebbe portato una squadra di sette o otto uomini armati, con armi ed equipaggiamenti che comprendevano mitra MP 38, a nove millimetri, fucili mitragliatori da 7.9mm, mitragliatrici leggere MG 34 (la maggior parte con Bipods e 75 rotonde con il tamburo a sella), fucili Kar 98 7,9 millimetri, con lanciagranate staccabili e lanciafiamme M35.
Il forte di Eben Emael non era pronto per questo tipo di attacco.
Il rumore del motore dalle Ju-52 aveva destato i cannoni antiaerei olandesi vicino Maastricht e i belgi del forte non si aspettavano aerei silenziosi così lenti e manovrabili. Quando li videro arrivare, nel cielo di quella mattina scura, si stupirono della silenziosità e rimasero increduli. Ma era già troppo tardi.
aliantiNel giro di pochi minuti 9 alianti si posarono nelle vicinanze delle casematte che vennero prese d’assalto con le bombe cave e i lanciafiamme. Scintille a non finire e migliaia di proiettili e frammenti di granata rimbalzarono sulle pareti interne del forte; gli uomini combatterono per pochi minuti, corpo a corpo nel buio e nelle fumose
gallerie e non ebbero scampo.
Quando l’attacco cominciò, solo circa 750 soldati erano nel forte; la maggior parte degli altri erano in permesso o in permesso nei villaggi vicini.
Fu un disastro per i belgi, che non riuscirono ad abbozzare una risposta che fosse di una qualche efficacia; anche se la battaglia per il forte durerà fino a mezzogiorno, dopo 15 minuti (alle 5:40) i tedeschi avevano disattivato tutte le armi che minacciavano i canali e le strade che portavano a Maastricht e, perciò, il sergente Wenzel comunicò “obiettivo raggiunto: tutto in ordine!“.
fortificazioni-assaltateHitler, entusiasta per il successo ottenuto, con la croce di ferro, ha voluto premiare i 9 superstiti degli 80 uomini che hanno conquistato il forte e si fa fotografare con loro. Non succederà più.
Hitler-e-i-nove-para'
Nel frattempo, il rimanente gruppo di soldati del gruppo voluto da Koch sta maramaldeggiando nei paesi vicini, facendo molti prigionieri. Dei 750 soldati belgi arresi dopo poco, si conteranno 30 morti e 63 feriti ma il successo sul forte permetterà ai carri di avanzare verso i ponti sul Canale Alberto.

Galleria foto.

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