la notte prima della liberazione

Dal diario di un Carabiniere (che è voluto rimanere anonimo):

Erano le 19 del giorno 8 settembre quando giunse la notizia dell’armistizio; furono ascoltate tutte le trasmissioni radiofoniche. Da quel momento ci venne ordinato di rafforzare subito la guardia; fu messa anche una sentinella davanti alla porta della camera di Mussolini. L’ispettore che aveva la direzione dei servizi appariva sempre più preoccupato, La nostra truppa aveva accolto la dichiarazione di armistizio senza alcun tipo di entusiasmo. Qualcuno aveve riferito da Roma sulla possibile fuga del Re, di Badoglio, sull’iniziato sfacelo di tutte le Forze Armate e dell’intera Nazione.
“Radio fante” funzionava sempre. Il giorno 10, alle 20, Mussolini scese nella sala e sentì radio Berlino e udì chiaramente questa notizia data da Algeri che diceva: «il Quartier generale alleato annuncia ufficialmente che fra le condizioni dell’armistizio è contemplata la consegna di Mussolini agli alleati». Tra noi si accese una discussione. Un maresciallo disse: «una notizia del genere è già stata data, ma poi Londra l’ha smentita…».
Mussolini era invece convinto che la notizia rispondesse a verità.
Era deciso ormai a non consegnarsi “vivo” agli inglesi e soprattutto agli americani. Si chiuse in camera. Il Comandante dei Carabinieri, che era stato prigioniero degli inglesi in Egitto e pareva che profondamente li odiasse, corse davanti alla sua porta e gli gridò: «un’ora prima che ciò accada sarete avvertiti e potrete fuggire: ve lo giuro sulla testta del mio unici figliolo!». Queste parole, pronunciate con accento sincero e accompagnate da lacrime, esprimevano il sentimento di noi tutti, ma chi garantiva che fattori dell’ultimo minuti non sarebbero intervenuti?
Tra noi, fra i guardiani, c’erano alcuni molto giovani che non avevano mai nascosto la loro simpatia per Mussolini, ma altri, che non conoscevamo affatto, avevano l’aspetto esterni da sicari.
Il giorno 11 settembre tutte le notizie che arrivavano da Roma indicavano che la confusione era al colmo, mentre procedeva l’occupazione tedesca in tutto il territorio. Possibile che nessuno avesse potuto fare nulla? Nella mattinata, i comandanti del distaccamento del Gran Sasso scesero all’Aquila, dove ebbero una lunga conferenza col locale Prefettoe non meno lunghe comunicazioni telefoniche col capo della Polizia, ancora al Viminale.
La sera. una strana atmosfera di incertezza regnava al Gran Sasso. Ormai era noto che il Governo, insieme col Re del quale si annunciava l’abdicazione, erano fuggiti. I capi che avevano la sorveglianza di Mussolini sembravano imbarazzati davanti all’obbligo di dare esecuzione ad un compito ingrato. Nella notte, verso le 2, Mussolini si alzò e scrisse una lettera al tenente, nella quale lo avvertiva che gli inglesi non lo avrebbero mai preso vivo. Il tenente Faiola, dopo aver portato via dalla stanza del Duce tuttociò che rimaneva di metallico e tagliente e i particolar modo le lame dei rasoi, gli ripetè: «fatto prigioniero a Tobruk, dove fui gravemente ferito, testimone della crudeltà britannica sugli italiani, io non consegnerò mai un italiano agli inglesi!». E tornò a piangere. Il resto della notte trascorse tranquillamente.
Mussolini capiva che il giorno dopo sarebbe stato decisivo per la sua sorte. La mattina del 12 un mio collega sardo entrò nella mia guardiola dicendomi di essere sicuro che qualcuno aveva consegnato una piccola pistola al Duce, ma mi pregò di non farne parola con nessuno.
Lib-design
Quel che segue è storia conosciuta descritta in “Liberazione di Mussolini” e  “Liberazione di Mussolini_speciale” ( in 3 parti) con le testimonianze del tenente tedesco Leo Krutoff, redatto poche ore dopo l’episodio del 12 settembre 1943.

 

la-Cicogna       partenza-per-Pratica-di-Mar       paracadutisti        Campo-Imperatore-1943

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One response to “la notte prima della liberazione

  • Gianni

    Mussolini fu liberato da un commando di paracadutisti tedeschi al cui comando non c’era il colonnello Otto Skorzeny, che poi si prese il merito dell’operazione.

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