una vittoria facile facile

La Finlandia, nonostante tutti parlino d’aiuti materiali, è ancora disperatamente sola. Lo so, il mio lettore sa che questo l’ho scritto e riscritto, ma benchè sola, seguita ad offrire a tutti uno spettacolo mirabile, veramente stupefacente. Direi un conflitto che stupisce come un piccolo possa far fronte ad un grande con pochi mezzi, ma tanta atuzia e perizia. Una guerra che ha saputo infervorare gli animi di persone che poi sono partite come volontari combattenti contro i soprusi. Una cosa alquanto rara.
Quando i russi, ad esempio ritenevano di aver ottenuto, finalmente, il sospirato sfondamento della linea Mannerheim, si sono ritrovati ben presto di fronte ad un rinsaldamento inaspettato, rapido e abilissimo. Tanto abile, che i russi non hanno potuto annunciare nei loro comunicati la cattura di alcuna aliquota di truppe finlandesi, le quali avevano ripiegato su posizioni certamente stabilite in precedenza. I comunicati di questi giorni del 1940 parlano di attacchi oltre le zone di Koivisto, di Muolajarvi, di Taipale e dove hanno sfondato non si può proprio parlare di successi di rilievo, nè tantomeno duraturi.

Karelia_collageclick to enlarge

giornale-finnicoLa cosa di cui nessun comunicato sovietico fa menzione è  l’ammontare delle perdite materiali militari e umane.
Il generale Stern aveva promesso al Kremlino che per la data del 23 febbraio (appena trascorso), anniversario della fondazione dell’esercito rosso, egli avrebbe colto una vittoria decisiva contro la Finlandia, anche a costo — secondo un frase a lui attribuita — «di lanciare ponti di cadaveri sull’Istmo Careliano» e ciò deve essere stato, a Mosca, una grossa delusione. E non si può dire nemmeno che Mosca non lo abbia aiutato: il maresciallo Vorosciloff gli aveva concesso 420.000 uomini, 20.000 carri armati, 800 aeroplani e gli aveva messo a disposizione tutte le riserve militari e logistiche della circoscrizione di Leningrado. Questo, perchè era importante, solamente, sfondare per mostrare al mondo occidentale la Grande Potenza Russa.
E il giorno 17, sotto l’urto di quell’esercito formidabile, sospinto dal suo stesso peso, la linea Mannerheim in qualche punto ha ceduto. Vero. Successo parziale, ma direi, sproporzionato nello sforzo durato più settimane, costato migliaia di vite, migliaia di prigionieri e uno spreco di risorse che solo un grande può permettersi, un grande che spero valuti la proporzione tra i costi e gli effettivi guadagni.
Ad un certo punto credo anche che questo discorso decada; la vittoria diventa necessaria politicamente di fronte a se stessi, poi di fronte agli altri e per ottenerla non si badi più a nulla e tantomeno alla gente che combatte per te. E questo è terribile.
Ora la sorte di Vijpuri inesorabimente segnata: anzi, si può dire che la città è nella linea della battaglia. Si combatte fra le rovine dei suoi sobborghi e dentro le mura della stessa città. La disperata eroica difesa dinanzi a questo luogo non aveva altro scopo che permettere l’apprestamento a difesa della profonda fascia boscosa e delle alture che si estendono non molto lontano dalla città. Non è da escludere che la lotta possa prolungarsi nell’interno stesso dell’abitato se vi sarà ancora bisogno di guadagnare ancora più tempo.
Però sino ad ora, i successi russi ricordano la vittoria di Pirro.

Per la cronaca e per capire i pesi in gioco, i sovietici di questo mese hanno messo in campo quasi le 3 volte dell’esercito finlandese con una sproporzione di mezzi che i tecnici di Helsinki non sono ancora riusciti a calcolare. E, secondo gli inglesi, questa NON è una guerra di aggressione! E non se ne è discusso nemmeno più tardi a Norimberga.
E nemmeno poi a Yalta. Beh, allora hai ragione tu. Fuck you.

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