Churchill: un accordo segreto per Mussolini

Nei giorni confusi del settembre 1943, dopo al liberazione dal Gran Sasso, i giornali italiani ricevettero l’ordine di non pubblicare integralmente il testo stenografico del discorso di Churchill.
Pronunciato alla Camera dei Comuni il 22 settembre 1943, è la prova che già verso l’ultima decade di agosto erano state fissate a Lisbona le clausole della resa italiana, almeno le principali.
Fra di esse, una contemplava la consegna di Mussolini al nemico.
Credo che questo non abbia precedenti nella storia umana!

 

testo-mancante

 

 

Stampa1«La resa incondizionata comprende, naturalmente, ogni cosa.
Non era soltanto prevista in modo speciale la consegna, in un secondo tempo dei criminali di guerra, ma era stata stipulata una clausola speciale per la consegna del signor  Mussolini. Non è stato però possibile disporre per la sua consegna separata prima dell’armistizio e prima che avvenis­se il nostro grande sbarco poiché ciò avrebbe certamente rive­lato le intenzioni del Governo italiano al nemico, il quale si inframmetteva in ogni cosa e lo teneva perfettamente in suo potere.
La situazione dell’Italia era che, quantunque avesse avuto luogo una rivoluzione interna, essa era ancora alleata della Germania e proseguiva la causa comune insieme ad es­sa. Era una situazione molto difficile da mantenere giorno per giorno, con le pistole della “Gestapo” puntate alle nuche di “tanti colli”. Avevamo ogni motivo dì credere che Mussolini era tenu­to sotto forte guardia ed in luogo sicuro e certamente era molto nell’interesse del Governo Badoglio di avere la certezza che non fuggisse. Si afferma che lo stesso Mussolini avrebbe dichiarato di credere che sarebbe stato consegnato agli alleati. Questa certa­mente era l’intenzione e sarebbe stata realizzata se non fosse­ro intervenute circostanze sfortunatamente fuori del nostro controllo. Le misure prese dal Governo Badoglio erano accu­ratamente studiate ed erano le migliori che esso potesse adot­tare per trattenere Mussolini; però esso non aveva previsto una discesa di paracadutisti di sì vasta portata come quella che i Tedeschi effettuarono nel punto dove egli era confinato. Si noterà che essi gli avevano mandato alcune opere di Nietz­sche e qualche opuscolo per consolarlo ed alleviare il suo con­fino. Indubbiamente essi erano a perfetta conoscenza del luo­go ove egli si trovava e delle condizioni in cui era. E l’impresa fu caratterizzata da grande temerarietà e condotta in gran­di forze. Essa dimostra certamente che vi sono molte possibilità di questo genere nella guerra moderna. Non credo che vi sia stata negligenza o inosservanza dei patti da parte del Gover­no Badoglio, il quale aveva un’ultima carta da giocare.
I carabinieri di guardia avevano l’ordine di uccidere ­Mussolini qualora vi fosse un qualsiasi tentativo di liberar­lo, ma essi non fecero il loro dovere a causa delle preponderanti forze tedesche discese su di loro dall’aria, le quali li avrebbero ritenuti responsabili della salute e della incolumìtà del prigioniero.

E tanto basta!».

Churchill-speaks

Queste sono le parole trasmesse dalla ag. Reuter alle ore 19 del giorno 22 settembre 1943 e censurato.
Intanto, decisa la consegna del Duce agli inglesi e precisati i termini della medesima, era necessario creare lo scandalo attorno a Mussolini, coprirlo di ridicolo, infamarlo (fino a 25 gg prima era stato osannato…) in modo che il popolo già immemore avesse trovato la sua consegna al nemico come la consegna di un uomo ormai non solo politicamente, ma fisicamente e moralmente finito (strano: nessuno ha mai contemplato la possibilità che il Duce, messo dinanzi alla stretta finale, si potesse suicidare piuttosto che subire questa umiliazione..?).
Comunque, all’incanto furono inventate fantasie di ogni genere che, tuttavia, non mancavano di eccitare la curiosità e la soddisfazione della minutaglia umana. In quel momento sembrò che bisognasse uccidere Mussolini, prima col silenzio tombale poi col ridicolo.
Beh, questo almeno era il diktat di Badoglio. La cosa in qualche modo riuscì. Si attribuisce a quei grandi conoscitori del cuore umano che sono i gesuiti, la ben nota massima: «calunniate, calunniate: qualche cosa resterà!».
E non v’è dubbio, ancora oggi, che qualche cosa è restata.

 

Per i più curiosi: Audacter calumniare, semper aliquid haeret, «Calunnia senza timore: qualcosa rimane sempre attaccato», spesso riferita a Plutarco,  è stata invece scritta da Francis Bacon che scriveva in Latino. Il detto fu ripreso da molti autori successivi, inclusi Shopenhauer e Marx.

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